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Il miracolo dei Regi Lagni dopo secoli di incuria

Il Gruppo Suez è riuscito a risanare la rete di rogge e sversatoi che accomuna Napoli, Avellino e Benevento. E ora punta a migliorare anche la qualità dell’aria...

17 Novembre 2021

Sergio Luciano
Il miracolo dei Regi Lagni dopo secoli di incuria

«Ho avuto la fortuna di visitare Capodimonte e sono stata ammirata di quel che è stato fatto lì. Un bell’esempio di gioiello del Sud Italia e della storia di Napoli, che è stata tanto importante nella storia dell’Italia», dice sorridendo Aurelia Carrere, amministratore delegato del Gruppo Suez in Italia, ed è un omaggio gentile che vuol rendere a una città difficile. Perché se a Capodimonte, miracolosamente, le istituzioni campane hanno fatto un buon lavoro, quel che ha fatto il Gruppo Suez nei Regi Lagni, a venti chilometri dalla Reggia borbonica, rasenta il miracolo. 

Ha praticamente realizzato la più grande opera di risanamento idrico mai tentata in Europa negli ultimi 20 anni. Ha intercettato e depurato l’acqua reflua di un’area di canali artificiali (appunto i Regi Lagni, dal nome del fiume Clanio) che si estende per 56 chilometri, su un’area di 1100 che va  da Castel Volturno giù fino ai confini di Benevento, un’opera realizzata dall’architetto Domenico Fontana tra il 1610 e il 1616 sotto la dominazione spagnola. E da allora non solo è rimasta uguale a se stessa ma, se possibile, molto peggiorata per gli interventi sbagliati subiti nei secoli. 

La rete dei regi lagni è stata realizzata tra il 1610 e il 1616 dall’architetto Domenico Fontana sotto la dominazione spagnola

Chiaro, adesso? Dopo quattrocento anni, una rete maleodorante di rogge e sversatoi – da quarant’anni sotto i riflettori della cronaca, bianca e spesso nera - è stata ricondotta alla sua funzione naturale, incanalare l’acqua e accompagnarla verso il mare senza riversarvi sostanze inquinanti e liquami. Le stazioni di depurazione di Cuma e Napoli Nord (due delle cinque: mancano Marcianise, Acera e Foce) sono state ristrutturate per garantire il trattamento delle acque reflue a 2 milioni di abitanti. «Sì, è stata un’opera molto bella. Siamo stati scelti dalla Regione Campania per questo grande lavoro e abbiamo mobilitato un team d’eccellenza, eccezionale ed entusiasta – ammette, ma quasi schermendosi, Carrere – Per questo sono ottimista nell’insieme sulle possibilità di Napoli e del Sud. Sì, c’è ancora un problema di inerzia in alcuni snodi della pubblica amministrazione, ma da quando sono arrivata in Italia ho visto un importante miglioramento, forse anche grazie al Covid: l’accelerazione delle gare d’appalto, il che aiuta molto, soprattutto i piccoli comuni».

Ok, ma adesso non sia troppo cortese: ci racconti come ha fatto Suez a superare quattro secoli di degrado.

è stato un progetto molto complesso, al quale abbiamo iniziato a lavorare nel 2014. Ci sono stati aggiudicati due impianti, nel 2017, e abbiamo subito capito che per noi era una sfida emblematica:  ci dava la possibilità di essere game changer. Queste stazioni di depurazione erano antiche, risalivano agli Anni Settanta. Era indispensabile di intervenire per ripristinare la possibilità di balneazione, e resta ancora da fare un po’ di lavoro, per finalizzare la parte fanghi mentre l’intervento idrico vero e proprio è completo.

Ci può dare qualche dettaglio?

La parte relativa alla filiera dell’acqua è stata completata anche a Napoli Nord, nonostante i lavori fossero iniziati più tardi, e resta da fare solo qualche ritocco come la pulizia delle sponde, che si concluderà entro la fine dell’anno. Suez ha utilizzato tecnologie molto innovative che garantiscono un impatto positivo sulla qualità delle acque del litorale e sull’ecosistema costiero…

Si possono fare grandi cose col partenariato pubblico-privatosia per i residenti che per i turisti

Invece sulla filiera dei fanghi?

Nel 2022 avvieremo la funzione di digestione e dell’essiccamento, che riduce il volume dei fanghi dell’80% e permette la cogenerazione di energia (biogas) con il recupero di calore.

