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sustainability & circular economy - speciale energia

L’unico modello di crescita?
È quello sostenibile

Il piano industriale del Gruppo Hera prevede investimenti e azioni per la transizione energetica verso la carbon neutrality e ambientale verso l’economia circolare, nonché per l’evoluzione tecnologica

9 Marzo 2021

Marco Scotti
L’unico modello di crescita?È quello sostenibile

Hera ha presentato recentemente un nuovo piano industriale quinquennale in cui si scrive – nero su bianco – come l’unico modello di crescita sia quello sostenibile. Il che non significa trincerarsi dietro slogan un po’ tutti uguali, ma impegnarsi in investimenti e strategie per la transizione energetica verso la carbon neutrality. Non solo. I riflettori rimangono puntati verso l’economia circolare e l’evoluzione tecnologica, restando fedeli a quel documento che dovrebbe – purtroppo il condizionale è ancora d’obbligo – essere il fil rouge attorno a cui si muovono tutte le aziende: l’Agenda Onu 2030. Il che si traduce in una serie di azioni da “fratello maggiore”, in cui Hera accompagna i territori, favorendo la creazione di valore condiviso per i propri stakeholder.

Intanto, qualche numero: il margine operativo lordo al 2024 è previsto a 1,3 miliardi di euro, in crescita di oltre 200 milioni rispetto a quello del 2019. Sono già stati messi in pipeline investimenti industriali e finanziari per circa 3,2 miliardi, ovvero circa 640 milioni all’anno: +40% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. E, a riprova che una strategia sostenibile fa bene anche agli investitori, il dividendo è previsto in ulteriore crescita fino a 12,5 centesimi per azione nel 2024, in aumento del 25% rispetto all’ultimo dividendo pagato. Dal punto di vista operativo, poi, il nuovo piano industriale si basa su tre dimensioni: ambientale, socio-economica e dell’innovazione, con uno sviluppo che riguarda sia la crescita organica sia quella per linee esterne tramite acquisizioni. «Il 60% degli investimenti del Piano al 2024 – racconta a Economy il presidente esecutivo di Hera Tomaso Tommasi di Vignano - sarà destinato a progetti coerenti con gli obiettivi europei (per la riduzione delle emissioni, la carbon neutrality, la resilienza dei business, l’economia circolare e l’evoluzione tecnologica); anche quasi la totalità della crescita del Mol, per circa 190 milioni di euro, pari a quasi il 90% dell’incremento previsto, deriverà da azioni in linea con le politiche europee».

La sostenibilità si riverbera anche sui dividendi, che nel piano industriale di Hera al 2024 cresceranno del 25%

Ma, si diceva, sono tre le dimensioni che compongono il piano industriale. Per quanto riguarda quella ambientale, rientrano in questa strategia la promozione dell’economia circolare attraverso il recupero, il riuso e la rigenerazione delle risorse, gli interventi per incrementare la resilienza delle infrastrutture, in chiave di prevenzione e mitigazione dei rischi e, più in generale, tutte le azioni per la lotta al cambiamento climatico – in cui la multiutility è già da tempo in prima linea – al fine di raggiungere la carbon neutrality, puntando su bioenergie/green gas ed efficienza energetica. Per quanto concerne la dimensione socio-economica, il mantra di Hera è la creazione del “valore condiviso” per stakeholder e territori, facendo leva sugli asset fisici e commerciali, con i nuovi servizi a valore aggiunto per i clienti, le collaborazioni con partner esterni e i progetti di ascolto delle esigenze locali e sociali, ma anche quale esito di operazioni di integrazione o gare per l’assegnazione dei servizi regolati. La dimensione innovazione, infine, abbraccia le opportunità legate ad evoluzione tecnologica, digitalizzazione, intelligenza artificiale e analisi dei dati, per incrementare l’efficienza e la qualità dei servizi. Il valore di un piano industriale decisamente coraggioso deve ovviamente risiedere anche nei numeri e nei benefici per gli stakeholder. Che non resteranno delusi: Hera ha infatti previsto la generazione di valore per gli azionisti che già oggi possono contare su ritorni sui capitali investiti superiori al costo medio ponderato dei capitali medesimi e su una politica di dividendi che è proseguita perfino nel 2020 con il Paese in difficoltà.

