Quantcast

pronti? ripartenza, via!

Altro che “cinesate” la qualità è made in China

Produrre con il proprio marchio nel Far East, senza compromessi: se lo fa Apple, si può fare. L’importante è avere un partner che sappia muoversi su un terreno non alla portata di tutti. Come fa China-Wi

Marina Marinetti
Altro che “cinesate” la qualità è made in China

Se vogliamo ripartire davvero, la cosa migliore è farlo là dove la ripartenza è già avvenuta: in Cina. Perché la cosiddetta “fabbrica del mondo” non si è mai fermata davvero e la supply chain è tutt’altro che interrotta. E se la complessità della situazione non lascia spazio a improvvisazioni, meglio affidarsi a chi in Cina è già in grado di muoversi agilmente, trovare produttori affidabili, garantire la qualità dei prodotti. «Noi lo facciamo da vent’anni, siamo leader in Asia per la ricerca, il design e lo sviluppo di prodotti a marchio e di licenza», conferma  a Economy Roberto Del Monaco, ceo di China-Wi. Selezionare il miglior fornitore in termini di qualità/ prezzo, di certificazioni e affidabilità della struttura produttiva, sono tra le priorità di China-Wi: «Lavoriamo con i più importanti marchi gestendo l’intera catena di fornitura, dalla ricerca alla produzione e certificazione, sino alla creazione del packaging e a tutti i problemi legati alla logistica, illustrando gli scenari con le differenze relative a tempi di transito e costi e supportando il cliente nella selezione dell’opzione più adatta alle sue esigenze». 

China-Wi è leader in Asia per la ricerca, il design e lo sviluppo di prodotti a marchio e di licenza e segue i clienti in tutto il processo

Due team rigorosamente trilingue (italiano, cinese e inglese), uno a Roma e l’altro a Shanghai, e un’expertise pluriennale, China-Wi offre ai propri partner commerciali un servizio “chiavi in mano” (o, se preferite, senza pensieri), che parte dal disegno del prodotto e arriva alla consegna in Italia. Pratiche doganali comprese: «Ci relazioniamo direttamente con l’agenzia doganale per fornire tutta la documentazione e le certificazioni necessarie all’importazione e all’immissione del prodotto nel territorio italiano, supportando il cliente nella procedura di verifica e rilascio merce».

Ma la particolarità di China-Wi non sta solo nella “comodità” del servizio offerto ai propri partners: «I nostri competitor si limitano a trovare prodotti gia esistenti in Cina e offrirli ai clienti, noi no», sottolinea Del Monaco. «La nostra struttura ha una peculiarità: supportare tutti coloro che vogliono realizzare il loro prodotto a marchio, con un progetto tailor made. Stiamo dietro le quinte, rendiamo efficaci e semplici gli acquisti dal Far East». Non solo Cina, quindi: «Abbiamo base a Shanghai, ma operiamo con siti produttivi anche in India, Vietnam e Malesia. Le scelte vengono fatte in virtù dell’economia di scala, di qualità produttiva, dazi e capacità produttiva. I guanti in lattice, per esempio, è meglio farli in Malesia, dove ci sono le piantagioni, piuttosto che in Cina, che deve importare la materia prima. Peraltro siamo flessibili e non vincolati a categoria merceologica. Andiamo dai nostri clienti per essere loro partner nello sviluppo del loro prodotto a marchio, che se un tempo era sinonimo di convenienza, oggi ha una valenza strategica di qualità, un elemento di distinzione». 

Altro che “cinesate”: «La Cina ha industrie in grado di produrre vari livelli di qualità e di conseguenza di prezzo. Della scarsa qualità della cosiddetta “cinesata” la vera responsabilità è di chi pretende che un fabbricante produca a tutti i costi, forzando la leva del prezzo. Il prodotto vale quello che viene pagato. Quindi l’assioma Cina=scarsa qualità è errato. Anche Apple produce in Cina, eppure si tratta di prodotti premium, certo tutt’altro che economici», puntualizza il ceo di China-Wi. E aggiunge: «La capacità della nostra struttura sta proprio nel mettere in condizione il cliente di poter realizzare il suo sogno di portare sul mercato il proprio prodotto a marchio cercando l’equilibrio ottimale tra prezzo e qualità. Per farlo bisogna avere una competenza sia di prodotto che di mercato». 

