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sustainability & circular economy

«La nostra assistenza integrativa, un asset sociale»

Sanità e previdenza complementare sono sempre più centrali per garantire una vasta fetta della popolazione. Intervista con Giovanna Gigliotti, a.d. di UniSalute e responsabile della direzione UnipolSai Life&Health

Sergio Luciano
«La nostra assistenza integrativa, un asset sociale»

Giovanna Gigliotti, a.d. di UniSalute e responsabile della direzione UnipolSai Life&Health

Se oggi il gruppo UnipolSai è leader  di mercato, e di gran lunga, nell’assistenza sanitaria integrativa la spiegazione va cercata anche e soprattutto nella vocazione originaria di una compagnia assicurativa nata dalla grande tradizione cooperativa italiana: «Il nostro modello di business pone al centro la persona, con i suoi bisogni mutevoli, secondo una visione quasi circolare di tutela che si muove con gli assicurati e il loro ciclo di vita», conferma Giovanna Gigliotti, il top manager UnipolSai che è, insieme, amministratore delegato di UniSalute nonché Chief Life & Health Officer del Gruppo: «La scelta del gruppo di concentrare in un’unica figura manageriale la gestione della compagnia verticale specializzata nell’assistenza sanitaria integrativa e l’intero business legato alla protezione e al welfare va in questa direzione», aggiunge Gigliotti, ai microfoni di “Sportello Economy”.

Unisalute è un colosso con circa 10 milioni di clienti gestiti attraverso le convenzioni con aziende e fondi sanitari

Cominciamo da UniSalute, ormai un colosso con circa 10 milioni di clienti gestiti attraverso le convenzioni con grandi aziende, con fondi sanitari di categoria e casse professionali e l’erogazione, attraverso una vastissima rete di oltre 20 mila strutture sanitarie e ospedaliere pubbliche e private, di 5 milioni di prestazioni nel 2020. Quali ulteriori traguardi ci si può dare, su simili basi?

Be’, innanzitutto estendere ulteriormente questa nostra vocazione, la sanità integrativa con costi modesti a carico delle imprese per i loro dipendenti, in media meno di 100 euro all’anno, con cui gli assicurati, grazie alle economie di scala della nostra formula, riescono a godere di un servizio estremamente qualificato. E in linea strategica fare la nostra parte affinché il servizio sanitario pubblico, certamente efficace, venga alleggerito dalla pressione di tutte quelle prestazioni sanitarie utili ed anche necessarie, ma non urgenti, che lo ingolfano. E non a caso è in quest’area che le prestazioni pubbliche lasciano a desiderare, con attese che anche prima della pandemia per prestazioni come ecografie o tac o risonanze potevano durare dai 2 agli 8 o 9 mesi. È invece giusto – ed infatti UniSalute ha fortemente voluto convenzionarsi anche con le migliori strutture pubbiche – che lo Stato si faccia carico prevalentemente delle grandi emergenze e delle prestazioni più complesse, dalla cardiochirurgia a tante altre prestazioni vitali dove le grandi strutture pubbliche raggiungono spesso livelli di assoluta eccellenza.

Dov’è che invece il pubblico difetta?

In generale, il mondo della prevenzione è poco dalla sanità pubblica. Noi invece nei nostri pacchetti di prestazioni l’abbiamo inserita. Quindi preveniamo o almeno individuiamo precocemente l’insorgenza di molte sindromi. Poi c’è la vasta area delle cure odontoiatriche, una delle specializzazioni che il pubblico fatica a gestire, e noi siamo molto attivi in quell’area. Veda, in gran parte i nostri clienti hanno capacità reddituale media o medio-bassa: senza sanità integrativa non potrebbero comprare una polizza sanitaria. È per questo che insisto molto sulla rilevanza sociale della sanità integrativa. La polizza sanitaria individuale è ancora oggi mercato elitario. Le nostre, no.

Lei però sovraintende a tutta l’area salute e vita del gruppo, quindi ha un pensiero anche sulle polizze individuali. Quale? 

