di James Hansen per Mercoledì di Rochester

L’ufficio è probabilmente quel ambiente di lavoro dove, oggi, uomini e donne si mescolano con maggiore naturalezza. Altre situazioni mantengono ancora molte delle distinzioni storiche: la fabbrica resta tendenzialmente ‘maschile’, mentre l’insegnamento scolastico è ancora prettamente ‘femminile’. Ciò anche se la società è più che mai in evoluzione per quanto riguarda i ruoli ‘caratteristici’ dei due sessi.

Le ricerche sulle differenze di genere sono ideologicamente pericolose di questi tempi, specialmente nei paesi anglosassoni, dove furoreggia con particolare intensità il grande dibattito sul gender e ogni novità che emerge getta più benzina sul fuoco. Storicamente, la distinzione tra i diversi ruoli sembra essersi basata essenzialmente sulla muscolatura. Così, tuttora, nei supermercati i magazzinieri sono uomini e le cassiere donne.

I muscoli però ormai non contano più di tanto: abbiamo macchinari per fare i lavori pesanti. Quand’è così, la differenza nelle prestazioni tra i due sessi – ammesso che ce ne sia una – deve basarsi sui processi mentali, almeno sul lavoro. Che ci siano differenze di funzionamento intellettivo tra le parti è noto già da molto tempo. Le donne, per esempio, tendono mediamente a essere superiori per quanto riguarda la lettura e la scrittura, nonché per la memoria a lungo termine. D’altro canto, gli uomini – sempre mediamente – parrebbero essere maggiormente predisposti rispetto alla percezione visiva e degli spazi circondanti, e di possedere inoltre una più efficace working memory – memoria a breve termine – che li assiste nella gestione flessibile dei dati ‘fugaci’, di passaggio.

Dato che la struttura di base dei cervelli maschili e femminili è fisicamente la stessa, il perché di tutto questo è un mistero scientifico. Ora però una nuova e importante ricerca condotta alla Stanford University in California sembrerebbe illuminare la controversia. Molto sinteticamente – una brutale semplificazione – gli scienziati hanno studiato non la struttura cerebrale, ma piuttosto il suo funzionamento. L’hanno fatto analizzando circa 1.500 scansioni di cervelli in attività, creando da questi un modello computerizzato in grado poi di identificare con una precisione superiore al 90% il ‘genere’ dei singoli cervelli analizzati.

Tutto questo non risolve la questione né del perché delle differenze né dell’impatto che queste possono avere. Dimostra però – ‘scientificamente’ – una cosa che tutti sospettavamo da tempo: è perfettamente vero che gli uomini e le donne pensano in maniera diversa…