L’economia dello spazio non è più soltanto una frontiera tecnologica: è diventata un comparto industriale con un peso crescente anche per l’Italia. Nel 2021 l’industria italiana dello spazio ha generato 8 miliardi di euro di produzione e dato lavoro a circa 23mila persone, con un valore aggiunto di 2 miliardi, pari allo 0,14% del Pil. Numeri che collocano l’Italia tra i Paesi più rilevanti a livello globale e che confermano la dimensione strategica del settore destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nell’economia.
È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Ocse sull’economia spaziale, che analizza l’evoluzione del settore nei Paesi dell’organizzazione e il contributo crescente delle attività legate allo spazio alla ricerca, all’industria e all’innovazione.
Spazio, oltre 350 aziende in Italia
Dietro i numeri c’è una filiera industriale ampia e articolata. L’ecosistema spaziale italiano comprende oltre 350 aziende, che vanno dai grandi integratori di sistemi alle società di medie dimensioni, fino alle piccole e medie imprese e a una comunità di startup in rapida crescita.
Il rapporto descrive un comparto caratterizzato da competenze che attraversano diversi settori ad alta tecnologia: dall’aerospazio all’elettronica, dalle telecomunicazioni al software, fino all’ingegneria avanzata. Una concentrazione di know-how che rende l’industria spaziale un asset strategico per la competitività tecnologica del Paese.
La struttura della filiera mostra però anche un’elevata concentrazione. Le attività a monte, cioè quelle legate principalmente alla produzione di beni e servizi destinati alle attività spaziali, rappresentano il 67,3% del valore aggiunto del settore. Il manifatturiero pesa per il 50,9%, mentre le grandi imprese generano il 78,2% del valore aggiunto e le multinazionali arrivano al 90,4%. Numeri che evidenziano quanto il settore italiano sia integrato nelle catene industriali internazionali e quanto il suo sviluppo sia legato alla presenza di grandi operatori.
Il bel Paese investe nella ricerca spaziale
Il peso dell’Italia emerge anche sul fronte della ricerca. Nel 2024 il settore spaziale civile ha assorbito il 6,3% degli stanziamenti pubblici destinati alla ricerca e sviluppo civile nell’area Ocse.
Tra i Paesi dell’organizzazione, Francia e Italia hanno registrato le quote più elevate, entrambe al 14,1%, seguite dall’Ungheria con il 12% e dagli Stati Uniti con l’11%.
La posizione italiana è quindi particolarmente significativa non soltanto per la dimensione industriale raggiunta, ma anche per la quota di risorse pubbliche indirizzata alla ricerca spaziale. Un elemento che diventa ancora più rilevante in una fase in cui le tecnologie satellitari e le infrastrutture spaziali assumono un peso crescente per telecomunicazioni, osservazione della Terra, sicurezza e difesa.
Dalla ricerca ai lanciatori: i punti di forza italiani
Il rapporto Ocse ricorda inoltre il ruolo storico dell’Italia nello sviluppo delle attività spaziali. Con il San Marco 1, lanciato nel 1964, il Paese è diventato il quinto al mondo a mettere in orbita un satellite.
Da allora il settore si è sviluppato fino a costruire una presenza significativa in diversi segmenti della filiera. L’Italia è oggi uno dei tre principali contributori dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e dispone di competenze che spaziano dal trasporto spaziale all’osservazione della Terra, dalle telecomunicazioni alle infrastrutture per l’esplorazione fino ai servizi downstream, cioè quelli che utilizzano sulla Terra dati e tecnologie prodotti dalle attività spaziali.
Tra gli asset industriali del Paese c’è anche la famiglia di lanciatori Vega e Vega-C, mentre le capacità di osservazione della Terra possono essere utilizzate sia per applicazioni civili sia per finalità di sicurezza.
Frascati e l’osservazione della Terra
Un altro tassello della presenza italiana nello spazio è rappresentato da Esrin, il centro dell’Esa dedicato all’osservazione della Terra, che ha sede a Frascati.
Il centro fornisce supporto alle operazioni delle missioni di osservazione terrestre e allo sfruttamento dei relativi dati. Le sue attività comprendono inoltre ambiti collegati ai programmi Vega e alla difesa planetaria. La combinazione tra industria, ricerca, infrastrutture e competenze tecnologiche consente quindi all’Italia di occupare una posizione di rilievo nell’economia spaziale europea.
Un settore strategico per la competitività
La fotografia dell’Ocse arriva in un momento in cui lo spazio sta assumendo un’importanza crescente nelle strategie industriali dei governi. Satelliti, sistemi di comunicazione, osservazione della Terra e infrastrutture spaziali sono sempre più collegati a settori che vanno dall’energia ai trasporti, dall’agricoltura alla gestione delle emergenze, fino alla sicurezza nazionale.
Per l’Italia, gli 8 miliardi di euro di produzione e i 23mila occupati fotografati dal rapporto rappresentano quindi non soltanto il peso attuale della filiera, ma anche una base industriale su cui costruire nuove opportunità di crescita. La sfida sarà trasformare il patrimonio di competenze e investimenti accumulato negli ultimi decenni in ulteriore sviluppo industriale, mantenendo il Paese tra i protagonisti della nuova economia dello spazio.
















