Sicily By Car

Se i sondaggi sulla memoria collettiva dei marchi aziendali in Italia utilizzassero metodi d’indagine non convenzionali, si scoprirebbe che tra le immagini più note agli italiani c’è senza dubbio il sorriso luminoso di un signore con i capelli grigi, abbronzato, inappuntabilmente in giacca (spesso azzurra) e cravatta: Tommaso Dragotto. Un personaggio unico nel suo genere. Incarnazione del genio imprenditoriale italico, in versione siciliana. Patron dell’azienda che ha fondato a Palermo ancora ragazzo, tuttora unico imprenditore privato (qualche epigono c’è, ma piccolo) in un settore, l’autonoleggio, dominato da poche multinazionali. Ha dato a nolo la prima auto a 17 anni, quando lui stesso non aveva ancora la patente. E oggi è capo e azionista unico di un piccolo colosso con 160 milioni di euro di fatturato 2022, un utile netto consolidato di 39,9 milioni, oltre 500 dipendenti, 12.500 mila autovetture, 56 uffici tra Italia ed estero, già presente in Albania direttamente oltre che a Malta, in Francia, Austria, Polonia e Montenegro, in forza di accordi con partner strategici. Un piccolo colosso che nel 2022 ha effettuato 550 mila noleggi.

Ebbene: Tommaso Dragotto, l’uomo che da trent’anni sorride agli italiani dai manifesti 6×3 di tutta Italia, l’imprenditore che ha preceduto Ennio Doris, Francesco Amadori e Giovanni Rana nella scelta fulminante di “mettere la faccia” sul marchio della sua azienda, all’alba degli 85 anni compiuti a gennaio (arrivarci, nella sua forma!) ha deciso di dare in sposa la sua figlia imprenditoriale al mercato. E andare in Borsa. E non è un colpo di testa: è una strategia lucida, lungimirante e ambiziosa, annunciata due anni fa proprio sulle pagine di Economy, anzi di Investire, per rivolgersi al mercato finanziario e dire: “Stiamo arrivando, aspettateci”. 

Era il settembre del 2021, e in un’intervista al mensile di finanza pubblicato dalla nostra casa editrice, l’imprenditore annunciò: «Ne ho già parlato con il consiglio d’amministrazione e i sindaci: nel nostro futuro continua a esserci, come ho deciso e comunicato entrando nel progetto Elite, la quotazione delle azioni della mia azienda sul mercato». Lo disse e l’ha fatto, a dispetto della seconda ondata del Covid, dell’inflazione, del caro-petrolio e della guerra.

L’operazione con cui oggi SbC – la sigla che riassume appunto il brand Sicily By Car – approda al mercato finanziario è sofisticata, vantaggiosa per tutti ed estremamente qualificante. Merita una spiegazione, perché è in corso mentre queste righe vengono scritte e potrebbe “fare scuola” per le medie imprese italiane desiderose di aprirsi al capital market.

La qualità aziendale di SbC e la peculiarità dell’imprenditore Dragotto – dopo la sua decisione di aprirsi al mercato entrando nel programma Elite di Borsa Italiana – hanno attratto l’attenzione di molti investitori. Ma chi si somiglia si piglia, dice il proverbio. Ed in effetti la fisionomia del partner che accompagna SbC al listino è affine, per caratura imprenditoriale e concretezza, a quella di Dragotto: si tratta di  Giovanni Cavallini, Attilio Arietti, Davide Milano ed Enrico Arietti. Un poker d’assi della finanza d’impresa, notissimo al mercato. Cavallini, “anima” di Interpump, tuttora una delle più belle storie di successo del “sistema Tamburi”; Arietti, padre e figlio, commercialisti e revisori, tra i primi italiani ad intuire la forza delle “Spac”, le società-veicolo che acquistano imprese per quotarle; Davide Milano, il loro più giovane partner, già profilatissimo per competenze e innovazione.

