Sessant’anni fa a Palermo un giovane imprenditore, venuto su da una famigia della piccola borghesia, s’inventava – dopo aver iniziato i primi test a 17 anni, prima ancora di poter prender la patente! – il business dell’autonoleggio italiano. Ed oggi quel giovanotto, ancora diversamente giovane, cioè Tommaso Dragotto, ha avuto la straordinaria soddisfazione – figlia di una lungimiranza con pochi eguali – di poter quotare in Borsa la sua creatura, Sicily By Car, forte ormai di 500 dipendenti, 13.000 vetture e edi operative non solo in tutta Italia ma anche in Albania, Montenegro, Malta, Austria, Francia, Polonia., portando nelle casse aziendali oltre 50 milioni di euro, altri circa 30 in quelle della holding, e ponendo così le basi per rafforzare la crescita internazionale e l’evoluzione tecnologica del business: che nel linguaggio di Dragotto significa innanzitutto crescita sostenibile. Dragotto ne ha parlato con Economy nell’intervista pubblica che ha aperto il convegno “La sostenibilità è la cosa giusta purché sia sostenibile per i bilanci”: perché quando sei anni fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ancora guardava come si guarda un alieno l’aggressiva Greta all’Onu, già Dragotto acquistava auto elettriche per avviare la sua azienda verso le “emissioni zero”. Ecco una sintesi dell’intervista.

Presidente, ma come le venne l’idea dell’elettrico?

Io sono un uomo molto lungimirante per cui quando si parlava della mobilità sostenibile, e soprattutto della vettura elettrica, circa 7 anni e mezzo fa, io ho percepito che il futuro del mondo non era solo la vettura elettrica: la sostenibilità non è un problema locale che riguarda l’autovettura ma riguarda tutte le attività industriali che tirano fuori una serie di CO2 sul pianeta, il problema è che il pianeta è veramente arrabbiato con noi. Io mi dissi allora: “Perché non iniziare con le vetture elettriche e dare una mano alla mobilità sostenibile?”. E così nel 2017 abbiamo iniziato a comprare circa 300 autovetture elettriche ed è stato veramente un atto di grande coraggio poiché all’epoca non c’erano autonoleggi che lo facevano, e per comprarle si dovevano poi pur noleggiarle a qualcuno e dal momento in cui le si doveva noleggiare mi chiedevo come avrei fatto… Allora mi sono inventato qualcosa di particolare: ho deciso di fare un’operazione di “beneficenza”, offrendo gratuitamente ai sindaci la colonnina di ricarica elettrica compresa di montaggio e chiedendo solamente l’uso del suolo necessario. Inizialmente si dicevano tutti d’accordo, ma poi nessuno me lo concedeva; quindi, io mi sono trovato nelle condizioni di avere le macchine ma non le colonnine, e quindi non poterle noleggiare.

E allora com’ha fatto?

Ho mandato una squadra di persone a contattare tutte le ville nobiliari siciliane, offrendo loro lo stesso servizio gratuitamente in cambio di un pezzo di terreno anche per quei clienti che noleggiano una vettura elettrica e arrivando per passare la notte in villa possono ricaricare la vettura e riprenderla l’indomani mattina: fu un grandissimo successo. Nel 2017 abbiamo avviato il progetto Donna Sicilia, cioè abbiamo iniziato il giro della Sicilia con vetture elettriche. La prima Regione nel mondo ad aver reso possibile il giro completo del suo territorio con vetture elettriche a noleggio: è stata un’enorme soddisfazione per l’azienda e per me. Ora lavoriamo in tutta Italia con le colonnine elettriche… ma c’è un “però”. Voi sapete che le macchine elettriche hanno un’autonomia limitata e quindi, se volessi andare da Milano a Roma con una vettura elettrica, mi dovrei fermare in autostrada. Ma in autostrada ci sono pochissime colonnine di ricarica, la presenza è quasi nulla. In tutte le città, bene o male, ci sono molte colonnine elettriche, ma la rete autostradale ne è scarsissima e quindi si rinuncia a noleggiare una vettura elettrica poiché mancano i punti di ricarica. Questo è un problema che riguarda lo Stato, che se non modificherà la situazione ci lascerà sempre punto e d’accapo.

