Se l’Italia tornerà al nucleare, non partirà da zero. Dietro la lunga stagione del decommissioning è rimasto infatti un patrimonio di competenze tecniche, ingegneristiche e regolatorie che oggi, con il ritorno dell’atomo nel dibattito energetico nazionale, acquista un significato nuovo.
Sogin, il patrimonio di competenze del nucleare italiano
Una parte importante di questo patrimonio è custodita in Sogin, la società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Una realtà nata per accompagnare il Paese nella chiusura della precedente stagione nucleare, ma che nel tempo ha sviluppato conoscenze e professionalità destinate ad avere un peso crescente anche nelle scelte future.
Tre anni di utili e decommissioning al 47,7%
A raccontare l’evoluzione della società sono anzitutto i numeri dell’ultimo triennio.
Sotto la guida dell’amministratore delegato Gian Luca Artizzu, Sogin ha chiuso tre bilanci consolidati consecutivi in utile. Nel 2025 il risultato netto ha raggiunto 2,566 milioni di euro, con un EBITDA di 26,74 milioni, al termine di un percorso avviato nel 2023 in presenza di rilevanti criticità economiche, organizzative e regolatorie.
Al risanamento dei conti si è accompagnata una crescita delle attività industriali. Al 31 dicembre 2025 l’avanzamento complessivo del programma di decommissioning ha raggiunto il 47,7%, considerando l’insieme delle attività che compongono la missione di Sogin: messa in sicurezza degli impianti, gestione del combustibile, smantellamento, trattamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi.
Gare per circa un miliardo di euro
Sul fronte degli investimenti, nel triennio sono state portate a gara attività per circa un miliardo di euro. Nel 2026 il valore dei bandi ha registrato un’accelerazione significativa rispetto alla media storica, mentre nei siti sono avanzati cantieri di particolare complessità, compresi interventi sui vessel degli impianti.
Anche il perimetro delle responsabilità della società si è progressivamente ampliato.
A Sogin sono state affidate le attività di decommissioning del reattore RTS-1 “Galileo Galilei” del CISAM e le operazioni legate al rimpatrio negli Stati Uniti delle materie nucleari fissili contenute nel convertitore EURACOS dell’Università di Pavia. A questi incarichi si affiancano dossier centrali per il sistema nazionale, dalla gestione del combustibile nucleare al Deposito Nazionale e Parco Tecnologico.
Il capitale umano come asset strategico
Si tratta di attività ad altissima specializzazione, nelle quali ingegneria, radioprotezione, sicurezza, regolazione e processi autorizzativi devono procedere insieme. È proprio questa stratificazione di conoscenze, maturata sul campo e difficilmente replicabile in tempi brevi, a rappresentare oggi uno degli asset principali di Sogin.
Negli ultimi anni la società ha investito anche sul capitale umano. Il nuovo piano ha previsto 102 assunzioni, 65 delle quali già effettuate nei siti, mentre le ore di formazione sono passate dalle circa 16 mila del 2022 a quasi 23 mila nel 2025. Parallelamente sono state rafforzate le collaborazioni con università e mondo della ricerca, con l’obiettivo di consolidare competenze che il mercato italiano offre oggi in misura limitata.
Sogin guarda anche all’estero
Un percorso che ha avuto una proiezione anche internazionale. Sogin ha rinnovato il proprio ruolo di Collaborating Centre dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e sviluppato rapporti con importanti operatori esteri del decommissioning. Le esperienze maturate nella gestione della grafite, nella radioprotezione, nei rifiuti radioattivi e nel combustibile nucleare hanno contribuito a rafforzarne il posizionamento in un settore nel quale affidabilità e competenza si costruiscono nel corso degli anni.
Il ritorno del nucleare cambia lo scenario
Ed è proprio il fattore tempo a rendere questa fase particolarmente significativa.
Per decenni il compito di Sogin è stato associato soprattutto alla gestione dell’eredità nucleare italiana. Oggi lo scenario sta cambiando. Il ritorno dell’atomo nell’agenda energetica pone infatti una domanda più ampia: quali competenze possiede già il Paese e quali dovrà ricostruire per affrontare una nuova stagione nucleare?
In questo quadro, Sogin rappresenta uno dei principali presìdi nazionali nei quali il know-how del settore è stato mantenuto, aggiornato ed esercitato con continuità. Le conoscenze maturate nel decommissioning, nella radioprotezione, nella gestione del combustibile e dei rifiuti costituiscono una base industriale che può assumere rilievo ben oltre la chiusura delle vecchie centrali.
È quindi sul valore di questo patrimonio che si gioca una parte importante della fase che si apre.
I programmi in corso hanno orizzonti pluriennali, coinvolgono cantieri complessi, nuovi incarichi e relazioni consolidate con autorità, istituzioni e interlocutori internazionali. La conoscenza dei dossier e la capacità di accompagnarli nel tempo diventano, in questo contesto, elementi essenziali per evitare rallentamenti e dispersioni di competenze.
Il 25 settembre il rinnovo dei vertici
Anche i prossimi passaggi nella vita della società andranno inevitabilmente letti alla luce di questo percorso: dei risultati raggiunti, delle responsabilità assunte e della necessità di dare stabilità a una fase industriale già avviata. Un primo segnale lo si avrà nell’Assemblea dei Soci in programma il 25 settembre, appuntamento rimandato per la quinta volta, dove si esprimeranno i vertici aziendali del prossimo triennio.
Dopo tre anni di risanamento, investimenti e rafforzamento delle professionalità, la sfida è oggi preservare quanto costruito e mettere questo patrimonio al servizio del futuro energetico del Paese.
Perché una nuova stagione nucleare richiede tecnologie, investimenti e infrastrutture. Ma prima ancora richiede competenze, esperienza e memoria industriale. E sono proprio questi gli asset che richiedono più tempo per essere costruiti e che sarebbe più difficile ricostituire una volta dispersi.
















