Stalker arrestato e liberato uccideE i magistrati che hanno sbagliato?

Arrestato il 5 settembre per una denuncia di stalking sporta dalla sua ex, rilasciato il 6 con un divieto di avvicinamento (cioè con niente) infatti immediatamente violato; riarrestato il 10 settembre, appunto perché violava il divieto, messo due settimane dopo ai domiciliari, il 4 novembre condannato a due anni ma con sospensione condizionale della pena (in questo caso non automatica ma facoltativa, ovvero decisa liberamente dai giudici). Il 20 novembre ha ucciso a coltellate la sua ex.

E’ la storia di Mirko Genco, compagno per qualche mese e omicida di Juana Cecilia Hazana Loayza, peruviana residente a Reggio Emilia.

Sarebbe interessante e educativo che il fronte politico, per carità sacrosanto, che ha così maldestramente gestito il ddl Zan in Parlamento, si svegliasse dal suo letto di rose e prendesse atto di cos’è la realtà della violenza privata in genere e di quella a sfondo sessuale e famigliare in particolare nel nostro Paese. E’ una sterminata terra di nessuno. Che la magistratura presidia poco e niente, bilanciata talvolta come in questo caso solo dall’attivismo di alcuni (non tutti) presidi delle forze dell’ordine.

In questa storia ci sono almeno due clamorosi errori di valutazione della magistratura, che sono costati la vita a una persona. E chi li ha commessi non pagherà: né in termini economici, e se ne potrebbe discutere visto che i medici ormai si pagano tutti polizze professionali che li proteggano dal rischio di dover risarcire danni; né in termini professionali. E questo è innammissibile.

La valutazione discrezionale che questo signore psicotico meritasse dapprima i domiciliari – dai quali, ma forse i giudici non lo sanno, evadere per due ore è facilissimo, anzi quotidiano – e poi addirittura la condizionale, che ai fini sociali è come essere liberi, è stato un colossale abbaglio.

La caratteristica della rapidità d’azione, miracolosa e rarissima ma in questo caso innegabile, della magistratura, aveva dunque lo stigma dell’erroneità più grossolana.

Chi ha fatto quest’errore clamoroso deve pentirsene. Nessuna radiazione, nessuna pubblica umiliazione: non è pensabile. Ma in termini di carriera, deve rimetterci. Capita in tutte le altre carriere professionali importanti: non sempre, però capita. Ai magistrati, mai. Eppure la responsabilità civile dei giudici – più responsabilità di così – era stata votata a stragrande maggioranza da un referendum nazionale. Un voto umiliato, una Costituzione beffata.