
Nel cuore del dibattito europeo sulla casa e sulla transizione energetica, il confronto tra Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, e Massimiliano Salini, eurodeputato della Commissione Industria ed Energia del Parlamento europeo, si è trasformato in una lettura a due voci delle tensioni che attraversano il settore immobiliare tra Bruxelles e Italia. L’occasione è stata la settima edizione dell’Hub Edilizia, Costruzione e Real Estate “Il nuovo ciclo immobiliare”, che si è svolto il 24 giugno a Milano presso Sync a Piazza del Duomo.
Fiscalità immobiliare e ritorno del tema patrimoniale
Al centro del dibattito, il confronto sulla fiscalità e sull’ipotesi, più volte evocata nel confronto pubblico europeo e internazionale, di nuovi interventi di tipo patrimoniale. Un tema che Spaziani Testa ha affrontato con toni critici, contestando quella che considera una lettura distorta delle indicazioni che arrivano dalle istituzioni sovranazionali. “La fiscalità immobiliare in Italia è già oggi una componente fortemente patrimoniale”, ha ricordato, richiamando l’evoluzione dell’imposizione locale dagli anni dell’ICI fino all’attuale struttura, che grava in modo stabile sugli immobili indipendentemente dal loro utilizzo.
Nel suo intervento, il presidente di Confedilizia ha insistito su un punto centrale: il rischio di una narrazione che, a suo giudizio, tende a sovrapporre esigenze di riequilibrio fiscale e nuove forme di tassazione sugli immobili, alimentando una ciclica discussione sulla patrimoniale che torna con forza nei momenti di tensione politica. Una dinamica che, ha osservato, finisce per generare incertezza tra proprietari e operatori, senza produrre un reale miglioramento del sistema.
Il nodo europeo tra riequilibrio fiscale e interpretazioni politiche
A questo si è intrecciato il tema delle raccomandazioni europee, che secondo Spaziani Testa insistono sulla necessità di “spostare” il carico fiscale, spesso interpretato come un riequilibrio tra lavoro, impresa e patrimoni. Un’impostazione che il presidente di Confedilizia ha contestato, sottolineando come il rischio sia quello di leggere in chiave semplificata fenomeni complessi, fino ad arrivare – a suo avviso – a suggestioni non supportate da dati solidi, come quelle legate al mercato degli affitti brevi e alla disponibilità abitativa.
La direttiva Casa Green tra ambizione europea e flessibilità nazionale
Sul versante europeo, Massimiliano Salini ha offerto una lettura più istituzionale del percorso normativo legato alla cosiddetta direttiva “Casa Green”, inserita nel più ampio quadro della decarbonizzazione e della trasformazione del patrimonio edilizio. L’eurodeputato ha ricordato come il dibattito in sede europea sia stato intenso e spesso polarizzato, ma abbia prodotto un testo finale più equilibrato rispetto alle versioni iniziali, proprio grazie al confronto tra Stati membri, Parlamento e Commissione.
Salini ha sottolineato come la direttiva non imponga obblighi rigidi ai singoli proprietari, ma fissi obiettivi di riduzione del consumo energetico che gli Stati dovranno declinare nei rispettivi ordinamenti. Un passaggio che, nella sua interpretazione, lascia ampi margini di flessibilità nazionale, soprattutto in Paesi come l’Italia, caratterizzati da un’elevata quota di piccoli proprietari e da un patrimonio abitativo diffuso nei centri storici.
Transizione energetica e mercato: il punto di equilibrio
Il nodo, ha osservato, non è soltanto normativo ma culturale e industriale: la transizione energetica del settore edilizio si inserisce in una più ampia sfida di decarbonizzazione, che riguarda anche l’automotive e altri comparti produttivi. In questa prospettiva, l’obiettivo non può essere ridotto a una contrapposizione tra imposizione regolatoria e libertà di mercato, ma va letto come ricerca di equilibrio tra innovazione tecnologica, sostenibilità e capacità di investimento delle famiglie.














