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Quel gasdotto sottomarino che ci affranca dalla Russia

Il Trans Adriatic Pipeline (Tap) completa il Corridoio Meridionale del Gas. Nei primi 6 mesi del 2021 per la prima volta nella storia abbiamo esportato gas verso il Nord Europa

Emanuela Notari
Quel gasdotto sottomarino che ci affranca dalla Russia

Passa da Grecia e Albania il gasdotto di oltre 870 chilometri denominato Tap, Trans Adriatic Pipeline, che completa il Corridoio Meridionale del Gas, nato dall’ambizione europea di sganciarsi dal monopolio russo, differenziando le fonti di approvvigionamento e garantendo una maggiore competitività dei prezzi all’ingrosso del gas naturale in arrivo nel Sud Europa.

La tratta finale si inserisce in raccordo con le due precedenti, Scp e Tanap, che legavano il Mar Caspio alla Grecia. Il Tap parte infatti dal confine Greco-Turco e, viaggiando sottoterra e nell’ultimo tratto sotto l’Adriatico, approda sotto una delle spiagge di Melendugno, nel Salento, a conclusione di un percorso totale di oltre 3.500 km che porta il gas naturale estratto nel Mar Caspio nei mercati europei.

A fronte dei 10 miliardi di metri cubi/anno di gas naturale previsti a regime per la tratta sudeuropea, è in corso di valutazione la possibile espansione della capacità del gasdotto fino a 20 miliardi di metri cubi, anche in base agli esiti del test di mercato che è previsto concludersi per metà luglio.

In attesa del net zero il gas naturale è la fonte energetica meno inquinante tra quelle non rinnovabili

Insignito della qualifica di “progetto di interesse comune (Pci)” dall’Unione Europea, il Tap rappresenta un consorzio di aziende energetiche internazionali - Snam, BP, Socar, Enagás, Fluxys, Axpo – che, attraverso l’investitura dell’Unione, si è assunto l’onere di aprire una nuova rotta di transito dell’energia in modo sicuro e vantaggioso, a sostegno della graduale transizione energetica europea verso l’utilizzo di fonti ancora più green.   In attesa che questo percorso si completi definitivamente, il gas naturale è, infatti, la fonte energetica meno inquinante tra quelle non rinnovabili, una specie di energia ponte tra il petrolio e l’idrogeno che permette di affrontare i tempi e gli adeguamenti necessari per approdare a un’economia a zero emissioni.

Nel frattempo Tap sta facendo una valutazione di fattibilità dell’adeguamento dello stesso gasdotto al trasporto di idrogeno.

«È vero che siamo appena partiti, ma ci siamo già posti una serie di domande per rendere i nostri asset “a prova di futuro” e contribuire attivamente alla transizione energetica», precisa Luca Schieppati, Managing Director Tap.

«Per questo stiamo valutando la fattibilità di trasportare l’idrogeno in miscela nella nostra infrastruttura e abbiamo firmato una lettera alla Commissione Ue con altri cento operatori del settore per promuovere una regolazione che consideri l’adeguamento delle infrastrutture esistenti anche attraverso le risorse europee messe a disposizione per la transizione energetica». La riconversione potrebbe essere molto più vantaggiosa dal punto di vista economico rispetto all’investimento stimato per la costruzione ex novo di una struttura dedicata esclusivamente al trasporto di idrogeno, evitando così un aggravio dei costi che pesano sulle bollette di fornitura energetica di famiglie e imprese, oltre ad offrire un'altra decodifica della sostenibilità attraverso l’allungamento della vita delle strutture del gas già presenti su tutto il territorio europeo.

Il report 2021 dell’European Hydrogene Backbone, l’ambizioso progetto che prevede entro il 2040 una “spina dorsale” di trasporto dell’idrogeno attraverso l’Europa, stima i costi di riconversione di gasdotti esistenti tra il 10% e il 35% del costo della costruzione di “idrogenodotti” ex novo. Inoltre, il rapporto stima che il livello di fornitura resterebbe per lo più il medesimo: se è vero che il metano (gas naturale) ha 3 volte il potere di sviluppare calore rispetto all’idrogeno, alle stesse condizioni di pressurizzazione l’idrogeno viaggia, però, a una velocità 3 volte superiore a quella del metano, assicurando quindi una pressoché identica portata energetica.

L’imperativo della sostenibilità ha fortemente orientato il progetto Tap fin dall’inizio, imponendo di prevedere nei dettagli il totale ripristino di territori e ambienti naturali attraversati dalla costruzione. Mentre il gasdotto iniziava a funzionare trasportando, nei primi 6 mesi di quest’anno, quasi tre miliardi di metri cubi di gas naturale e dando per la prima volta all’Italia a febbraio l’occasione di esportare energia verso il Nord Europa, il Tap ha completato le opere di ripiantumazione e ricostruzione. Ripiantati gli 828 alberi di ulivo originali che erano stati espiantati e messi temporaneamente a dimora sotto un canopy per proteggerli dall’attacco della Xylella, sostituiti gli oltre 900 che erano stati già aggrediti dall’infezione con varietà resistenti al batterio, ricostruiti i 120 muretti a secco esattamente come erano, grazie a una certosina opera di catalogazione, numerazione e stoccaggio. Sono infine stati riconsegnati i terreni interessati dal passaggio dell’opera ai legittimi proprietari insieme con le linee guida per le attività consentite e non nelle immediate vicinanze del corridoio di posa della condotta, e indicazioni per usufruire dell’assistenza continua di personale qualificato per eventuale consulenza. Il Tap garantisce inoltre un monitoraggio 24/7 con ispezioni fisiche e sorvoli aerei e attraverso il controllo in remoto dell’integrità della condotta e del flusso del gas attraverso la sala di controllo situata a Melendugno, dal confine greco-turco fino alla connessione con la rete nazionale di trasporto italiana.

In linea con la sua policy di responsabilità sociale verso la comunità che ha ospitato la costruzione del gasdotto, Tap ha inteso finanziare una serie di progetti di sostenibilità locale, tra i quali spicca il progetto Sulla Stessa Barca, che prevede l’ammodernamento della flotta locale di imbarcazioni da pesca operanti nel porto di San Foca. La bellissima spiaggia di San Basilio ha continuato la sua vita senza che il gasdotto, che vede oggi una media di 20/25 milioni di metri cubi di gas trasportati ogni giorno, abbia mai manifestato la sua presenza. L’ultimo tratto è stato infatti costruito sotto la spiaggia attraverso un micro-tunnel che sbuca sul fondale marino a 900 metri dalla costa.

«A partire dalla fine dello scorso anno abbiamo trasportato in totale sicurezza circa 3 miliardi di metri cubi di gas, nel totale rispetto dell’ambiente e delle persone», conclude Luca Schieppati. «La sostenibilità è parte integrante del nostro agire quotidiano, e i risultati oggi sono finalmente visibili: gli ulivi sono tornati al loro posto, i muretti a secco ricostruiti e i turisti continuano a frequentare la spiaggia di San Foca come è giusto che sia. Sono risultati visibili e concreti di come Tap abbia prestato la massima attenzione a un territorio che ci ospiterà per i prossimi decenni, che abbiamo imparato a conoscere e per il quale nutriamo il massimo rispetto».

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