Altro enorme capitolo del piano industriale è quello relativo alla filiera delle reti. «Se dovessi sintetizzare la nostra strategia da questo punto di vista – chiosa Tommasi di Vignano - , le parole chiave sarebbero resilienza e innovazione per infrastrutture all’avanguardia. Operando nei servizi di pubblica utilità, infatti, è indispensabile che qualità, sicurezza, continuità e resistenza ai cambiamenti climatici siano assicurate, con strutture capaci di reggere stress anche prolungati, garantendo allo stesso tempo efficienze e contenimento dei costi». Sul piatto ci sono 2,1 miliardi per l’estensione, l’ammodernamento e l’evoluzione delle reti. A fare da sostrato, la tecnologia, che permetterà di garantire efficienza e business continuity, ma anche soluzioni sostenibili nell’ambito della “clean energy”. «Il nostro Piano – aggiunge il presidente esecutivo di Hera - include investimenti per sostenere la transizione verso le fonti rinnovabili. L’impegno per le energie pulite rimane, infatti, al centro delle nostre strategie aziendali: vogliamo contribuire a contenere le emissioni climalteranti con soluzioni basate sull’efficienza energetica e promuovere un impiego sempre più ampio di bioenergie/green gas, come biometano, green syngas e idrogeno. È una frontiera per noi particolarmente interessante, proprio perché operiamo in più business: senza questa expertise trasversale non potremmo infatti sviluppare interventi che mettono in sinergia diversi asset».

Hera ha firmato una lettera d’intenti con Snam per una collaborazione tecnologica sull’idrogeno

Hera sta approfondendo il contributo derivante dallo sviluppo dell’idrogeno. Ad esempio, ha recentemente firmato una lettera d’intenti con Snam per una collaborazione tecnologica finalizzata allo sviluppo dell’idrogeno con l’obiettivo di sperimentare e realizzare soluzioni in grado di dare risposta alle esigenze di decarbonizzazione del territorio emiliano-romagnolo. L’accordo prevede diversi ambiti di azione, a partire dalla tecnologia del power to gas. Presso il depuratore di Bologna Corticella verrà installato un impianto con questa tecnologia, che consentirà di trasformare l’energia elettrica in eccesso in idrogeno e/o gas verde da immettere nelle reti di distribuzione, sfruttando nel processo chimico acqua, biogas e fanghi, e dando vita a un innovativo esempio di circolarità che mette in sinergia più filiere. Un altro esempio è la firma di un memorandum per studiare la fattibilità tecnologica, economica e normativa di un progetto per la generazione, il trasporto e l’impiego di idrogeno verde, con l’obiettivo di contribuire alla decarbonizzazione dell’agricoltura, un settore che ha ancora importanti impatti in termini di consumo delle risorse. L’impianto sperimentale utilizzerebbe l’energia rinnovabile generata dal termovalorizzatore di Hera a Ferrara, per estrarre idrogeno verde dall’acqua – la stima è di una capacità produttiva di 500 tonnellate all’anno – e alimentare il vicino insediamento industriale di fertilizzanti agricoli di Yara Italia, leader in questo comparto. Per la sostenibilità del comparto agricolo, inoltre, Hera è impegnata già da tempo, ad esempio attraverso una gestione circolare e resiliente dell’acqua che contempla anche diversi progetti di rigenerazione della risorsa idrica e di riuso delle acque depurate.

Altro obiettivo è quello di incrementare la base clienti, con particolare attenzione al mercato elettrico. L’idea è di raggiungere i 4 milioni di utenti entro il 2024, con un incremento di oltre 70.000 contratti all’anno, grazie anche al superamento del mercato di maggior tutela. Già oggi Hera è terzo operatore nazionale nel settore energy. Questo traguardo è stato ridefinito al rialzo rispetto al precedente Piano anche in conseguenza alla partnership con Ascopiave, consolidata all’inizio del 2020, che ha portato alla nascita del maggiore operatore energy del Nord-Est. A supportare la crescita, contribuiranno i nuovi servizi a valore aggiunto che andranno ad arricchire l’offerta, con proposte complementari per la riduzione dei consumi. Tra le offerte spiccheranno quelle tarate sulle diverse caratteristiche dei clienti e orientate alla sostenibilità, con sempre più forniture “verdi”.

Infine, Hera intende confermare la propria leadership nel comparto ambiente, a partire dal ciclo integrato dei rifiuti. La multiutility vanta un parco impiantistico all’avanguardia e in linea con le best practice europee, oggetto di continue innovazioni per gestire al meglio le risorse e massimizzarne il riutilizzo e destinato a crescere anche attraverso operazioni di M&A previste nel breve periodo. Complessivamente, l’obiettivo di Hera in arco Piano è produrre oltre 15,5 milioni di metri cubi all’anno di biometano da rifiuti organici, più che raddoppiando l’attuale quantitativo. Nel segmento delle plastiche, la controllata Aliplast estenderà l’impegno nel riciclo, puntando alla vendita di circa 110.000 tonnellate di plastiche riciclate al 2024 (+20% rispetto al 2019 e +83% rispetto al 2017), sia incrementando la capacità impiantistica, sia entrando nel recupero delle plastiche rigide, con la realizzazione in Emilia-Romagna di un’innovativa struttura per la produzione di polimeri riciclati di alta qualità, grazie alla partnership siglata a ottobre 2020 con NextChem, società del Gruppo Maire Tecnimont.

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