Il nodo della discordia in questi giorni è quello delle concessioni degli stabilimenti balneari. Mario Draghi nel consiglio dei ministri convocato d’urgenza giovedì è stato chiaro e ha detto che è pronto a mettere la fiducia. Non è solo una questione che riguarda un settore. Il presidente del consiglio ha espressamente spiegato che se non passa il decreto concorrenza, così com’è, c’è il rischio che la normativa europea Bolkestein blocchi i fondi del Pnrr. Così ieri è toccato agli esponenti di quattro dei partiti della maggioranza ( i Cinquestelle da quell’orecchio non ci sentono) riunirsi con i rappresentanti di categoria dei gestori degli stabilimenti balneari e cercare di trovare una quadra per convincerli della bontà di un provvedimento che loro vorrebbero discutere. Perché dopo i passaggi in cinque commissioni e gli scambi con quattro ministeri una punto comune non si è trovato. E anche il dialogo tra parlamentari e ministri è sempre più difficile. L’ultima possibilità potrebbe essere lo stralcio dell’emendamento martedì dal decreto concorrenze e la sua ridiscussione. Sennò si  voterà così com’è.

LEGGI ANCHE: Ddl Concorrenza: Draghi vuole la fiducia per sbloccare il Pnrr

Ecco cosa prevede l’emendamento al decreto Concorrenza

Gli stabilimenti balneari italiani sono in regime di proroga da 12 anni. Ogni due anni gli stessi gestori affidatari si vedono prorogare la concessione «Con una prassi – spiega Marco Maurelli- che non piace nemmeno a noi. Che siamo i primi a non volere più proroghe.  Questa situazione di incertezza ci ha danneggiato». Ma a far paura è la road map per le assegnazioni che ha fissato nell’emendamento il governo Draghi. Le nuove assegnazioni devono essere fatte entro il 1 gennaio 2024. «Stiamo parlando – continua – di 10mila bandi di gara circa. Che dovranno essere gestiti dai comuni, che ogni anno ne fanno circa mille. Dal nostro punto di vista è impossibile». L’altra richiesta che portano avanti i gestori è  quella di poter investire sugli stabilimenti per migliorarli, perché il rischio è che se alla fine del periodo di affidamento non si è fatto nulla lo stabilimento potrebbe rovinarsi. Insomma chiedono di poter migliorare la proprietà statale. Cosa che in passato molti hanno fatto e ora, nel decreto si tenta di disciplinare anche quanto dovranno versare i nuovi gestori a quelli uscenti. L’altra richiesta  è quella di avere concessioni di più ampia durata. Temi che già potrebbero rientrare nella discussione di martedì, che potrebbe modificare un punto del Ddl, che ha già avuto una gestazione lunga nel suo percorso legislativo e nelle commissioni. «Chiediamo – chiarisce Murelli – un tavolo di concertazione perché questa norma andava scritta con accortezza diverse e con un ascolto più mirato alle nostre esigenze. Ad oggi non sappiamo ancora quale sia lo scopo. E ci chiediamo perché bisogna fare tutto in fretta, quando ci sono paesi europei che applicano le proroghe».