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in collaborazione con MYPlace Communications

Per uscire dalla pandemia si investe in consulenza

Negli ultimi mesi è cambiato completamente il modo di porsi sul mercato. Ecco perché aziende e studi professionali devono riqualificare le proprie competenze e aggiornarsi organizzativamente

6 Novembre 2021

Marina Marinetti
Per uscire dalla pandemia si investe in consulenza

Ora che la tempesta è passata non ci possiamo limitare a riordinare le cose e pensare di ritornare al pre-pandemia. Di questo le aziende e i professionisti sono diventati consapevoli, al punto che oggi si chiedono come cogliere l’occasione per fare quel salto di qualità organizzativo e di mentalità necessario, ma anche opportuno. I dipendenti hanno bisogno di aggiornare le proprie competenze (upskilling) e in alcuni casi di riqualificarsi completamente (reskilling), perché il proprio ruolo nell’organizzazione è mutato o non c’è più alla luce dei cambiamenti tecnologici e di mercato. I datori di lavoro si rendono conto che possono efficientare maggiormente la propria organizzazione e possono portare innovazione che crea maggior produttività e competitività sul mercato. Tutti sono consapevoli che è una grande occasione quella che si si presenta e richiede nuove competenze, flessibilità, coraggio. Come fare e su cosa investire? «Dobbiamo fare una distinzione tra le Pmi e le società medio-grandi», spiegano a Economy Mario Alberto Catarozzo, fondatore e amministratore delegato di MYPlace Communications (www.myp.srl) e Luciana Lauber, general manager della società. «Le prime stanno affrontando un momento importante di riorganizzazione che spesso parte dalle basi e necessitano di consulenza organizzativa negli aspetti manageriali di base, dove spesso mancano procedure solide e funzionigrammi e organigrammi aggiornati e soprattutto seguiti, fino ad arrivare al business plan e alla formazione interna».

E le aziende più grandi? 

Nelle aziende più grandi, invece, la richiesta è maggiormente di coaching per lavorare sulla mentalità delle persone, soprattutto dei manager e di formazione per portare in azienda nuovi contenuti manageriali. Per gli studi professionali le richieste spaziano dall’assistenza per le nuove start up, per la costituzione di reti tra professionisti o studi associati, fino ai passaggi generazionali in studio. Se escludiamo gli studi internazionali, per la maggior parte la necessità è di strutturarsi internamente in modo più manageriale e di avviare attività di marketing soprattutto sul web.

State rilevando una apertura degli studi verso le nuove tematiche come la sostenibilità e la responsabilità sociale?

Anche qui va fatta una distinzione tra gli studi professionali di grandi dimensioni, già organizzati come aziende e che hanno già avviato da tempo attività di marketing e di sviluppo interno di progetti, rispetto ai piccoli studi, i c.d. “studi boutique”, che sentono per ora l’esigenza fondamentale di aggiornarsi organizzativamente e di innovare per essere competitivi. I primi sentono e già stanno operando concretamente nel senso di essere “green” nel rispetto dell’ambiente, di attivare progetti che rendano l’attività sostenibile per i dipendenti e collaboratori, per esempio con progetti di lavoro flessibile (smart working) di tutela della gender diversity, della maternità, piani di crescita per i giovani, percorsi di formazione interna e molte altre iniziative. I secondi sono invece più focalizzati sulla digitalizzazione, sull’innovazione tecnologica e sulla riorganizzazione interna. 

Avete parlato di passaggi generazionali. Come le due generazioni nello studio professionale e in azienda stanno affrontando questa fase di cambiamento?

A volte ci sono anche tre generazioni nello stesso studio e nella stessa azienda. Se prima il professionista o l’imprenditore tendeva a resistere e rimanere operativo ai comandi fino a tarda età, a volte finché le gambe (letteralmente) lo reggevano, ora alla luce dei profondi cambiamenti culturali, tecnologici e di mercato i senior fanno un po’ fatica ad andare avanti con il bagaglio culturale a disposizione; la maggior parte di coloro che ha i capelli bianchi si sente stanco e soprattutto in difficoltà davanti al cambiamento, per cui sono più disposti di prima a lasciare il timone ai figli o ai soci giovani. A volte si riservano piccole nicchie di attività, mentre altre propendono per godersi la meritata pensione. È questa la ragione per cui in questo periodo storico si sono concentrati tanti passaggi generazionali sia in studio che in azienda. Noi abbiamo molte richieste in tal senso.

Per chiudere, se poteste dare in pochi punti delle indicazioni a chi deve ancora affrontare il cambiamento dal punto di vista organizzativo o di mentalità, cosa consigliereste?

A chi si trova a dover mettere mano alla propria organizzazione di lavoro e allo sviluppo del proprio business consigliamo senza dubbio di fare attenzione a cinque aspetti che sono davvero importanti per ogni progetto di crescita: 1. Prendersi del tempo di qualità per chiarirsi le idee prima di partire in qualunque direzione; 2. Mettere per iscritto i propri obiettivi e riprenderli in mano a più riprese dopo averli fatti decantare per un po’ di tempo; 3. Cercare di vedere la situazione da punti di vista diversi, da prospettive diverse prima di agire; 4. Circondarsi dei migliori collaboratori possibili, sia dal punto di vista di competenze professionali che personali; 5. Cercare i migliori consulenti, perché il migliore investimento è trovare le persone giuste che ci cambiano la vita e il business.

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