Il team in Italia, composto da product manager esperti nelle diverse categorie merceologiche, in particolare, è costantemente in contatto con il cliente e supervisiona ogni fase della supply chain, dallo sviluppo del prodotto e il reperimento delle certificazioni necessarie, fino alla gestione della logistica e delle operazioni doganali. In Cina, invece, il team si occupa della ricerca del miglior fornitore in termini di qualità/prezzo. Svolge ricerche di mercato per tenere i clienti costantemente aggiornati sui nuovi trend. Gestisce la comunicazione con i fornitori e visita periodicamente i vari siti produttivi per effettuare il controllo di qualità. 

Uno dei valori aggiunti dell’azienda è proprio il controllo di qualità interno. «Le nostre risorse in Cina si occupano personalmente di visitare i siti produttivi più volte durante il processo: prima della produzione, per il controllo delle materie prime, dei macchinari e delle condizioni lavorative nella fabbrica; durante la produzione, per verificare che tutto proceda come previsto; a fine produzione, per verificare che il prodotto finito sia conforme ai criteri stabiliti dal cliente», spiega Del Monaco. «Operiamo nell’interesse dei nostri partner commerciali servendoci di test di qualità che ci consentono di ridurre sensibilmente i rischi legati all’aspetto qualitativo e alla sicurezza dei materiali utilizzati e quindi dei prodotti finali sviluppati». E su ogni prodotto viene garantita la verifica e la certificazione dei maggiori enti internazionali (Intertek, Tüv, Bureau Veritas, SGS), assicurando la conformità dei prodotti realizzati nel rispetto del diritto vigente nei paesi serviti. «Il controllo qualità è la chiave della cassaforte».

https://china-wi.co
info@china-wi.net

Un know-how che si trasmette... in franchising

Qual è l’asset più prezioso per un’impresa? Indubbiamente il know-how. Che China-Wi ha deciso di condividere diventando (anche) franchisor: «Sfruttando la nostra esperienza nel settore e le nostre strutture, è possibile aprire virtualmente un’attività di trading internazionale in Cina», spiega a Economy Gianluigi Di Giorgio, Partner di China-Wi. «Abbiamo il grande vantaggio di aver creato, fin dal nostro primo giorno di attività, un gestionale su misura al quale possono accedere i nostri clienti, e da oggi i nostri franchisee. Ci rivolgiamo a imprenditori e giovani che vogliano iniziare a fare trading internazionale, senza dover andare in Cina e avviare una propria struttura e senza investire grandi cifre: la fee di ingresso è di appena 14.500 euro». Nel gestionale ci sono oltre 100mila prodotti già “collaudati”, con schede tecniche, prezzi, dimensioni dell’imballo e peso: «Si può immediatamente calcolare sia il costo del prodotto che del trasporto aereo, via mare o via treno», continua Di Giorgio. «Mettiamo a disposizione tutto il nostro team: supply chain, ufficio fatturazione, certificazioni, interfaccia con agenzie doganali e i nostri product manager con expertise importanti su diverse categorie merceologiche, dall’arredamento all’abbigliamento, dal pet all’elettronica». In più non viene richiesta alcuna royalty: «I costi fissi sono tutti a nostro carico, visto che già abbiamo gli uffici, i dipendenti, ecc. Al limite esistono costi variabili, ma parliamo di cifre irrisorie». Per usufruire degli uffici di Roma e Shanghai la fee giornaliera non supera i 200 euro, e ce ne vogliono al massimo 500 per la ricerca di nuove categorie merceologiche o prodotti speciali, mentre il contributo per le campagne social e web marketing è di 150 euro al mese.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400