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sustainability & circular economy

In missione per conto del pianeta terra

Meno emissioni, ottimizzazione delle risorse, osservazione dei cambiamenti del globo, ma anche connettività e tecnologie innovative: ecco come Thales Alenia Space sta promuovendo la costruzione di un futuro sostenibile

Redazione Web
In missione per conto del pianeta terra

L’industria delle tecnologie spaziali non si limita all’esplorazione di mondi remoti, ma è in grado di contribuire in modo sostanziale alla costruzione di un futuro sostenibile per il nostro pianeta. In che modo queste due realtà sono legate? Ne parliamo con Massimo Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. L’immagine popolare di uno Spazio fantascientifico, lontano dalla realtà e dai suoi problemi, sta cedendo il passo a una nuova visione, in cui il filo rosso delle attività spaziali congiunge innovazione, economia e politica», spiega. Oggi le tecnologie spaziali hanno un impatto su tutti i diversi domini della sostenibilità. Anzitutto osservare la Terra dallo spazio ci fa capire quello che sta avvenendo sul nostro pianeta: quando osserviamo fenomeni come il climate change o l’analisi dei mari e degli oceani e di quello che succede ai poli, parliamo di tematiche globali che hanno un’attinenza diretta con la costruzione di un pianeta sostenibile, e ci aiutano anche a capire quali possono essere i rimedi da adottare.

Thales Alenia Space è l’azienda più importante nel programma Copernicus, che dallo spazio monitora le condizioni della Terra

Altri esempi di fenomeni che possiamo osservare dallo spazio sono il consumo di suolo e la  deforestazione. Ci possiamo inoltre concentrare su aspetti più locali, come quelli legati all’agricoltura di precisione: attraverso queste tecnologie possiamo arrivare ad avere un’attività agricola più produttiva e più sostenibile, con un uso minore di risorse idriche. Se poi ci concentriamo sul posizionamento satellitare e sulle tecnologie legate alla connettività globale, il fatto che queste tecnologie permettano di stare connessi anche in movimento consente un’ottimizzazione delle rotte in mare e in volo, con una conseguente riduzione di emissioni di anidride carbonica. Le tecnologie spaziali contribuiscono quindi in numerosi modi a un pianeta più sostenibile, con meno emissioni e ottimizzazione delle risorse.

Qual è il ruolo del progetto europeo Copernicus e in che modo siete coinvolti?

Copernicus è uno dei due programmi flagship della Commissione Europea - l’altro è Galileo – e ci vede coinvolti in maniera importante, sia nella costruzione dei primi satelliti -  ora ce ne sono 6 – sia nella fase di Copernicus Extension: si tratta di “sentinelle” che osservano la Terra con diversi sensori, ottici, radar, radiometri, altimetri. Una serie di strumenti che consente di misurare diverse grandezze, come l’ampiezza delle zone deforestate, l’ampiezza dei ghiacci ai poli, l’altezza dei mari, la temperatura e la salinità dell’acqua: tutte caratteristiche che ci dicono molto delle condizioni in cui si trova il nostro pianeta, e sono molto utili per capire quale sia la reale efficacia dei rimedi adottati per la lotta al cambiamento climatico. Delle nuove missioni di Copernicus due saranno realizzate in Italia: un radar in banda L, il cui nome è Rose-L, e Cimr, che con una serie di radiometri consentirà la misurazione superficiale dello stato di salinità di acque e ghiacci. Nel complesso Thales Alenia Space, joint venture  tra Thales 67% e Leonardo 33%, è l’azienda più importante nel programma Copernicus, perché partecipa a ben cinque delle sei nuove missioni e ne guida tre come azienda responsabile.

Il settore aerospaziale è uno dei fiori all’occhiello dell’industria italiana. Come avete affrontato la pandemia?

Stiamo lavorando da più di un anno in un regime molto particolare: come altre aziende abbiamo impostato da subito un forte utilizzo dello smartworking, anche se non tutti i ruoli nella nostra organizzazione possono essere svolti da remoto. Nei luoghi in cui costruiamo i nostri prodotti, nei laboratori e nelle camere pulite, abbiamo bisogno dei nostri tecnici presenti sul posto. Anche se abbiamo avuto un impatto dalla pandemia,siamo comunque riusciti a organizzarci in modo da dare continuità alle attività produttive. Il settore spaziale ha certamente mostrato una maggiore resilienza rispetto all’aviazione civile, che invece ha subito pesantissime conseguenze dal covid. E questo è anche l’elemento da cui ripartire. Nel Recovery Plan il nostro governo sta immaginando attività nel settore spaziale nell’ambito dei progetti su transizione ecologica e sostenibilità, ambiti rilevanti ai quali le attività spaziali contribuiscono. Questo dimostra che la ripresa per essere efficace deve puntare su comparti ad altissimo valore aggiunto come quello spaziale, garanzia di ritorni economici importanti.

