di Vincenzo Petraglia

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, a partire dai sempre più lunghi periodi di siccità e dagli eventi meteorologici estremi che colpiscono sempre più di frequente il pianeta ad ogni latitudine. Fenomeni che non risparmiano neppure il nostro Paese, dove gli eventi estremi si moltiplicano e per il quale il 2022 ha rappresentato l’anno più caldo e secco degli ultimi 65 anni. E dove il 70% della Sicilia, il 57% della Puglia, il 58% del Molise e il 55% della Basilicata sono a rischio desertificazione, anche se neppure il Nord del Paese è ormai esente da questi tipi di rischi. Il Piemonte, per esempio, è tra le regioni con il maggior deficit idrico in Italia: le falde acquifere sono ai minimi storici e i bacini dei fiumi registrano gravi carenze, come evidenziano i più recenti rapporti idrologici dell’Arpa. Le cause, appunto, il caldo e la mancanza di pioggia. Da qui l’urgenza di soluzioni per il sistema irriguo e di proposte innovative con applicazione in ogni ambito della società, per non disperdere l’acqua e raccoglierla. Un progetto che prevede il riutilizzo delle acque reflue e piovane depurate è quello messo a punto a Suno, in provincia di Novara, da Sintra, società benefit specializzata nell’ideazione e realizzazione di sistemi innovativi di trattamento dell’aria di grandi spazi civili e industriali con tecnologie brevettate, come Mixind, che permette un risparmio in costi energetici fino all’80%. Inventata nel 1981 da Marco Zambolin, fondatore e attuale presidente dell’azienda, testata e perfezionata per ben 15 anni prima di essere introdotta ufficialmente sul mercato e installata nei primi impianti industriali, questa tecnologia si basa su criteri di ricerca e metodi di calcolo del tutto innovativi e consente di riscaldare o climatizzare grandi ambienti – civili e industriali – con grande efficienza, senza spreco di energia, grazie alla capacità di omogeneizzare tutte le temperature mettendo in movimento controllato tutto il volume dell’aria dell’ambiente.

Circa un anno fa, con un investimento di 6 milioni di euro, l’azienda inaugurava il suo Expertise & technology center (Etc), pensato per accogliere tutta l’attività di ricerca e sviluppo ed, entro il 2025, anche l’attività produttiva, attualmente ospitata a poca distanza, nello stabilimento di Fontaneto D’Agogna. Il nuovo centro è a tutti gli effetti una green factory in scala reale costruita con tutti gli accorgimenti possibili di risparmio, recupero e autoproduzione di risorse, che include un sistema di gestione virtuosa dell’acqua. La fabbrica è l’esempio reale di come un edificio possa recuperare e riutilizzare l’acqua, piovana e reflua.

«Con il nostro Etc volevamo dimostrare che produrre senza sprecare risorse è possibile ed è un modello replicabile in gran parte degli edifici industriali e civili», spiega Zambolin, che ha fondato Sintra nel 1995. «L’Etc è stato inaugurato a maggio 2022 e, a distanza di un anno, il nostro stabilimento da 63mila metri cubi ha raggiunto l’obiettivo, mostrandosi indipendente, sia per quanto riguarda l’acqua, sia per l’energia necessaria al riscaldamento».

Come? In sintesi, il procedimento è raccogliere le acque reflue e piovane e, una volta depurate, riutilizzarle. Il rigoglioso biolago che accoglie i visitatori in arrivo nella green factory è la chiave di questo processo: uno specchio d’acqua di fitodepurazione, grande duemila metri cubi, in cui confluiscono acque nere e pioggia, abitato da una grande varietà di pesci, trote ed esemplari di storione in particolare, che necessitano di acque pulite e testimoniano quindi l’ottimo funzionamento della fitodepurazione. Piante appositamente scelte e disposte in sequenza secondo le loro qualità depurative svolgono il compito di purificare l’acqua, che viene così restituita allo stabilimento e riutilizzata per tutti gli utilizzi. Inoltre, il biolago serve anche allo stoccaggio dell’acqua per alimentare il sistema antincendio di cui tutti gli stabilimenti produttivi devono essere dotati per legge.