Funzionerà così. La “Spac” costituita dai quattro finanzieri, Industrial Stars of Italy 4 S.p.A. (in sigla “Indstars 4”), già quotata in Borsa, e SbC hanno firmato un accordo per una “business combination” tra loro. Scopo, quotare in Borsa SbC «in modo che – come spiega Dragotto – possa accedere al mercato dei capitali accelerando lo sviluppo strategico di crescita per linee esterne sul mercato paneuropeo, in linea con il progetto SbC Europe. Grazie alla visibilità derivante dalla quotazione sapremo cogliere le opportunità del settore turistico, leva di crescita dell’economia italiana e del Made in Italy».

Traduciamo. SbC è stata amministrata da Dragotto con un’attenzione ammirevole. Praticamente non ha mai perso un euro, e se ne ha persi – col Covid c’è stato poco da stare allegri – ha saputo recuperarne il doppio a stretto giro. Ma l’imprenditore ha capito che il mercato è feroce. Bisogna innovare, e quindi Investire. SbC, sotto la sua guida, ha capito prima dei big come Avis o Hertz, l’importanza di elettrificare il parco auto, e l’ha già fatto, ma ci vogliono soldi per completare l’opera. È andato all’estero, ma per fare di più e fare prima, di nuovo: ci vogliono soldi. Come pure per digitalizzarsi. E dunque, l’apertura al mercato dei capitali.

La valutazione data al 100% di SbC è di 298 milioni di euro. In prima battuta, Dragotto cede a Indstars 4 azioni per un valore di 39 milioni. Contestualmente, Indstars 4 sottoscrive un aumento di capitale di SbC per un valore variabile tra i 61 e i 66 milioni di euro, compreso sovrapprezzo. Insomma, mettendo sul mercato borsistico circa il 30% del capitale dell’azienda, Dragotto la dota di ben 60 milioni di euro di liquidità, dei circa 90 che verranno mobilizzati dall’operazione, e la mette in condizione di accelerare la crescita e la diversificazione.

Ed è qui che emerge la natura industriale dell’operazione.

Un’azienda nata e cresciuta tra le braccia del fondatore e della sua famiglia di apre al mercato, si affida a un consiglio d’amministrazione con due componenti esterni (tra cui Cavallini) su cinque, si offre alla costante valutazione degli analisti di tutto il mondo ed eleva il livello del suo ruolo industriale nel settore.

A quali scopi? L’obiettivo strategico primario è consolidare la presenza di SbC in Italia e accelerare l’espansione all’estero attraverso una crescita geografica atta a consolidare le attuali partnership con broker internazionali e a svilupparne in nuove geografie tramite il brand «SbC Europe»; una forte crescita del B2C mirata al consolidamento del brand Sbc all’estero tramite operazioni di M&a mirate; un marcato rafforzamento del segmento B2B (car-replacement e corporate) finalizzato alla diversificazione del business tramite linee interne ed esterne; una vivace crescita per linee esterne con possibilità di consolidamento del mercato locale e internazionale. SbC proseguirà nella direttrice strategica delle partnership commerciali, in virtù della quale ha stretto nel corso degli anni accordi di partnership B2B con i più grandi broker internazionali in grado di garantire una copertura a livello mondiale del servizio car rental, raggiungendo una posizione di leadership nel mercato: da Booking.com a AutoEurope, Expedia, Cartrawler, Zuzuche/Qeeq, Carmore Korea, Rentcars Brasil, FTI Touristik, Ofran.

La quotazione in Borsa, inizialmente sul listino Euronext Growth Milan, evolverà entro due anni per passare al segmento Star del listino maggiore. Questo il commento del presidente SbC: «Sono molto soddisfatto per quest’accordo e  per la fiducia che i Promotori di Indstars 4 hanno riposto nel business model di Sicily by Car, caratterizzato da solidità finanziaria, redditività ed efficienza, forte attenzione alla sostenibilità e importanti prospettive di sviluppo. La finalizzazione della Business Combination consentirà al Gruppo l’accesso al mercato dei capitali accelerando lo sviluppo strategico di crescita per linee esterne sul mercato paneuropeo, in linea con il progetto SbC Europe. Grazie alla visibilità derivante dalla quotazione sapremo cogliere le opportunità del settore turistico, leva di crescita dell’economia italiana e del Made in Italy».