Oggi le tecnologie spaziali hanno un impatto su tutti i diversi domini della sostenibilità

Quali sono le vostre aspettative sulla ripartenza?

Nella nostra attività non c’è stato un vero e proprio stop, ma un rallentamento: oggi la ripartenza si basa sul fatto che anche le tecnologie spaziali contribuiranno al piano di recupero, sviluppando tecnologie e servizi che supporteranno la ripresa post pandemica. Al di là del complesso momento contingente non possiamo fermarci a riflettere solo sul breve periodo, è indispensabile pensare a scenari di lungo termine e a consolidare tutte le capacità che ci consentiranno di mantenere alto il livello delle nostre ambizioni. 

Qual è il ruolo di Thales Alenia Space Italia nelle missioni Artemis verso la Luna?

Si tratta di un ruolo molto importante per varie ragioni. Anzitutto perché l’Italia, attraverso gli accordi istituzionali sottoscritti tra la Nasa e l’Agenzia Spaziale Italiana, contribuirà in maniera importante alle missioni. Nello specifico noi lavoreremo sulla costruzione dei moduli pressurizzati della stazione in orbita cislunare. Siamo responsabili di I –Hab, che ospiterà fino a quattro astronauti ed è l’evoluzione dei moduli della Iss, la Stazione Spaziale Internazionale che orbita oggi intorno alla Terra. Inoltre, in collaborazione con l’americana Northrop Grumman stiamo lavorando alla costruzione del modulo Halo (Habitation And Logistics Outpost), la prima cabina abitabile per gli astronauti in visita alla stazione lunare. Stiamo poi lavorando su Esprit, un modulo di comunicazione e di servizi di supporto con una parte pressurizzata, una zona dove gli astronauti possono vivere e guardare fuori, grazie alla presenza di finestre. Infine, con la statunitense Dynetics stiamo lavorando al progetto Human Landing System, che consentirà agli astronauti di andare dalla stazione lunare sulla Luna e viceversa.

Thales Alenia Space guida la costruzione delle infrastrutture sostenendo la filiera delle pmi specializzate

Quali sono i vostri prossimi obiettivi di business e su quali progetti state puntando?

Tra i progetti sui quali vogliamo lavorare anche in futuro c’è senz’altro l’osservazione della Terra: grazie al lavoro sinergico con le agenzie spaziali europea e italiana, stiamo lavorando, oltre a Copernicus, anche al secondo satellite Cosmo di seconda generazione, che verrà lanciato tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2022, oltre che ai successivi satelliti 3 e 4 della costellazione. Stiamo poi iniziando in Italia lo sviluppo dei satelliti Galileo di seconda generazione, e puntiamo a costruire metà della seconda costellazione. Per quanto riguarda l’esplorazione citerei il progetto Space Rider che stiamo sviluppando insieme con Avio, per avere una navetta che orbita intorno alla Terra e avrà capacità di rientro autonomo sul nostro Pianeta. I servizi rivestono poi un’importanza sempre maggiore: con Telespazio lavoriamo a tutti quei progetti che riguardano i servizi spaziali, come osservazione della Terra. Nel nostro futuro c’è spazio anche per Marte: siamo infatti coinvolti nella missione ExoMars, che partirà nel 2022 e porterà per la prima volta un rover sulla superficie di Marte, e sull’altra missione Mars Sample Return, che dovrà riportare sulla Terra i campioni prelevati dal rover Perseverance. In queste missioni tutte le tecnologie robotiche sono tecnologie all’avanguardia prodotte da Leonardo. Noi siamo l’azienda che guida la costruzione delle infrastrutture, ma non dobbiamo dimenticare che c’è una filiera di Pmi ad alta specializzazione che sono presenti in tutti questi sistemi: questo aspetto è molto importante per sottolineare l’impatto economico e sui territori delle attività dell’industria aerospaziale.

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