Le startup italiane hanno attirato nel 2025 1,7 miliardi di euro di investimenti, ma il passaggio da startup a scale-up resta un percorso tortuoso. Il problema non è la disponibilità di capitale, bensì la capacità di trasformarlo in modelli di business realmente scalabili.
“Non è una questione di talento o di idee: quelli in Italia non mancano. Ciò che spesso manca è strategia e metodo, per far sì che un’iniziativa imprenditoriale diventi un business a tutti gli effetti”, spiega Lorenzo D’Amelio, imprenditore con un’exit alle spalle e fondatore di aziende tra Italia e Regno Unito. Secondo D’Amelio, un capitale elevato può amplificare gli errori di un modello debole, mentre un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business è ciò che realmente permette di crescere in modo strutturato e sostenibile.
Le criticità delle startup italiane
Tra i principali ostacoli al salto di qualità delle startup italiane emergono cinque punti critici: molte imprese adottano un approccio product-first anziché market-first, sviluppando prodotti avanzati senza validare la domanda reale. La strategia di pricing è spesso basata su ipotesi, e non su dati concreti, limitando la fiducia degli investitori. Il go-to-market viene gestito in modo improvvisato, senza strategie chiare per l’acquisizione clienti, e la crescita iniziale si basa su network personali più che su funnel strutturati. Infine, la governance e le competenze manageriali dei team fondatori risultano spesso insufficienti per gestire l’execution e la complessità necessaria per scalare.
“In Italia c’è talento tecnico e capacità creativa. Quello che manca è un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business. Scalare significa rendere replicabile ciò che funziona. Se non è misurabile, non è scalabile”, sottolinea D’Amelio.
Tre strategie per trasformare capitale in crescita reale
Secondo D’Amelio, esistono tre leve decisive per far crescere una startup in maniera strutturata:
1. Costruire modelli di business robusti e validati
Non basta un prodotto brillante: serve un modello scalabile e sostenibile. Validare la domanda prima di investire nello sviluppo, definire revenue model chiari e monitorare margini e costi sono passaggi fondamentali. “Chi sa validare il mercato e costruire un modello replicabile ha già metà del successo in mano”, osserva D’Amelio.
2. Organizzare un go-to-market strategico e replicabile
Il prodotto da solo non vende. Serve testare messaggi e canali prima di scalare, creare funnel di acquisizione clienti ripetibili e coinvolgere early adopter. Metriche concrete permettono di trasformare un investimento in crescita reale, integrando metodo e execution.
3. Rafforzare governance, competenze e internazionalizzazione
Diventare scale-up significa avere un team con capacità manageriali, processi organizzativi solidi e una visione internazionale. Espandersi sui mercati esteri e integrare competenze esperte è cruciale. “Il capitale è l’ultima cosa che serve per crescere: prima serve un ecosistema interno pronto a pianificare, sperimentare e competere su scala globale”, aggiunge D’Amelio.
Startup italiane e formazione: webinar su AI e crescita
Il tema della scalabilità e dell’integrazione tra strategia, execution e tecnologia sarà al centro di un ciclo di webinar gratuiti organizzati da Merakyn, con il primo appuntamento dedicato ai modelli di crescita con AI e automation. In programma il 17 marzo 2026, il webinar si intitola “Business 10x: AI & Automation per far crescere la tua impresa” e vedrà la partecipazione di docenti e professionisti da realtà accademiche italiane ed europee come il Politecnico di Torino e Esade Business School.
















