«Sì, gli uomini hanno scopertola cura del corpo (e i massaggi)»
Elisabetta Pascucci

Intervista a Elisabetta Pascucci

La sua azienda opera, con la divisione Novaestetyc, nell’ambito dell’estetica. Com’è cambiato il rapporto degli uomini con la cura del corpo? Che fetta di mercato rappresentano e cosa chiedono?

«Sicuramente negli ultimi anni si è registrata una inversione di tendenza nel rapporto degli uomini con l’estetica e la cura del corpo: secondo l’ultimo rapporto di Cosmetica Italia nel 2015 rappresentavano il 30% dei consumi sul fatturato globale del comparto bellezza  in Italia, con un +2,7% rispetto all’anno precedente. Anche in istituto si riflette questa tendenza: gli uomini sono in numero crescente, sono giovani e meno giovani e, se prima chiedevano quasi esclusivamente depilazione, oggi  prenotano  trattamenti per il viso personalizzati, per avere un aspetto fresco e  rilassato, manicure e soprattutto massaggi (rappresentano circa il 60% delle richieste). Li richiedono uomini di età compresa tra i 35 e i 65 anni, uomini d’affari in primis ma non solo, perché una volta scoperto il beneficio di un massaggio dopo una giornata stressante o prima di una riunione impegnativa, non riescono più a farne a meno. E’ infatti su questo trattamento, e sull’esperienza rigenerante che rappresenta,  che si concentrano le nostre ricerche in azienda  e le novità in arrivo per il 2018».

Cosa dobbiamo aspettarci?

«La tendenza delle aziende produttrici di device per l’estetica negli ultimi anni è stata quella di produrre macchinari che si sostituissero alle estetiste. Noi lanciamo, proprio in questi giorni con un roadshow che ripercorre l’Italia da Sud a Nord, un nuovo device dal nome evocativo, Ego, che  invece di sostituirsi all’estetista la supporta nel suo lavoro, potenziando in modo rilevante e gradevole gli effetti benefici del massaggio che si trasforma così, appunto, in una regenerating experience».

Secondo una ricerca di Manageritalia, Federazione nazionale dirigenti e quadri, che prende in esame il periodo compreso fra il 2011 e il 2015, sono le donne a trainare la ripresa dell’occupazione manageriale in Italia, mettendo a segno un  balzo in avanti del 17,5%. Cosa significa essere una donna manager oggi, e in particolare in un’azienda che distribuisce in tutto il mondo, Medioriente compreso?

«Significa avere capacità di ‘leadership’ una dimensione più etica, umana e di condivisione. La performance dei numeri è importante per l’azienda ma si rischia di convivere tra individualismi ed egoismi che non sono soggetti produttivi in termini di valore. La donna ha la capacità di ascoltare e questo la porta a fare ciò che è meglio per il gruppo, ma in Italia necessitiamo ancora di un cambiamento culturale che favorisca il talento».