Yen symbol

I dati pubblicati martedì hanno mostrato che la misura dell’inflazione di fondo del Giappone – i prezzi al consumo al netto degli alimenti freschi – ha raggiunto il 2,8% in agosto.

L’inflazione giapponese, un caso a se stante

Chiunque abbia seguito i rialzi dei tassi occidentali probabilmente sta guardando il Giappone con un po’ di invidia: mentre la Federal Reserve (Fed), la Banca d’Inghilterra e le altre principali banche centrali hanno aumentato i tassi d’interesse per arginare l’inflazione, la Banca del Giappone (BoJ) non si è ancora mossa. Questo perché l’attuale inflazione arriva dopo una battaglia lunga tre decenni contro periodi di deflazione, ovvero di calo dei prezzi. Se non altro, il capo della BoJ è probabilmente contento di aver finalmente vinto la sua battaglia contro i prezzi sempre più bassi.

La bolla giapponese

Quando all’inizio degli anni ’90 è scoppiata l’immensa bolla del mercato azionario e immobiliare giapponese, si è creata la fase di deflazione che ha afflitto il Paese da allora. Quando i prezzi sono in calo, i consumatori tendono a tenersi stretti quello che hanno e a rimandare gli acquisti nella speranza che i prezzi scendano ulteriormente. Ma questo frena la spesa e spinge a sua volta i prezzi al ribasso, mettendo in moto una spirale negativa che alla fine danneggia le economie.

Lo Yen è ai minimi

Con la Fed che aumenta i tassi d’interesse e la BoJ che tiene duro, lo yen è sceso ai minimi da molti decenni rispetto al dollaro. Questa è una buona notizia per le aziende giapponesi: significa che i loro prodotti diventano più economici per gli acquirenti stranieri e che i loro guadagni all’estero vengono convertiti in yen a un tasso di cambio generoso. Questo potrebbe essere il motivo per cui il Nikkei 225, il benchmark dei titoli azionari giapponesi, è rimasto piuttosto stabile anche se gli indici statunitensi ed europei sono scesi. Ma è una cattiva notizia se si considera che il Paese importa gran parte del petrolio e del gas: un indebolimento dello yen non farà altro che rendere più costosa l’energia giapponese.