Pensioni, sanità, istruzione, infrastrutture e servizi pubblici: che fine fanno i soldi raccolti dai governi attraverso le tasse? In Europa la voce dominante è il welfare, ma la distribuzione delle risorse cambia sensibilmente da un Paese all’altro. E nel confronto emergono anche alcune particolarità dell’Italia e della Svizzera.
Nel 2024 le entrate fiscali nell’Unione europea hanno rappresentato il 40,3% del Pil, mentre la spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche è salita al 49,6% del Pil. Una parte consistente delle risorse viene quindi destinata a sostenere prestazioni e servizi rivolti direttamente ai cittadini. Ma le priorità non sono identiche in tutti gli Stati. I dati Eurostat pubblicati su Euronews mostrano differenze importanti nella composizione dei bilanci pubblici, legate ai diversi sistemi previdenziali, sanitari ed economici adottati dai singoli Paesi.
Spesa pubblica, il welfare domina in Europa
La protezione sociale è la principale destinazione delle risorse pubbliche in tutti i 31 Paesi considerati nell’analisi, che comprende gli Stati dell’Ue insieme a Regno Unito, Norvegia, Svizzera e Islanda.
Nell’Unione europea questa voce vale il 19,6% del Pil e rappresenta circa il 40% dell’intera spesa pubblica. In altre parole, circa quattro euro su dieci dei bilanci pubblici europei vengono destinati a pensioni, sostegni e altre forme di protezione sociale.
All’interno di questa categoria, la componente più rilevante è quella previdenziale. Le pensioni rappresentano infatti quasi la metà delle prestazioni di protezione sociale. Il welfare comprende inoltre interventi legati a malattia, disabilità, disoccupazione, maternità e genitorialità, vecchiaia, abitazione ed esclusione sociale. La quota destinata alla protezione sociale presenta però differenze molto ampie. Si passa dal 26% dell’Ungheria al 45,9% della Finlandia sul totale della spesa pubblica.
Italia, quanto pesa la protezione sociale
L’Italia si colloca tra i Paesi europei nei quali il welfare assorbe una quota particolarmente elevata del bilancio pubblico. La protezione sociale rappresenta il 42,2% della spesa pubblica italiana, contro una media Ue del 40%. Una percentuale superiore alla media europea si registra anche in Lussemburgo, Danimarca, Francia, Austria, Germania, Spagna e Portogallo.
Il confronto, tuttavia, deve essere interpretato con cautela. Una percentuale più elevata non significa necessariamente una maggiore spesa in termini assoluti: il livello complessivo del Pil e la dimensione della spesa pubblica differiscono infatti considerevolmente tra i vari Paesi. Per questo, oltre alla quota sul bilancio, può essere utile osservare anche quanto viene effettivamente destinato alla protezione sociale per abitante e tenere conto del diverso potere d’acquisto.
Sanità, la seconda grande voce di spesa
Dopo la protezione sociale, nell’Ue è generalmente la sanità a raccogliere la quota più consistente delle risorse pubbliche. In media rappresenta il 15% della spesa pubblica europea. Non è però così in tutti gli Stati. In nove Paesi — tra cui Italia e Svizzera — la sanità non occupa il secondo posto nella graduatoria delle principali destinazioni della spesa pubblica.
Anche in questo caso le differenze sono significative: la quota va dal 6,7% della Svizzera al 24,3% dell’Irlanda. Nel Regno Unito arriva invece al 19%, una percentuale superiore a quella registrata da Francia e Germania, rispettivamente al 15,6% e al 15,4%. Le differenze dipendono anche dal modo in cui ciascun sistema sanitario viene finanziato e dalla quota di costi che rimane a carico direttamente delle famiglie.
Welfare e sanità, oltre metà delle uscite
Se protezione sociale e sanità vengono considerate insieme, il loro peso diventa ancora più evidente. Nell’Unione europea le due voci assorbono complessivamente circa il 55% della spesa pubblica.
La soglia del 50% viene superata in circa due terzi dei Paesi analizzati. Tra questi figurano anche le quattro maggiori economie dell’Ue e tutti i cinque Paesi nordici. Il dato è invece decisamente più contenuto in Ungheria, dove le due categorie rappresentano complessivamente il 36%, e a Malta, con il 39,5%. All’estremo opposto si trovano Irlanda e Finlandia, entrambe oltre il 59%.
Italia, servizi pubblici generali al secondo posto
La composizione della spesa italiana – si legge su Euronews – presenta una peculiarità rispetto alla media europea. Nel nostro Paese la seconda voce più importante è rappresentata dai servizi pubblici generali, che incidono per il 15,4% della spesa complessiva.
Questa categoria comprende i costi legati al funzionamento delle istituzioni e della pubblica amministrazione, oltre a finanze pubbliche, relazioni internazionali, debito pubblico e trasferimenti tra diversi livelli di governo. Nell’Ue questa voce vale mediamente il 12,4%, ma anche in questo caso la distanza tra i Paesi è ampia. Si passa dal 7,5% della Bulgaria al 21,2% dell’Ungheria.
Economia e istruzione, circa il 10% ciascuna
Un’altra parte rilevante dei bilanci pubblici europei riguarda gli affari economici, che rappresentano mediamente il 10,8% della spesa pubblica nell’Ue.
In questa categoria rientrano gli interventi destinati a sostenere economia e imprese, occupazione, agricoltura, energia, industria, trasporti, comunicazioni e ricerca. Segue l’istruzione, con una quota media del 9,7%. Anche in questo caso il confronto tra Stati restituisce risultati molto diversi.
La Svizzera si distingue con una quota del 16,3% della spesa pubblica destinata all’istruzione, la seconda percentuale più elevata tra i Paesi analizzati. L’Italia si trova invece all’estremo opposto tra le principali economie europee, con l’istruzione che rappresenta appena l’8% della spesa pubblica.
Difesa, cultura e ambiente: quanto resta
La difesa occupa mediamente il sesto posto nella distribuzione della spesa pubblica dell’Ue, con una quota del 3,5%. Il peso è maggiore nel Regno Unito, dove arriva al 4,9%, mentre tra le principali economie dell’Unione si attesta al 3,2% in Francia e al 2,7% in Germania.
Molto più contenuta è invece la quota destinata complessivamente a attività culturali, ricreative e religiose, tutela dell’ambiente, abitazioni e servizi alla comunità. Considerate insieme, queste categorie rappresentano appena il 5,6% della spesa pubblica complessiva dell’Ue.
I dati mostrano quindi come una parte molto consistente delle risorse pubbliche europee sia concentrata su poche grandi aree: soprattutto protezione sociale e sanità, mentre il peso di istruzione, economia, difesa e altri servizi varia sensibilmente in base alle priorità dei singoli Paesi.
















