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FOOD INDUSTRY

Nel cibo più sicurezza uguale meno scarti

Eliminare gli sprechi garantendo l’eccellenza del cibo che mangiamo. È la scommessa (vinta) di Raytec Vision, realtà italiana d’avanguardia che ha rivoluzionato il mondo delle macchine per il controllo degli alimenti

Vincenzo Petraglia
Nel cibo più sicurezza uguale meno scarti

Quanto la qualità e la sicurezza alimentare possono avere un impatto positivo anche in termini di sostenibilità ambientale tramite, per esempio, processi produttivi più efficienti e la riduzione degli sprechi? È la sfida raccolta (e vinta) a partire dal 2001 da Raytec Vision, una delle eccellenze nostrane di cui fregiarsi all’estero, fucina di innovazione e alta tecnologia. A Parma, nel cuore della Food valley, ha rivoluzionato il mondo delle macchine selezionatrici specializzate nell’individuazione di difetti dei prodotti alimentari e nello scarto di contaminanti che ne possano inficiare qualità, igiene e sicurezza, in un comparto, quello alimentare, dove sempre più queste tematiche ricopriranno un ruolo centrale, anche alla luce di normative europee sempre più stringenti. 

Lo ha fatto – unica al mondo – utilizzando nel food visione artificiale e raggi X. Un’innovazione che sta conquistando il mondo, visto che è presente in 60 Paesi con un export che in dieci anni è passato dal 50 al 70% delle vendite totali (26 milioni di euro di fatturato globale nel 2020 con previsioni per il 2021 del +10%). 

Un successo che si spiega in diversi modi, compresa la maggiore resa produttiva delle aziende che utilizzano queste sofisticate macchine, come spiega a Economy il direttore commerciale di Raytec Vision (70 fra dipendenti e collaboratori con un’età media di 37 anni), Gianluca Simonelli.

Con Raytec Vision operate in un settore, quello della qualità e della sicurezza alimentare, quanto mai importante, anche alla luce delle normative europee al riguardo.

Sì, l’Unione Europea richiede sempre meno agenti chimici, ma ci sono anche molti contaminanti vegetali che possono influire sulla qualità dei prodotti che mangiamo e avere ripercussioni sulla salute.

Ci fa qualche esempio?

Beh, per esempio tutte le erbe infestanti e le piante tossiche che crescono intorno ai vegetali che mangiamo, che talvolta sono così simili per aspetto e colore ai prodotti commestibili, che non vengono rilevati a occhio nudo e rischiano di finire nei nostri piatti.

Proprio per rispondere a questa esigenza avete lanciato Doppia Clorofilla. Ci spiega cos’è e come funziona?

Doppia Clorofilla è una tecnologia che consente di ispezionare meglio e misurare in modo molto efficace la clorofilla presente nei prodotti preservandone la qualità e garantendo efficienze superiori al 95% su tutte le tipologie di contaminanti, dato confermato dai clienti che hanno già installato questa tecnologia. La sua efficacia è estesa non solo ai corpi estranei come metalli, sassi o insetti, ma anche a quelli più difficili da individuare, come i contaminanti biancastri che si potrebbero confondere con le parti bianche delle foglie, a basso contenuto di clorofilla, di alcune varietà di insalate come la iceberg e il radicchio. 

Abbiamo scelto di presentare ufficialmente Doppia Clorofilla alla fiera Macfrut, anche come messaggio di ripartenza rispetto a tutto ciò che ognuno di noi ha dovuto affrontare durante la pandemia.

Questa si aggiunge a una serie di innovazioni che vi ha da sempre contraddistinto.

Innovare è nel nostro Dna. Siamo stati la prima azienda ad aver unificato ispezioni ottiche e radiogene nel controllo di qualità alimentare, qualche anno fa e per molti versi ancora oggi, mondi completamente separati eppure in grado, se utilizzati assieme, di dare molti benefici in termini di efficienza, qualità e sicurezza alimentare. In realtà siamo ancora l’unica azienda al mondo che utilizza nel food visione artificiale e raggi X e anche i nostri competitor più vicini, che sono circa cinque a livello globale, sono specializzati nell’una o nell’altra, non in entrambe.

Oltre alla qualità e alla sicurezza alimentare, quali sono le sfide future che riguardano il mondo del cibo?

Tornare a una materia prima più naturale, meno trattata possibile: è una delle esigenze più forti, una richiesta che ci arriva in primis dal mondo delle conserve e della IV gamma. 

E poi anche il bisogno di maggiore automazione, sia in fase di controllo prodotto, per garantirne la qualità, sia a livello di raccolta dati, per analizzarli, condividerli e rielaborarli al fine di migliorare e ottimizzare le risorse, anche in ottica sostenibilità, per esempio con la riduzione degli sprechi, di cibo ma anche di acqua ed energia.