Sicuramente quello di trovare formule assicurative anche sanitarie che siano più accessibili. Stiamo lavorando per esempio a delle offerte in upgrade: offriamo a clienti già attivi la possibilità di aggiungere garanzie integrative a prezzo accessibile a quelle di base. Una recente ricerca promossa da noi con Nomisma ci ha appena confermato il grande bisogno di sicurezza percepito oggi dalle famiglie italiane che, connesso anche alla paura di non poter ricorrere alla sanità pubblica per insufficienza dell’erogazione di servizi, ha acceso un forte bisogno di copertura integrativa privata. Non a caso, in queste settimane in cui viviamo ancora in pandemia con le strutture private attive, abbiamo registrato un’importante impennata di denunce, relativa anche alla parte specialistica della nostra offerta.

Grazie alle economie di scala gli assicurati riescono a godere di un servizio estremamente qualificato

Ad esempio?

Ad esempio nella protesistica: stanno aumentando i clienti che hanno rimandato di un anno o più un intervento, ad esempio, di protesi all’anca o al ginocchio, ma oggi hanno bisogno di farlo. O l’oculistica, come la rimozione della cataratta o altri interventi necessari anche se non urgentissimi. Ecco, noi stiamo recuperando una buona parte di quell’arretrato.

E dunque anche UnipolSai è coinvolta in quest’impegno evolutivo?

Assolutamente sì, e tra i miei compiti rientra quello di portare in Unipolsai tutto il know how di UniSalute. E stiamo mettendo a fattor comune della rete agenziale del gruppo anche alcuni dei prodotti gestiti da UniSalute: per esempio Salute Integrata, una polizza pensata su misura delle Pmi, che va proprio nella direzione che dicevo prima: il datore di lavoro compra a buon prezzo per i propri dipendenti contenuti assicurativi integrativi rispetto a quelli forniti dalle polizze collettive nazionali. Peraltro, il nostro è un Paese sottoassicurato in tutti i rami, anche quello sanitario. Non a caso gli italiani spendono ogni anno 36 miliardi di tasca propria per le cure, e solo una piccola parte transita per polizze assicurative. A questo potenziale vogliamo dare risposte con prodotti retail modulati, ad esempio la Salute & Prevenzione, che ha una base di prevenzione alla quale si possono attaccare pacchetti con contenuti differenziati tra i quali il cliente, con l’importante consulenza della nostra rete agenziale, potrà scegliere quel che pensa gli possa servire di più. 

Come avete gestito l’emergenza pandemica?

Quando l’8 marzo del 2020 è scattato il primo lockdown ci siamo subito attivati per sostenere le esigenze di diagnosi e cura ostacolate dalla chiusura di tutte le strutture private. E allora abbiamo cercato nuove risposte, sia assicurative che di servizio. Nel nostro sistema abbiamo anche UniSalute servizi, una società satellite attraverso la quale abbiamo ad esempio creato il teleconsulto Covid, per dare ai clienti gli elementi essenziali per distinguere i sintomi di una normale influenza da quelli derivati dal Coronavirus, nonché i videoconsulti specialistici, sette giorni su sette e 24 ore al giorno. Consideri, inoltre, che anche a prescindere dalla pandemia da molti anni noi abbiamo un servizio di monitoraggio costante delle patologie croniche attraverso la nostra piattaforma e una centrale medica di assistenza che funziona come un triage di pronto soccorso, lavorando sui parametri chiave come la pressione arteriosa ed altri. Si tratta di una gestione attiva che con la pandemia abbiamo accentuato per continuare ad avere la necessaria e costante relazione col cliente assistito.

Piani individuali pensionistici e fondi pensione aperti vanno gestiti tenendo conto dell’arco temporale di vita residua 

E veniamo alla previdenza integrativa: avete in gestione ben 57 fondi pensioni con 6,6 miliardi di masse, oltre a 21 mandati di fondi di protezione negoziale. Quali sviluppi programmate?

Stiamo sviluppando offerte nuove, per meglio seguire le esigenze di previdenza integrativa dei clienti in relazione con il loro assetto famigliare, il ciclo vitale, l’età. C’è, nella nostra società, il bisogno reale di precostituire durante la vita lavorativa una previdenza integrativa che può avere due formule: il pip, cioè il piano individuale pensionistico; e il fondo pensione aperto, che si può alimentare destinandogli una parte del trattamento di fine rapporto. Queste forme di previdenza vanno però gestite in maniera evoluta, tenendo conto dell’arco temporale che il nostro assicurato ha davanti a sé. In età matura conduciamo l’assicurato verso forme di gestione finanziaria più tranquille; se l’assicurato è tra i 30 e i 40 anni, lo conduciamo verso gestioni più dinamiche per garantire rendimenti più sostenuti. 

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