La Commissione europea ha avviato un procedimento formale contro Shein per presunte violazioni del Digital Services Act, il regolamento che disciplina la responsabilità delle grandi piattaforme digitali nell’Unione europea. L’indagine riguarda la possibile vendita di prodotti illegali, la progettazione del servizio ritenuta potenzialmente in grado di creare dipendenza e la scarsa trasparenza dei sistemi di raccomandazione utilizzati per proporre contenuti e articoli agli utenti.

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Il procedimento

Il procedimento rappresenta un passaggio significativo sia sul piano regolatorio sia su quello economico. Shein è uno dei principali operatori globali dell’e-commerce fast fashion e il mercato europeo costituisce un’area strategica per la sua crescita. L’attenzione delle autorità di Bruxelles si concentra innanzitutto sui meccanismi adottati dalla piattaforma per prevenire la diffusione di prodotti vietati nell’UE. Tra i casi oggetto di verifica figurano anche articoli che potrebbero configurare materiale pedopornografico, come bambole gonfiabili con sembianze infantili. Secondo il quadro normativo del DSA, le piattaforme di grandi dimensioni devono adottare misure efficaci per limitare la circolazione di contenuti e prodotti illegali, pena sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale.

La struttura dell’utente

Un altro fronte dell’indagine riguarda la struttura stessa dell’esperienza utente. La Commissione intende valutare se determinati strumenti di gamification, come l’assegnazione di punti o premi per l’interazione con l’app e per gli acquisti ripetuti, possano generare dinamiche di utilizzo compulsivo. Il Digital Services Act impone infatti alle piattaforme di analizzare e mitigare i cosiddetti rischi sistemici, inclusi quelli che possono incidere sul benessere psicologico degli utenti e sulla tutela dei consumatori online. Per un modello di business come quello di Shein, fortemente basato su engagement costante, notifiche personalizzate e offerte a tempo limitato, eventuali correttivi imposti dall’autorità potrebbero avere implicazioni dirette sui tassi di conversione e sui ricavi.

L’indagine e la trasparenza

Particolare rilevanza assume anche il tema della trasparenza algoritmica. Il DSA stabilisce che le piattaforme debbano rendere noti i principali parametri utilizzati nei sistemi di raccomandazione e offrire agli utenti almeno un’opzione facilmente accessibile che non si basi sulla profilazione. In un contesto in cui la personalizzazione rappresenta il cuore della strategia commerciale dell’e-commerce, la richiesta di maggiore trasparenza potrebbe incidere sull’efficacia delle campagne mirate e, di conseguenza, sulla marginalità operativa. L’indagine sarà condotta in via prioritaria dalla Commissione europea, ma coinvolgerà anche Coimisiún na Meán, il Coordinatore dei Servizi Digitali per l’Irlanda, paese di stabilimento di Shein nell’Unione europea. L’avvio del procedimento non pregiudica l’esito finale, ma apre uno scenario di incertezza regolatoria che gli investitori osservano con attenzione, soprattutto in una fase in cui molte grandi piattaforme digitali sono chiamate ad adeguarsi ai nuovi standard europei.

Il procedimento

A sottolineare la portata del caso è intervenuta Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ricordando che nell’Unione europea i prodotti illegali sono vietati sia nei negozi fisici sia nei marketplace online. Il Digital Services Act, ha evidenziato, mira a garantire la sicurezza degli acquirenti, a tutelarne il benessere e a fornire informazioni chiare sugli algoritmi con cui interagiscono. Il procedimento contro Shein si configura così come uno dei primi test di rilievo per l’applicazione concreta del DSA nei confronti di un gigante globale dell’e-commerce. Oltre al profilo giuridico, la vicenda assume un forte significato economico: l’eventuale accertamento di violazioni potrebbe comportare sanzioni rilevanti, un aumento dei costi di compliance e un impatto reputazionale significativo in un mercato, quello europeo, sempre più attento ai temi della sicurezza digitale e della responsabilità delle piattaforme.

La risposta di Shein

In merito alla questione l’azienda ha risposto: “Prendiamo con la massima serietà i nostri obblighi previsti dal Digital Services Act e abbiamo sempre collaborato in modo trasparente con la Commissione Europea; un approccio che continueremo a mantenere anche nel contesto di questo procedimento. Negli ultimi mesi abbiamo rafforzato ulteriormente il nostro impegno sul fronte della compliance, investendo in modo significativo in nuove misure a supporto del DSA. Tra queste figurano valutazioni strutturate dei rischi del sistema e delle relative misure di prevenzione e contenimento, tutele aggiuntive dedicate agli utenti più giovani e un costante lavoro sulla progettazione dei nostri servizi per garantire un’esperienza online sempre più sicura e affidabile. In seguito alle criticità emerse lo scorso anno, e contestualmente al potenziamento dei sistemi di rilevazione, abbiamo accelerato l’introduzione di ulteriori misure di tutela per i prodotti soggetti a limiti di età. In particolare, siamo in costante dialogo con la Commissione in merito all’implementazione, a livello europeo, della nostra soluzione di verifica dell’età, basata su tecnologie di terze parti affidabili e concepita per tutelare i minori nel rispetto della privacy. Questa soluzione si integra con le misure già esistenti per prevenire l’accesso o l’acquisto di contenuti e prodotti riservati agli adulti. La protezione dei minori e la riduzione dei rischi legati a contenuti e comportamenti potenzialmente dannosi sono elementi centrali nel modo in cui sviluppiamo e gestiamo la nostra piattaforma. Condividiamo pienamente l’obiettivo della Commissione di promuovere un ambiente digitale sicuro e affidabile e continueremo a collaborare in modo costruttivo in ogni fase del percorso”.