Nel lontano 2009, l’Agenzia delle entrate ha notificato a Servizi Tecnici srl (una società che fornisce impianti per intercettazioni ambientali a procure e tribunali e che, di fatto, ha la Pubblica amministrazione come unico cliente) una cartella esattoriale da 113.349 euro, con sanzioni e interessi per il ritardato pagamento del primo e secondo acconto Ires. La Servizi Tecnici ha impugnato la cartella davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, sostenendo che il ritardo nei pagamenti era dovuto, a sua volta, ai continui ritardi della Pa nel saldare i debiti. La Commissione Tributaria ha accolto le difese della società e annullato la cartella. Tuttavia, le Entrate hanno portato il caso in Cassazione, affermando che la società non aveva dimostrato l’impossibilità di fronteggiare le difficoltà con altre misure, come richiedere un mutuo.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Entrate (ordinanza numero 12708, pubblicata a maggio 2024, condannando la Servizi Tecnici al pagamento di 4.000 euro di spese legali. Secondo la Corte, la clausola di “forza maggiore” deve essere un evento imprevedibile che rende impossibile per il soggetto controllare i propri comportamenti. In questo caso, i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, seppur gravi, non possono essere considerati imprevedibili, poiché noti e ricorrenti.

Secondo l’ordinanza, le imprese devono prepararsi per fronteggiare tali ritardi, adottando misure preventive come accantonamenti o mutui per poter adempiere ai propri obblighi fiscali, anche in presenza di significativi ritardi nei pagamenti da parte della Pa.