Luciana Lauber, di Myplace Communications

di Luciana Lauber, Responsabile business development di Myplace Communications

I recenti avvenimenti politici e lo scenario che si prospetta nel nostro futuro più prossimo hanno portato nuovamente alla ribalta il tema della leadership al femminile. La finalità di questa riflessione, è importante sottolinearlo, vuole restare ben lontana dalle controversie politiche contemporanee e intende solamente concentrarsi su alcuni aspetti di fondo che sono stati riportati al centro del dibattito dalla possibilità che in Italia possa prendere forma (per la prima volta) un Governo guidato da una donna.

In molte nazioni è una realtà acquisita, mentre nel nostro Paese, nonostante gli stravolgimenti culturali e sociali del nuovo millennio, la questione sembra ancora rappresentare una grande novità e un’occasione di discussione. Ciò di cui stiamo parlando ha ovviamente profonde radici storiche: la nostra cultura presume infatti che gli uomini siano portatori di caratteristiche di cui le donne sarebbero sprovviste, come l’assertività o la sicurezza di sé. Questo renderebbe le donne meno adatte a ruoli di leadership a causa di un approccio troppo “soft” o, all’opposto, eccessivamente dominante e autoritario

Da tempo si invoca un cambiamento di prospettiva radicale rispetto all’immagine stessa di “leader” che ci siamo formati nel corso dei secoli. L’assioma secondo cui alcuni sentimenti, come l’empatia e l’ascolto profondo, non possano fare parte di chi è chiamato a gestire una responsabilità collettiva o sociale sembra essere uno dei nodi da sciogliere al più presto. Esistono ormai moltissimi studi che indicano come le donne siano in grado di portare sul campo nuove qualità di leadership totalmente diverse dallo stereotipo del passato, caratterizzate da una comunicazione più efficace ed empatica.

In passato le donne, loro malgrado, hanno dovuto assumere per compensazione caratteristiche “maschili” per risultare maggiormente credibili e affidabili agli occhi delle persone con cui si trovavano a collaborare. Dovremmo invece iniziare a pensare alla possibilità che esistano leader perfettamente capaci nel proprio lavoro proprio perché dotate di capacità empatiche e di ascolto. Non a caso, nella recente campagna elettorale, i messaggi legati alla maternità, dunque all’essere donna e madre, sono stati molto ricorrenti, al contrario del recente passato. Donne come Margaret Thatcher, per citarne una, si sarebbero guardate bene dal mostrare in pubblico risvolti inerenti alla propria vita privata e affettiva.

Persino l’ultima immagine della Regina Elisabetta, che con il suo caratteristico sorriso ha accolto la nuova Premier inglese Liz Truss, è stata commentata da tutto il mondo come un atto di empatia e di benevolenza, che non può certo essere interpretato come un gesto di debolezza o di mancanza di leadership per una delle figure più iconiche ed emblematiche dell’ultimo secolo.

Dal momento che la politica è un campo profondamente influenzato dalle tecniche di comunicazione di massa, in cui nulla viene lasciato al caso, ciò potrebbe indicare che qualcosa stia veramente cambiando nella nostra società: l’immagine di una leader femminile che mostra il proprio lato più “identitario” comincia ora ad essere considerato un punto di forza, un plus su cui far convergere l’attenzione del pubblico.

Già in uno studio del 2016, condotto dalla Korn Ferry , era emerso come le donne presentassero punteggi più alti in quasi tutte le categorie che si riferivano all’intelligenza emotiva, dunque, alla capacità di influenzare gli altri, di gestire i conflitti e di essere considerate come una guida. Le donne diventavano così, dati alla mano, portatrici di una vera e propria leadership naturale.

Ciò è stato oggetto dell’ebook “I talenti al femminile e la centralità̀ dell’intelligenza emotiva” https://myp.srl/ebook/talenti-femminile-intelligenza-emotiva/, in cui i temi delle cosiddette “soft skills” sono stati affrontati in profondità per dimostrare quanto sia centrale, oggi più come mai, avere nel proprio bagaglio tutte quelle qualità che riguardano l’empatia, l’ascolto profondo e una comunicazione davvero efficace.

Il mondo della politica attuale, così come quello del marketing e della comunicazione, ci dimostrano in modo lampante quanto sia vitale intraprendere un percorso empatico ed essere in grado di maneggiare tutti quegli strumenti che vengono racchiusi nel concetto di “coaching”. Non a caso, uno dei nostri maggiori sforzi come formatori e coach è far conoscere questa disciplina, il coaching, portatrice di nuove opportunità, competenze e mentalità indispensabili per il futuro che stiamo costruendo (consiglio in proposito a chi fosse interessato di approfondire le tematiche affrontate nella Coaching Academy di MYPlace Communications https://myp.srl/corso-formazione-professionisti/percorso-self-coaching-academy/).

Le riflessioni di questo articolo hanno l’intento di delineare un quadro generale all’interno del quale si manifesta, se mai ce ne fosse bisogno, l’importanza delle nostre credenze e dei nostri preconcetti culturali. Allo stesso tempo, l’emergere di un nuovo universo femminile in grado di assumere forza dalle capacità che le sono più congeniali, come una spiccata intelligenza emotiva e una grande facilità alla comunicazione empatica, appare ormai un dato di fatto visibile a tutti. Il presente ci fornisce l’occasione per riflettere se davvero, come collettività, siamo pronti per una leadership femminile. Le pagine del prossimo futuro ci daranno tutte le risposte che cerchiamo e speriamo, anche questa volta, di non perdere l’occasione di migliorare il mondo con una integrazione di competenza maschili e femminili.