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CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY

Gobino: sostenibilità nel cioccolato e nel packaging

Guido Gobino, la storica cioccolateria torinese che 25 anni fa ha inventato il Tourinot, esordisce a gennaio con il suo primo bilancio di sostenibilità. Mettendo nero su bianco un’attitudine tutta sabauda

Marina Marinetti
Dentro quell’incarto 5 grammi di sostenibilità

C'è chi sbandiera sostenibilità come se non ci fosse un domani... e poi ci sono i sabaudi. Attenti a raggiungere l’eccellenza, mantenendo però un profilo basso, sempre e comunque. Si fa, ma non si dice. Quando le cialdine extra bitter di Guido Gobino, la cioccolateria torinese che 25 anni fa ha creato i Tourinot, i gianduiotti da 5 grammi, sono finite nello spazio - per ben due volte, nel 2013 con l’astronauta Luca Parmitano e nel 2017 con Paolo Nespoli - non c’è stato alcun proclama urbi et orbi. E quando Giorgio Armani, nel 2019, ha scelto Guido Cobino per produrre la collezione Armani/Dolci by Guido Gobino, distribuita, oltre che in Italia, in Giappone, a Dubai, in Corea, a Hong Kong, negli Emirati Arabi, negli Stati Uniti, in Canada, la notizia è passata in sordina. Come se fosse una cosa normale. Ma per Guido Gobino, classe 1958, Ambasciatore della Nocciola Piemonte nonché pluripremiato artigiano del cioccolato a capo dell’omonima azienda con mezzo secolo di storia alle spalle, anche la sostenibilità è un’attitudine da vivere in sordina. Che finalmente ora si sostanzia anche in un vero e proprio bilancio. Ma non per esibizionismo: «Abbiamo scoperto di fare tante cose che nessun altro fa e che per noi sono normali, ma da buoni sabaudi non lo dicevamo a nessuno», dice Guido Gobino, quasi sottovoce, come gli ha insegnato il padre, che anziché criticare le scelte del figlio, come accade in ogni impresa familiare, tutt’al più si limitava a un delicato “io farei così”, guidandolo senza mai mortificarlo. «Per esempio noi assumiamo i figli dei nostri dipendenti, che sono per il 70% donne», spiega Gobino. «E a parte il cacao, che è l’unica cosa che viene da “fuori”, utilizziamo solo ingredienti locali, come le nocciole di langa, che da più di vent’anni acquistiamo dalle 97 aziende agricole che ci riforniscono da più di vent’anni». Prima di quella economica, viene la sostenibilità ambientale e sociale. Il legame col territorio che Guido Gobino ha respirato fin da bambino, quando nei fine settimana, in campagna dai nonni, passava i pomeriggi in oratorio ad assemblare le scatole per la Ferrero, che Gobino, lungi da qualsiasi velleità competitiva, cita come «l’università dell’attenzione alla sostenibilità». 

L’attenzione per il territorio implica il giusto profitto per gli agricoltori e l’occupazione per i figli dei dipendenti

È dalla Ferrero che ha imparato a garantire il lavoro anche alle seconde e terze generazioni, mutuando anche l’attenzione alla qualità delle materie prime e il rispetto per gli agricoltori: «Sarà per via delle mie origini contadine, ma loro devono essere i primi a guadagnare il giusto. È semplicemente buonsenso, altrimenti smettono o si mettono a coltivare altro». Questo vale non solo per le nocciole, ma anche per il cacao: «Seguiamo una filiera di certificazione per dare sostenibilità alla materia prima, che essendo una commodity è soggetta alla speculazione del mercato e chi ci rimette è sempre chi lavora la terra». Da dicembre del 2019 Guido Gobino si affida a un unico mediatore per la fornitura del cacao, scelto proprio per il modello di governance etico attraverso il riconoscimento di un prezzo equo, la garanzia dell’acquisto del raccolto, il sostegno alle produzioni che seguono un disciplinare agronomico e che garantiscono la produzione in agriforest, con condizioni di lavoro dignitose sia fondamentale per la sostenibilità e la qualità della vita di tutti. Le nocciole, utilizzate nel 70% dei prodotti di Guido Gobino, è la tonda gentile trilobata, universalmente riconosciuta come la migliore al mondo e prodotta esclusivamente sulle colline delle Langhe, Roero e Monferrato, secondo il rigido disciplinare del consorzio per l’Indicazione Geografica Protetta. «L’alleanza ormai ventennale coi produttori è proficua per entrambi: loro sono certi di vendere l’intera produzione e noi di avere la migliore materia prima. Credo che questo sia il miglior modello economico: alleanza, invece di concorrenza, alla ricerca delle migliori sinergie nel rispetto del territorio, da un punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale e culturale». Anche il latte è esclusivamente piemontese, lo zucchero italiano, mentre mandorle, pistacchi e scorze di agrumi arrivano dalla Sicilia. «Questo primo bilancio di responsabilità sociale è un debutto che mi fa molto piacere... anche perché se guardo i vari bilanci Rsi ci trovo sempre dentro tante parole ma pochi numeri». Quelli della Guido Gobino parlano, oltre che di ambiente, prima di tutto si inclusione, diversity e pari opportunità: «Fanno parte da sempre del nostro codice etico. È grazie a questo modello che abbiamo ottenuto ottimi risultati sociali: maggioranza di lavoro femminile, oltre il 70%, nessuna differenza di retribuzione per genere e bassissimo tasso di turnover. Il tasso di rientro dal congedo parentale, mi preme sottolinearlo, è del 100% e un terzo dei nostri impiegati ha meno di 35 anni. Ospitiamo anche tirocini formativi in collaborazione con l’università degli studi di Torino». Poi, certo, c’è l’attenzione all’ambiente: pannelli solari e un impianto di recupero di calore hanno consentito di ridurre drasticamente i consumi di energia nella storica fabbrica, insonorizzata «per ridurre l’impatto acustico degli impianti sul vicinato» e mantenuta nel centro di Torino «per favorire gli spostamenti dei nostri dipendenti e agevolando l’utilizzo di biciclette, mezzi pubblici o auto in condivisione». 

Per il packaging, vengono utilizzati solo materiali riciclati e riciclabili: dalla carta proveniente da foreste certificate e in parte riciclata all’alluminio, riciclabile all’infinito. L’acqua viene recuperata per il sistema di climatizzazione e gli scarti sono ridotti all’osso: i prodotti difettati vengono fusi e nuovamente colati in stampo e quelli male incartati (o con difetti estetici) vengono venduti come imperfetti di seconda scelta. Lo scarto in termini di quantità, quello delle bucce delle fave di cacao e dalle cuticole delle nocciole, viene ritirato da un’azienda agricola esterna, che le impiega in agricoltura. «Abbiamo avviato una collaborazione con il Politecnico di Torino per la ricerca sulla trasformazione e rivalorizzazione degli scarti», sottolinea Guido Gobino. «Anche l’olio di nocciole che impieghiamo nelle nostre creme spalmabili lo facciamo noi. Stiamo attenti a non sprecare nulla e a fare tutto in casa, come mi ha insegnato mio padre».

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