Servizio tutela graduale

Altroché concorrenza e prezzi stracciati: per l’energia elettrica il mercato libero è sempre meno conveniente del Servizio a tutela graduale. Per fortuna che chi non se la sente di passare al mercato libero ci sarà la possibilità di beneficiare del nuovo sistema a tutele graduali per i prossimi tre anni. Nel frattempo si è ristretta anche la platea dei percettori dei bonus sociali relativi che garantiscono le forniture scontate di luce e gas e si torna al regime ordinario con le soglie Isee che scendono a 9530 euro e 20 mila euro per le famiglie con più di tre figli, rispetto ai 15/30 mila in vigore dal 2023.

 

Dal mercato libero si può passare al Servizio a tutela graduale

Le offerte del mercato libero che risultano più convenienti rispetto al Servizio di Maggior Tutela oggi sono ancora poche secondo quanto segnala l’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo le stime di Arera chi si trova nel mercato libero in media paga 135 euro in più rispetto a chi è rimasto nel mercato tutelato. Per una famiglia tipo, che consuma 2700 Kw/h all’anno con 3 kw/h di potenza impegnata, ipotizzando prezzi variabili per fasce a Roma su 636 offerte nessuna e più conveniente del Servizio di Maggior Tutela e la più conveniente costa 55,29 euro in più. Lo stesso vale per la mono oraria, che vede 287 offerte peggiori,  e anche a Milano non cambia niente, visto che la spunta su 640 offerte. Inoltre segnala Assoutenti come gli utenti più vulnerabili che rimarranno nel mercato pagheranno in media una bolletta più elevata rispetto all’Stg.

 

 Come si stanno preparando i clienti della tutela luce

Secondo lOsservatorio di Switcho – il servizio 100% digitale che aiuta i suoi utenti a risparmiare sulle spese di luce, gas, telefonia e assicurazione –  che ha analizzato negli ultimi sei mesi 150 mila bollette, solo il 32% dei clienti in uscita dalla tutela ha scelto offerte a prezzo fisso per l’energia elettrica, con il 68% il prezzo variabile.  «La preferenza per le offerte a prezzo variabile – spiega Redi Vyshka, a capo dell’osservatorio – può essere spiegata dalla minor convenienza del prezzo fisso. Infatti, un utente medio con la migliore offerta luce e gas a prezzo fisso spenderà annualmente circa 100 euro in più rispetto ad un utente con la migliore offerta a prezzo variabile, considerando ovviamente l’attuale prezzo all’ingrosso dell’energia. Questo divario è un’eredità della crisi energetica: prima della crisi, il mercato era statico, pressoché senza oscillazioni e i fornitori erano in grado di fare stime relativamente certe sull’andamento del mercato. Potevano così proporre tariffe a prezzo fisso convenienti. Con la crisi, i fornitori sono diventati più timorosi e, spaventati dalla possibilità di improvvisi rialzi nel costo delle materie prime, al momento propongono offerte a prezzo fisso con tariffe meno competitive. Le tariffe a prezzo variabile, oggi, sono più convenienti proprio perché il prezzo della materia prima è tornato ai valori antecedenti alla crisi».