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L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha pubblicato mercoledì un rapporto in cui si stima che le esportazioni di petrolio russo siano diminuite il mese scorso. Dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Europa – di gran lunga il più grande mercato di esportazione di petrolio del Paese – sta gradualmente abbandonando il suo petrolio. E mentre il Medio Oriente e altri paesi continuano ad acquistare il viscido elisir del Paese, non ne hanno preso abbastanza per compensare la posizione di principio dell’Europa: l’AIE stima che le esportazioni giornaliere russe siano diminuite di 250.000 barili a giugno.

Qualcosa aiuta la Russia

Ma la Russia ha avuto una grazia di salvezza: il prezzo del petrolio è stato in media di 117 dollari al barile il mese scorso, mentre le forniture globali hanno continuato a non tenere il passo con la ripresa della domanda post-pandemia. Quindi, anche se la Russia ha esportato molto meno succo di terra scuro, il valore delle sue esportazioni di petrolio è aumentato di 700 milioni di dollari, superando i 20 miliardi di dollari a giugno (tweet).

Il quadro generale: più domanda, per favore

L’aumento del prezzo del petrolio sta già influenzando la domanda di questo prodotto più di quanto l’AIE pensasse in un primo momento, e questo potrebbe essere il motivo per cui l’agenzia ha abbassato le sue stime sulla domanda globale. L’agenzia ritiene che la domanda supererà i livelli pre-Covid l’anno prossimo, anziché quello in corso, e ha anche avvertito che l’indebolimento della domanda rappresenta un rischio reale per la ripresa globale, per non parlare della stabilità economica delle economie emergenti.

Spetta ai governi intervenire

Gli Stati Uniti stanno esortando i produttori mediorientali ad aumentare l’offerta, ma non è così semplice: L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno la capacità di aumentare la loro produzione giornaliera solo di 2,2 milioni di barili al giorno. Potrebbe sembrare molto, ma il mondo ne consuma circa 4 milioni all’ora. L’AIE raccomanda quindi ai governi di creare politiche proprie per limitare l’uso di energia, nel tentativo di mantenere le loro economie in carreggiata.