di Diletta Talenti
L’Italia è nel pieno di un’epidemia silenziosa: quella della distrazione digitale. I cittadini trascorrono in media tra le tre e le quattro ore al giorno incollati ai dispositivi mobili, con effetti sempre più documentati sulle capacità cognitive e sulla vulnerabilità alla manipolazione. Un fenomeno che corre parallelo alla crescita esponenziale del mercato del benessere mentale, tra investimenti record in terapie psicologiche, consumo di psicofarmaci e la riscoperta di discipline millenarie provenienti dall’Oriente.
I numeri globali confermano la tendenza: oltre il 50% dei praticanti di yoga dedica almeno 45 minuti alla disciplina, con circa 14 milioni di praticanti over 50 nei soli Stati Uniti. Tra i giovani adulti di 18-29 anni la crescita raggiunge il 19%, sebbene la maggior parte delle pratiche resti concentrata sul benessere fisico piuttosto che sugli aspetti meditativi.
A lanciare l’allarme è Claudio Pelloni, esperto di Kundalini Yoga e autore di due pubblicazioni specialistiche, che individua nella perdita di concentrazione il vero pericolo dell’era digitale. “La concentrazione è sotto attacco attraverso gli smartphone e tutta una serie di meccanismi che cercano di allontanarci dalla nostra attenzione. Se non siamo concentrati, siamo manipolabili. Se non vuoi essere manipolato, aumenta la tua concentrazione”, afferma.
Il percorso di Pelloni affonda le radici in un’esperienza personale drammatica: oltre vent’anni fa, un grave incidente motociclistico lo avvicina a pratiche riabilitative affini allo yoga. “Ho scoperto che se smettevo di allungare e lavorare sul corpo, gli infortuni e le ricadute fisiche erano molto frequenti, mentre praticando con continuità riuscivo ad avere una vita normale”, racconta.
La svolta decisiva arriva dodici anni fa, durante un periodo segnato da difficoltà economiche e familiari, quando Pelloni incontra il Kundalini Yoga. “È stato un punto di svolta. Il Kundalini agisce su più livelli: non solo sul corpo, ma anche sugli stati emotivi e mentali della persona”, spiega.
Le tecniche tradizionali di questa disciplina comprendono pratiche avanzate: sospensioni respiratorie, manipolazioni energetiche chiamate bandha, mudra evoluti, posizionamenti specifici di lingua e corpo, forme raffinate di Trataka e utilizzo consapevole del suono. Nei livelli superiori, queste metodologie vengono integrate per regolare con precisione i sistemi nervoso simpatico e parasimpatico.
“Si tratta di pratiche che richiedono studio, preparazione fisica e una guida competente”, precisa Pelloni. “Non sono tecniche commerciali, perché implicano impegno e continuità, ma proprio per questo si rivelano molto più efficaci e proficue nel lungo periodo”.
A supporto di queste affermazioni, una ricerca del Kundalini Research Institute ha dimostrato che la pratica aumenta le dimensioni dell’ippocampo negli adulti anziani, confermando scientificamente i benefici neurologici della disciplina.
L’approccio proposto da Pelloni è rigorosamente laico e, per sua stessa definizione, tecnologico. “Il Kundalini Yoga è una tecnologia dell’essere umano”, spiega. “Agisce su corpo, respiro, suono e attenzione, producendo effetti misurabili sulla coscienza”. Una metodologia che distingue nettamente religione e spiritualità, considerando la prima come sistema di credenze e la seconda come dimensione universale dell’esperienza umana.
La preparazione fisica, sottolinea l’esperto, è il prerequisito indispensabile per accedere agli stati meditativi profondi: occorre la capacità di rimanere immobili per almeno 30 minuti senza disturbi corporei. “Se cominciano dolori al ginocchio, alla schiena o al collo, questi ti portano verso il dolore del corpo e non ti permettono di andare verso la concentrazione assoluta”, chiarisce.
I risultati, secondo Pelloni, trascendono qualsiasi gratificazione materiale: “Ho girato il mondo, ma non ho mai trovato la felicità che ho trovato nel mio tappeto di casa. Quel grado di felicità non lo puoi trovare in nessuna parte del mondo e con nessuna quantità di denaro. Quella zona te la devi guadagnare, e non si guadagna con cifre assurde”.
