«A differenza della fossa biologica», sottolinea Zambolin, «in cui il sistema di smaltimento avviene in corsi d’acqua sotterranei che sono causa di inquinamento, un bacino per la fitodepurazione garantisce l’equilibrio dell’ecosistema ed è più sostenibile per l’ambiente».

Le pompe di filtraggio del biolago e del pozzo per la riserva di acqua, utile in caso di persistente siccità, funzionano con l’energia elettrica generata dai pannelli solari. Tutta la green factory è alimentata da un impianto fotovoltaico. Lo stabilimento si riscalda d’inverno, recuperando l’energia del sole e trasmettendola all’interno con una pompa di calore a basso consumo; mentre d’estate il raffrescamento avviene con un sistema di superventilazione. L’uniformità della temperatura e l’assenza di dispersione sono garantite dal sistema di pulsione dell’aria Mixind, brevettato da Sintra, un sistema scelto e applicato presso importanti strutture civili e produttive in tutto il mondo. Fra queste la Paris La Défense Arena, la struttura polivalente situata a Nanterre che durante le Olimpiadi del 2024 sarà trasformato in piscina per alcune competizioni di nuoto e pallanuoto.

«La nostra green factory dimostra che innovazione tecnologica e natura possono e devono giocare insieme, una a favore dell’altra», spiega il presidente Zambolin. «I dati ci dicono che oggi la siccità non è più un problema temporaneo, è una condizione sempre più permanente, ed è indispensabile dotarci di soluzioni nuove per una gestione oculata dell’acqua. Abbattere gli sprechi, ridurre i consumi e riuscire ad autoprodurre risorse comporta un minor impatto ambientale e anche un risparmio sui costi di gestione».

Il biolago di Sintra è il biglietto da visita dello stabilimento di Suno, alle porte di Novara. Si trova nelle vicinanze del Lago Maggiore, quindi gode di un clima simile a quello lacustre, particolarmente favorevole alla coltivazione delle piante acidofile. «Il parco che circonda il nostro stabilimento», spiega Sonia Zambolin, biologa laureata alla Sorbona e responsabile della transizione ecologica dell’azienda di famiglia, «ospita un migliaio di piante di azalee di 21 varietà diverse, 500 rododendri (17 varietà), camelie, 6 varietà di ortensie, 12 varietà di Mollis, 4 varietà di Calmie, 2 Picea Albertiana conica, una particolare varietà di Weigela,  e poi una quarantina di nandine, dette anche Bambù sacro, oltre a 2mila piante di iperico, un roseto (con 60 piante di 3 varietà), 150 lauri, 22 photinie. E anche molti alberi: 2 esemplari di gleditsia, 2 salici piangenti, 2 prunus, 90 Leylandii, circa 10 aceri di diverse varietà, 2 albizzie, 3 cornus. La vegetazione continua anche dentro lo stabilimento con aiuole e giardini pensili dove ci sono tante piante tropicali che necessitano di una temperatura costante, garantita dalle tecnologie Mixind. Mentre nel biolago si trovano 15 varietà di ninfee e 5 tipi di fiori di loto». 

È un’ampia biodiversità che rispecchia sia la passione degli imprenditori per i viaggi e la natura, sia la volontà di trasmetterne e condividerne il valore, migliorando al contempo anche le condizioni ambientali dei collaboratori che lavorano nell’Etc, al cui interno prosperano rigogliose aiuole e giardini pensili. Un approccio sicuramente virtuoso quello di Sintra, che nel 2022 ha messo a segno un fatturato aggregato (il gruppo è composto dalle due società Sintra Benefit Italia e Sintra France, per un totale di circa 50 dipendenti ) pari a 14,8 milioni di euro, contro i 9,3 milioni dell’anno precedente. Un modello da prendere ad esempio ed esportare il più possibile al tessuto imprenditoriale italiano, per una reale e più decisa transizione green.

www.sintra-mixind.com