Ma quando ha deciso di fare questa operazione sull’elettrico, si è chiesto che bilancio economico avrebbe generato? E alla fine che risultato ne ha tratto?

I primi anni ci fu un risultato negativo sotto l’aspetto finanziario, però lo abbiamo supportato perché crediamo fortemente in tutto quello che facciamo sotto tutti gli aspetti manageriali della nostra attività. Chiaramente qualsiasi iniziativa ha delle perdite, all’inizio, ma questo comporta soltanto di dover guardare al futuro in maniera diversa sin dal momento in cui inizi un’opera. Io ci ho sempre creduto all’elettrico, tant’è che adesso abbiamo degli utili, non importantissimi, ma che ci permettono di coprire i costi e di guadagnare qualche soldo direttamente. Io sono convinto che il Consiglio dei ministri attuale capirà le problematiche negative che le vetture elettriche ancora hanno. Serve un servizio migliore fornito a tutti i cittadini italiani, e a quel punto sicuramente la vettura elettrica avrà il suo successo.

Un altro tassello nel mosaico della sostenibilità è il rapporto col territorio. Se un’azienda nasce a Palermo e decide di rimanervi pur avendo ormai un respiro nazionale ed anzi internazionale, perché lo fa? Solo in nome del valore dell’identità e della relazione con il territorio su cui investe? Insomma, è un fatto affettivo o un fatto logico?

Innanzitutto, il vantaggio per me è non solo che sono nato in Sicilia, ma che mi sento visceralmente attaccato alla Sicilia e non ho mai tradito né i miei natali né i miei pensieri. Io mi sono sempre detto che se ho un’idea, non importa che io la esprima a Milano o a Bologna… la località non conta, vale l’idea. Noi stiamo iniziando a diventare europei, siamo in tutti gli aeroporti ed abbiamo 13.000 macchine, abbiamo iniziato da poco con l’Albania, con Malta, Vienna e Parigi… stiamo quindi allargandoci a tutta l’Europa. Per me è una soddisfazione immensa pensare che la Sicilia, un’azienda siciliana, sia stata l’unico autonoleggio italiano ad andare in Europa. Peraltro La Sicilia è perfetta sotto l’aspetto estetico, anche se non sotto l’aspetto dei servizi. Perciò, nonostante siano pesanti le problematiche che riscontra chi, come me, vuole fare impresa in Sicilia, io lotto per rimanerci. E infatti ci sono rimasto con grande successo.

Facciamo un’ultima considerazione sulla straordinaria e finanziariamente ricca quotazione in Borsa. Dal 3 agosto c’è stato il listing, con un importante investimento che il mercato ha fatto in Sicily by Car e nel suo futuro. Quindi un’azienda imprenditoriale, totalmente controllata dal fondatore, che decide di aprirsi al mercato: una scelta in controtendenza perché oggi le società quotate in Italia con residenza meridionale sono pochissime. Come le è venuto in mente e perché?

La nascita e il successo di questa compagnia sono legati a me sotto tutti gli aspetti e quindi cedere qualche parte della mia azienda non è stata una cosa facile. Io sono proprietario quasi al 100%, ma ho capito anche in questo caso che dovevo guardare al futuro perché c’era prima di tutto un problema generazionale. Io non sono più giovanissimo e quindi devo guardare al futuro di quest’azienda che deve crescere e quindi aprire il mercato. Dopo aver conquistato tutta l’Italia, sia a livello locale che negli aeroporti, mi sono domandato che ci facessi solo in Italia, e abbiamo allora iniziato ad occupare anche l’Europa. Io credo che non bisogna mai considerarsi arrivati al top, perché se ti consideri in cima, dopo puoi solo scendere. Invece per avere successo devi pensare sempre oltre a ciò che stai già facendo. Chissà: tra due anni mi vedrete qui a parlare del successo che abbiamo avuto in Europa e poi chissà cosa succederà in futuro. Soprattutto la cosa più bella, per me, è quella di dare lavoro alle persone, è una delle cose più belle della mia vita, creare e dare reddito a una famiglia è una delle cose più importanti per un imprenditore, a prescindere dal denaro.