Come vi siete trovati a interagire con i nostri uffici pubblici?

Abbiamo lavorato bene, con la Regione e gli altri stakeholders locali (ARPAC, custode giudiziario). Semmai un po’ di preoccupazione ci sembra inevitabile per la futura gestione dei finanziamenti al Sud, ne possono arrivare tantissimi, e saranno preziosi ma vanno accolti con grande tempismo.

E non è sicura che accada?

Non sono per il momento migliorati i tempi necessari per la concessione dei permessi per i nuovi impianti, si va ancora da un minimo di 3 a un massimo anche di 10 anni. Il gruppo Suez in Italia è più piccolo che in Francia o in Spagna, eppure vorremmo e potremmo investire molto sul territorio, quando vediamo progetti dal grande potenziale come questo dei Regi Lagni. In questo caso però dobbiamo prendere atto che c’è il rischio di essere rallentati dalle procedure necessarie per i permessi, talmente vaghe nelle scadenze da non permettere a nessuno di preparare un piano economico finanziario chiaro, per nessun’opera, e questo in particolare sul fronte dei lavori per i fanghi. Questa situazione conduce ad un eccesso di esportazioni esportazioni di fanghi, dal Sud, e poche stazioni di depurazione in grado di trattarle: penso e spero che questo problema sarà risolto dal Pnrr perché c’è una specifica  linea di investimento dedicata…

A Parigi il Gruppo Suez si è appena aggiudicato un grande progetto per il trattamento dell’aria che vorrebbe replicare in Italia

Quanti investimenti sono previsti, nell’insieme, dal Pnrr per questo settore?

Circa 2 miliardi per le infrastrutture idriche primarie, 600 milioni per depurare le acque, 900 milioni per aumentare l’efficienza delle reti degli acquedotti che oggi perdono il 40% del liquido. Per il biometano da fanghi di depurazione e rifiuti organici, altri due miliardi circa.

Che messaggio si sente di mandare all’Italia e alle sue istituzioni, facendo un bilancio tra le stupende realizzazioni che avete ultimato e i problemi ancora da risolvere?

Il messaggio al vostro Paese è che si possono fare grandi cose col partenariato pubblico-privato, è un metodo che funziona bene anche al Sud e che migliorala qualità della vita, nel settore in cui operiamo, sia per i residenti che per i turisti. E vogliamo dare questo messaggio in chiave positiva perché si parla spesso del grave problema di infrastrutture, spesso l’Italia paga multe all’Europa per questi ritardi, ma qualcosa sta cambiando, adesso la Regione con l’aiuto delle aziende private, non solo noi, ha portato ad un reale miglioramento della situazione

Cos’altro state facendo di importante in Italia?

Abbiamo in corso due tipi di attività. La prima è di concessione, cioè siamo gestori del servizio idrico integrato – per esempio ad Arezzo, dove svogliamo anche lavori in partenariato pubblico-privato. La seconda è sulle infrastrutture E su questa seconda attività siamo stati aggiudicatari di un grande progetto a Torino per incrementare la capacità di produzione dell’acqua potabile, con un valore di ben 85 milioni in cinque anni, realizzando i nuovi impianti senza mai sospendere l’erogazione dell’acqua da quelli esistenti, applicando per questo scopo tutte le nostre tecnologie di trattamento dell’acqua. 

Altre ambizioni?

Naturalmente sì, tante! Per esempio ci appassiona intervenire sul fronte della qualità dell’aria, essenziale per la buona salute di tutti noi. L’inquinamento dell’aria è la quarta causa di morte, le polveri sottili sono dannosissime, una vera e propria aria-killer. E noi abbiamo soluzioni avanzatissime per il loro abbattimento e per l’eliminazione di tutti i gas presenti nell’atmosfera, nelle scuole, nelle metropolitane, in tutti i posti in cui le persone più vulnerabili possono essere colpite. Consideri che ci è appena stato aggiudicato un grande progetto per il trattamento dell’aria in vista dei giochi olimpici a Parigi, magari elaboreremo un’offerta all’Italia per i Giochi Olimpici del 2026, gli organizzatori hanno il problema di tenere l’aria degli impianti e dei campi di gara particolarmente pulita per agevolare il respiro degli atleti e permettere loro di esprimersi al meglio delle prestazioni.il respiro degli atleti e permettere loro di esprimersi al meglio delle prestazioni.

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