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le rotte della ripresa

C’è un “greenwashing” che fa bene all’ambiente

Secondo Madel, azienda che fattura più di 100 milioni di euro anche grazie al brand Winni’s ed è energeticamente autonoma al 100%, essere sostenibile significa reinvestire gli utili in posti di lavoro e ricerca

Margherita Ceci
C’è un “greenwashing” che fa bene all’ambiente

Le aziende lo sanno bene: se sei green sei in tendenza, se sei green attiri consumatori, se sei green vendi. E con questa logica ecco che si moltiplicano i brand che si reinventano ‘bio’, ‘naturali’, ‘verdi’. E poco importa che poi, nella sostanza, così verdi non siano, e che magari, nonostante il packaging di carta, l’insieme del processo produttivo sia molto inquinante: oggi ‘il diavolo veste green’.

Eppure, essere green sul serio, rimpolpa il portafoglio più dell’esserlo soltanto in facciata. E con più di 100 milioni di euro di fatturato e la completa autonomia elettrica, Madel – azienda di prodotti per la pulizia della casa e la cura della persona – lo sa bene.  Ventidue anni fa ha scelto di scommettere nella sostenibilità, rilevando il brand ecologico Winni’s (che oggi ha un’incidenza del 60% sul fatturato) e facendo investimenti mirati: «Quando abbiamo rilevato questo marchio, è stato un flop», racconta ad Economy Giacomo Sebastiani, vicepresidente di Madel, «perché aveva un sacco di problemi, i prodotti erano limitati, fatti da piccole aziende artigianali, ancora si parlava poco di green e quindi c’era anche una carenza di materie prime, che peraltro non erano quelle di oggi. Era sbagliato il posizionamento del prodotto, l’azienda era piccola e pagava lifting molto alti… era sbagliato tutto. Allora abbiamo cercato di capire il mercato, di investire nell’azienda».

La scelta si è rivelata vincente, con un investimento iniziale che ha permesso di risparmiare sul lungo termine. Basti pensare che, in un anno di difficoltà economica come il 2020, Madel non ha visto dipendenti in cassa integrazione, anzi, ha perfino assunto: «Quando abbiamo fatto gli investimenti iniziali, e investito milioni di euro per il fotovoltaico, ci hanno dato dei matti. Però poi col tempo ne abbiamo guadagnato, perché gli investimenti servono a questo: a farti guadagnare nel lungo termine. Oggi siamo autonomi al 100% per l’energia, e tutti i soldi risparmiati li abbiamo reinvestiti in altro. Quest’azienda ha assunto le persone durante la pandemia, non ho messo in cassa integrazione nessuno».

Insomma, una filosofia che dice: «Sì, siamo green, non per un guadagno fine a se stesso, ma per avere un margine da reinvestire, per dare posti di lavoro e creare un’azienda più efficiente». E in quel margine da reinvestire, la ricerca e i laboratori sono tenuti in grande considerazione, perché sono loro a fare di Winni’s un leader nella detergenza ecologica. «Il prodotto che facciamo è in continua evoluzione», continua Sebastiani. «Il lavapiatti che facevamo 22 anni fa non ha nulla a che fare con quello di oggi, non sono neanche parenti, e ora a settembre usciremo con formule innovative ancora meno inquinanti. La ricerca va avanti in continuazione».

Energia solare, smaltimento differenziato, riutilizzo degli scarti di plastica e liquidi, riciclo dell’acqua: dal 2010 al 2020 Madel ha risparmiato 11.489 tonnellate di Pet, 206.809.000 litri di acqua, 108.195.067 kWh di energia, 10.340.433 litri di petrolio equivalenti e 42.521 tonnellate di emissioni di CO2. Tutto questo grazie all’impegno costante, forse un po’ visionario, e alla volontà di essere green ‘per davvero’, nella sostanza. «Vede, noi italiani capiamo che Ronaldo deve guadagnare molto di più perché è più bravo, però se sei un imprenditore sei un ladro. Ma noi non siamo stati né ladri né fortunati, noi ci abbiamo creduto ed investito. O per meglio dire, un po’ di fortuna c’è stata, ma poi ci abbiamo messo tutto il nostro impegno. Dieci anni fa – dieci, attenzione, non venti – quando andavo a parlare di ecologia, nessuno diceva mai che avrei fatto successo. «No l’ecologia non va non va”, mi dicevano. Oggi invece parlano tutti di ecologia e, me lo lasci dire, non capiscono un tubo».

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