start up fallimento

Le start-up sono le aziende con il più alto tasso di fallimento. Secondo diverse ricerche, la probabilità che il progetto vada in fumo nei primi anni è del 90%, con un’esposizione trasversale dei vari settori e mercati.

Del resto, l’espressione start-up indica un’azienda nelle sue fasi iniziali, ovvero quando si scontra con le sfide più dure del mercato: lancio del prodotto, studio del pubblico, posizionamento sul mercato. Tutto ciò dovendo fare affidamento, nella maggior parte dei casi, su una disponibilità finanziaria ridotta. Ed è proprio a questi elementi caratteristici di queste neo-imprese che si deve l’alto tasso di fallimento.

Ma entriamo nel dettaglio e vediamo quali sono i 3 motivi principali per cui le start-up tendono a fallire.

Poca preparazione da parte del team

Spesso le start-up sono guidate da persone con una scarsa conoscenza del settore a cui si rivolgono. Anche a causa delle limitate possibilità, è frequente osservare team di lavoro composti da poche persone, dove mancano figure con una seniority adeguata allo sviluppo dell’idea alla base del progetto.

La conseguenza inevitabile è che il piano di business e il prodotto che si intende lanciare presentano criticità notevoli. Ciò accade anche quando la start-up non può contare su un network di valore per la commercializzazione e la promozione di beni e servizi. L’organizzazione strategica delle risorse è fondamentale per il successo del progetto.

Difficoltà nel reperimento dei fondi

Un altro motivo per cui le start-up non riescono ad affermarsi nel mercato e vanno inesorabilmente verso il baratro è l’assenza di fondi sufficienti e l’incapacità di reperire nuove risorse. La difficoltà in questo caso è acuita dal fatto che gestire i flussi di cassa non è affatto banale, e spesso gli startupper tendono a sottostimare la complessità del ruolo di amministratore.

Quanto all’accesso a nuovi fondi, le start-up difficilmente ottengono finanziamenti da parte di banche e società finanziarie, che richiedono solide garanzie per la concessione di capitali anche relativamente bassi. La via più logica da percorrere è quella dei contributi pubblici, erogati grazie ad appositi bandi pubblicati da Regioni, Ministeri e altri enti.

A dispetto di quanto si potrebbe pensare, però, solo una ridottissima percentuale di start-up riesce ad ottenere contributi pubblici, nonostante la presenza di diverse misure che incentivano l’imprenditoria.

Come si spiega questa situazione? In un recente articolo sulle start-up Alessia Bernardi di Golden Group, spiega che molti imprenditori si candidano per misure regionali e nazionali con progetti non coerenti con il bando di riferimento. La conseguenza è che le istanze di accesso ai fondi pubblici spesso non sono neppure inoltrate. E in alcuni casi vengono rigettate perché la start-up che richiede i contributi non ha i requisiti previsti.

Difetti nel prodotto

Un’altra causa di fallimento delle start-up sono i difetti del prodotto o servizio sviluppato. Un fenomeno che si declina in molteplici scenari: dall’assenza di un mercato effettivo (perché il prodotto non risponde ad una reale esigenza del pubblico) al pricing troppo elevato.

Anche la presenza di concorrenti con i quali non è possibile competere determina il fallimento del progetto. Ciò può accadere sia quando un competitor forte è già presente sul mercato, sia quando si inserisce nel mercato prima che la start-up si sia adeguatamente affermata.

È da considerare un difetto del prodotto/servizio anche un’iniziativa di lancio errata. In particolare a fare la differenza sono le tempistiche: presentarsi sul mercato al momento giusto vuol dire decidere il destino del prodotto e delle relative iniziative di marketing. Meglio iniziare con una versione beta che lanciare il prodotto definitivo nel momento sbagliato.