Lo smart working in Italia ha rivoluzionato il modo di lavorare, ma non in tutti i settori si è diffuso con la stessa intensità. Se nelle aziende tecnologiche e nei servizi digitali il lavoro da casa è ormai parte integrante dell’organizzazione, in settori come manifattura, commercio o sanità rimane un’opzione rara, spesso difficile da applicare per la natura stessa delle mansioni.
Smart working Italia, diffusione tra i settori
Secondo le stime dell’Istat basate sul Censimento permanente 2023, il lavoro agile ha trovato terreno fertile soprattutto nei servizi dell’informazione e comunicazione, dove oltre il 60% degli occupati ha sperimentato almeno un giorno di lavoro a distanza. Qui rientrano attività editoriali, telecomunicazioni, sviluppo software e servizi informatici, settori dove la digitalizzazione e la connettività permettono di svolgere gran parte delle attività senza presenza fisica in ufficio. Anche le attività finanziarie e assicurative, le Organizzazioni e organi extraterritoriali e le attività professionali, scientifiche e tecniche mostrano un’incidenza significativa dello smart working, grazie alla possibilità di gestire processi, dati e clienti da remoto. Studi legali, commercialisti, consulenti del lavoro e centri di assistenza fiscale hanno così potuto integrare il lavoro da casa nelle loro routine quotidiane.
Il lavoro agile resta marginale, ecco dove
Al contrario, in molti altri settori italiani il lavoro agile resta un fenomeno marginale. Attività che richiedono contatto diretto con il pubblico, lavoro manuale o presenza costante in luoghi specifici vedono percentuali di smart working estremamente basse. Questo accade in particolare in ambiti come i servizi domestici, l’ospitalità e la ristorazione, l’agricoltura e la sanità, dove la fisicità è insostituibile. Anche all’interno delle professioni, lo smart working è fortemente correlato al grado di specializzazione: le mansioni altamente qualificate, che richiedono competenze avanzate e autonomia decisionale, registrano un utilizzo maggiore, mentre i lavori operativi o esecutivi, soprattutto manuali, rimangono legati al luogo di lavoro.
Smart working, differenze tra grandi città italiane
In alcuni grandi Comuni la situazione è decisamente diversa nelle tre classi considerate, in altri le fasce di età influiscono poco sull’incidenza del lavoro a distanza. A Bari, ad esempio, i valori per classi di età si attestano su livelli simili: 14,1% per gli under 30, 15,1% per gli occupati tra i 30 e i 49 anni, 14,5% per gli over 49. Situazione simile a Catania (10,6% 15-29, 11,3% 30-49, 10,5% 50 e più) e a Ravenna (11,7%, 10,5%, 10,6%). A Milano, invece, le persone che nel 2023 hanno lavorato in modalità agile alcuni giorni nelle quattro settimane precedenti la rilevazione censuaria variano fortemente in funzione dell’età. I giovani adulti (30-49 anni) superano il 44%, gli occupati della generazione Z e quelli dai 50 anni in su arrivano, rispettivamente, al 32,4% e al 33,1%. Stesso andamento a Bologna ma con livelli diversi: 19,1% per i più giovani, 31,6% per gli occupati in età adulta, 25,6% per il segmento più maturo.
















