Sociale, Il Papa frusta il potere “Il Terzo Settore è un palliativo”

 
Scomodo fino in fondo, Papa Francesco. Scomodo sul modello di Gesù Cristo, quando rimproverava i farisei ,“sepolcri imbiancati” di una falsa moralità o, quanto meno, deboli interpreti di una solidarietà a scartamento ridotto. Parlando ai giovani economisti virtualmente riuniti ad Assisi per “L’economia di Francesco” – la “Davos cattolica”, com’è stata ribattezzata la kermesse, rievocando quella che annualmente vede riuniti sulle Alpi svizzere i potenti dell’economia mondiale – il Papa non ha fatto sconti a nessuno.
E ha osato la franchezza di togliere al potere costituito l’alibi morale che per esso è rappresentato dal volontariato e da tutte le altre forme di solidarismo che ricorrono nella parte più sensibile della società civile ma non bastano a risolvere i problemi sociali e sortiscono l’effetto paradossale di anestetizzare l’allarme sociale verso gli emarginati, i poveri e gli esclusi e legittimare l’indifferenza della politica.
Ma cos’ha detto il Papa? Ha detto che non basta “puntare sulla ricerca di palliativi nel terzo settore o in modelli filantropici. Benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare». Infatti, non si tratta «solo o esclusivamente di sovvenire alle necessità più essenziali dei nostri fratelli. Occorre accettare strutturalmente che i poveri hanno la dignità sufficiente per sedersi ai nostri incontri, partecipare alle nostre discussioni e portare il pane alle loro case». E questo è «molto più che assistenzialismo: stiamo parlando di una conversione e trasformazione delle nostre priorità e del posto dell’altro nelle nostre politiche e nell’ordine sociale».
Fin qui il Papa. Che, intendiamoci, non biasima né scoraggia il volontariato della porta accanto, che tanti piccoli problemi attutisce e talvolta risolve. Ma lo riconduce nello spazio che pur meritevolmente occupa: appunto lo spazio di un palliativo. Per guarire le società dall’ingiustizia sociale, per curare le piaghe di una povertà reale che le statistiche non rilevano e le cronache deformano, riducendola troppo spesso a un florilegio di casi limite che lasciano nell’ombra l’ordinaria disperazione di tanti, occorrono scelte politiche di differente riallocazione delle risorse pubbliche e in parte private. Una volta di più, qui non è in ballo la politica. Qui c’è il richiamo, ineludibile per i credenti, al dettato evangelico. Al biasimo evangelico per la facile carità marginale dei ricchi, che si salvano l’anima – o credono di farlo – regalando del proprio superfluo. La provocazione del Papa interpella il falso buonismo di chi ciancia di solidarietà dal calduccio del propri salotti, adotta a distanza – a prudente distanza – due o tre bambini poveri dell’Africa nera, al prezzo di uno smartphone nuovo ritenendosi così a posto con la propria coscienza. Non basta, ci ricorda Francesco. Ovvio che molti ce l’abbiano con lui.
E c’è di più: il Terzo Settore potrà sentirsi punto sul vivo dalle parole del papa, che tuttavia gli riconosce un ruolo “cruciale”. Nel mirino ci sono anche quei modelli “filantropici” che oggi impazzano nel mondo della finanza, pronto a blaterare di responsabilità sociale dell’impresa nel momento stesso in cui però teorizza il diritto dei capi azienda di guadagnare mille volte in più dell’ultimo operaio e dei soci di pagarsi ricchi dividendi nel momento stesso in cui la loro società taglia gli organici e manda famiglie sul lastrico. Troppo facile: sono “modelli filantropici” che nessuno dovrebbe pensare di poter prendere ancora a modello…