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Col consorzio la circolarità fila liscia come l’olio

Con 171mila tonnellate di olio minerale usato raccolte nel 2020, il Conou ha raggiunto il traguardo del massimo raccoglibile nel sistema: un’eccellenza che ci distingue nel mondo

23 Novembre 2021

Marina Marinetti
Col consorzio la circolarità fila liscia come l’olio

Bastano 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, per inquinare una superficie grande come un campo da calcio. In compenso, differenziare la raccolta preserva ambiente, salute... e cassa. E il vantaggio è misurabile. Chiedetelo a Deloitte Italia, che ha supportato il Conou, il Consorzio Nazionale degli Oli Usati, a redigere il suo Rapporto di Sostenibilità 2020. O a Ernst&Young, che l’ha revisionato. I numeri, innanzitutto: con 171mila tonnellate di olio minerale usato raccolte nel 2020 (oltre il 46% dell’olio lubrificante immesso al consumo), il Conou ha raggiunto il traguardo del massimo raccoglibile nel sistema. Dell’olio raccolto, il 98% è stato avviato a rigenerazione producendo 109 mila tonnellate di nuove basi lubrificanti e 33 mila tonnellate di gasolio e bitume e generando un significativo risparmio sulla bilancia energetica del Paese, permettendo una riduzione di circa 46,7 milioni di euro sulle importazioni di greggio in Italia. E in tutto, nei suoi 37 anni di attività il Conou, grazie ai 6,1 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato raccolti, non solo ha contribuito in maniera determinante a salvaguardare l’ambiente e la nostra salute, ma ha trasformato un rifiuto in una risorsa economica, facendo risparmiare al Paese, con i prodotti ottenuti dalla rigenerazione, circa 3 miliardi di euro sulle importazioni di petrolio.

Operativo dal 1984, il Conou è un soggetto senza fini di lucro e coordina l’attività di 63 aziende di raccolta e due imprese con tre impianti di rigenerazione distribuiti sul territorio nazionale. Ha anche il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della corretta gestione degli oli usati, che sono appunto classificati fra i rifiuti pericolosi. Sulla base delprincipio Epr (Extended Producer Responsibility) ossia “chi inquina paga”, i costi sostenuti dal Consorzio per svolgere la propria attività sono annualmente ripartiti (al netto dei ricavi della vendita dell’olio usato) tra le imprese consorziate che immettono al consumo lubrificanti, in modo proporzionale ai loro volumi.

Ma i numeri che contano non sono solo quelli legati all’economia. Il Rapporto di Sostenibilità 2020 del Conou evidenzia anche un importante impatto sulla salute dell’uomo e sulla qualità dell’ecosistema: il sistema Conou ha consentito un risparmio di 3.441 anni di vita “sana”.  Non solo: «Siamo orgogliosi di poter mostrare la nostra best practice, in linea con le esigenze dei parametri da rispettare per l’Agenda 2030», sottolinea Riccardo Piunti, Presidente del Conou. «Infatti la nostra attività di gestione e avvio a riciclo dell’olio lubrificante usato, che per la sua pericolosità non può essere disperso nell’ambiente, nel 2020 ha contribuito a salvare 3,2 specie viventi e a evitare l’emissione di 78,4 mila tonnellate di CO2 equivalenti”.

Il Conou è operativo dal 1984 e coordina l’attività di 63 aziende di raccolta e due impresa e con tre impianti di rigenerazione


L’anno del Covid

È stato un anno singolare, il 2020, in cui l’uso degli oli lubrificanti nel mercato italiano ha registrato una prevalenza dell’industria rispetto all’autotrazione, con la prima che ha assorbito il 55% dell’immesso al consumo e la seconda il restante 45%. Quanto ai volumi, nel 2019 il consumo nazionale di oli lubrificanti era passato dalle quasi 400mila tonnellate di immesso al consumo del 2018 a circa 411mila tonnellate, mentre nel 2020 invece è sceso a quasi 369mila tonnellate, in linea con il trend nazionale che ha visto una progressiva riduzione del consumo di oli lubrificanti (-43% dal 2000 al 2020), principalmente dovuto all’evoluzione tecnologica e, per il comparto industriale, anche a un rallentamento della produzione negli anni della crisi economica e da ultimo della crisi sanitaria.

La sfida della qualità

Circolarità completa, salvaguardia ambientale, lotta ai cambiamenti climatici, difesa delle specie animali e innovazione tecnologica. Sono questi gli asset strategici su cui poggia l’attività del Consorzio che, continua a essere riconosciuto come un’eccellenza a livello europeo, dove mediamente si recupera solo il 40% dell’olio immesso al consumo e se ne rigenera solo il 60%. Rispetto al sistema produttivo alternativo, ogni anno, grazie al sistema Conou,  vengono risparmiati 34 milioni metri cubi di acqua (-76%),  evitata l’immissione nell’ecosistema di 779 tonnellate di anidride solforosa generatrice di piogge acide (-80), di 220 tonnellate di ioni fosfato (-92%), di 124.900 tonnellate di diclorobenzene (-97%), di 74 chilogrammi di clorofluorocarburi (-91%). E scongiurato l’impoverimento di carbonio nel suolo per circa 1 milione di tonnellate (-96%). «Il Rapporto di Sostenibilità del Conou, continua il presidente Piunti, «in tempi in cui tanto si parla del fenomeno deteriore del “greenwashing”, si distingue grazie ad alcuni parametri come la trasparenza, raccontando tutto della filiera, dai successi alle difficoltà e alle sfide; la compliance e gli standard internazionali Gri; la correttezza dei numeri, la condivisione e la partecipazione di tutte le aziende della filiera, a cui chiediamo non solo dati, ma anche idee, prospettive e strategie. Infine il nostro Rapporto si distingue per l’evidenza dei grandi benefici ambientali che la nostra circolarità genera. Ogni anno ci proponiamo, con successo, di migliorarlo in ognuno di questi aspetti».

Se oggi l’Italia è al primo posto in Europa nella gestione circolare degli oli minerali usati, il merito è proprio da ricondurre al lavoro del Cono. Eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale e campione di economia circolare, il Conou oggi è focalizzato verso l’obiettivo di migliorare la qualità dell’olio usato raccolto, premessa decisiva per ottimizzare i complessi processi industriali di rigenerazione e per l’ottenimento di basi lubrificanti rigenerate di più alto valore. «Oltre a quella della qualità – chiosa il Presidente Piunti - il Consorzio affronta le sfide dell’innovazione, intesa in senso tecnologico e digitale, e della comunicazione ambientale. Il primo profilo vede il Conou impegnato nel sostegno attento alle realtà della sua filiera, chiamata a ottimizzare le proprie performance attraverso l’aggiornamento e l’evoluzione industriale, gestionale e di processo. Allo stesso modo sarà fondamentale nel prossimo futuro, mantenere e rafforzare il dialogo con il pubblico e tutti gli stakeholder del Consorzio allo scopo di veicolare il messaggio di sensibilizzazione ambientale di cui è portavoce, ricorrendo a tutti gli strumenti più attuali e innovativi a disposizione. A partire dai canali social che rappresentano oggi uno dei principali veicoli per il confronto con le nuove generazioni».

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