Percentualmente quanto cibo viene scartato perché non idoneo?

Cambia da settore a settore e dalla qualità della materia prima, ma, tanto per fare un esempio, parlando di patate, mediamente siamo intorno al 30%, e all’interno di questa percentuale una parte è rappresentata anche da prodotto buono, che le nostre macchine consentono di recuperare per altri usi in modo molto più significativo rispetto a quanto possa fare il controllo manuale dell’uomo.

Che fine fa il cibo scartato? 

Le nostre macchine sono munite di due o tre uscite. Una per il prodotto idoneo, che può quindi continuare il suo processo, una per quello che diventa scarto e viene buttato, come per esempio gli alimenti marci, infine, una terza uscita per il prodotto che non ha una qualità ottimale ma può però essere utilizzato in altro modo. La seconda scelta delle patate può andare per esempio alle industrie che fanno farina di patate; oppure le pesche alle linee di produzione delle macedonie. 

Il tutto rendendo più efficiente la selezione dei vari tipi di prodotti rispetto a quanto possa fare un essere umano, che per un meccanismo naturale tende a perdere la concentrazione con il passare del tempo e può facilmente scartare del prodotto di qualità. Le nostre macchine insomma sprecano meno prodotto buono. Non è un caso che gli stabilimenti muniti delle nostre selezionatrici siano più efficienti e facciano registrare rese produttive maggiori.

In tema di riduzione degli sprechi e minor impatto ambientale, alcune delle vostre macchine possono essere utilizzate direttamente nei campi agricoli e sui pescherecci...

Sì, una possibilità nata dalla richiesta che l’industria ci ha fatto di installare delle selezionatrici direttamente sulle raccoglitrici nei campi anche per i prodotti a foglia, in quanto per i pomodori già veniva fatto: ciò consente di far arrivare il prodotto raccolto con meno contaminanti alla fase dell’imbustamento, con ovvi vantaggi. Pensiamo solamente ai corpi estranei, animali e insetti presenti nelle insalate: più sporco viene tolto nei campi e più le verdure arrivano pulite in stabilimento, meno bisogna lavarle, il che comporta un minore spreco di acqua. 

Sui pescherecchi, nella fattispecie per la pesca dei gamberetti, le nostre macchine selezionano il materiale non idoneo e il prodotto ittico non conforme – per esempio esemplari troppo giovani che non è consentito pescare – che viene reimmesso nel giro di pochi secondi in mare, con un ovvio minor impatto della pesca sugli ecosistemi marini.

Oltre che verso l’esterno, le macchine che producete garantiscono performance più sostenibili anche all’interno del loro stesso processo di funzionamento e manutenzione. In che modo?

Siamo stati i primi a introdurre un design industriale funzionale a un minor spreco legato all’igienicità delle macchine, quindi alla facilità di pulizia e di sanificazione con il minor uso possibile di prodotti chimici e di acqua. 

Le nostre nuove macchine sono state concepite con design totalmente igienico, in conformità con la certificazione Ehedg (European Hygienic Engineering & Design Group) che garantisce un altissimo standard di igiene, grazie a una serie di elementi di progettazione e di caratteristiche tramite cui la macchina tende a sporcarsi poco e quindi a inquinare meno. Per esempio attraverso l’assenza di punti “critici” che normalmente favoriscono la formazione di residui di batteri.

In tempi di Covid questi aspetti risultano ancora più importanti. Che impatto ha avuto la pandemia sul vostro modo di lavorare e in generale sul comparto?

Inaspettatamente, nonostante la minore mobilità e la cancellazione di fiere ed eventi, il 2020 si è confermato per noi ai livelli del 2019 e nel 2021 stiamo addirittura crescendo. Da parte dell’industria alimentare c’è una sempre maggiore tendenza all’automatizzazione dei processi. Oltre che per una questione di maggiore efficienza, come si diceva prima, anche perché la macchina garantisce maggiore sicurezza, in quanto, che piaccia o no, la presenza dell’uomo nelle linee produttive può rappresentare un veicolo di contaminazione.

Cos’è “Diamo Eco allo Spip”?

È lo slogan di un progetto che ci vede coinvolti insieme con altre aziende in un comitato che ha voluto investire per trasformare il quartiere industriale Spip di Parma, dove si trova la nostra sede (autosufficiente a livello energetico tramite l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ndr), in un ecodistretto più vivibile dotato di nuovi servizi per le persone che lo frequentano per lavoro, verde e mobilità sostenibile. Perché un’azienda non deve mai dimenticare di occuparsi anche delle persone della comunità di cui fa parte.

www.raytecvision.com

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