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La Serie A torna in campo, ma la partita più importante per i conti dei club si gioca già fuori dal terreno di gioco. Sabato 22 agosto riparte il campionato, con DAZN su tutte le 380 partite e Sky su 114 gare in co-esclusiva. Il modello resterà valido fino al 2029, ma la Lega guarda già al ciclo successivo: in autunno dovrebbe partire il lavoro sul nuovo bando dei diritti Tv, con l’obiettivo di evitare trattative all’ultimo minuto e difendere un valore che oggi si aggira intorno ai 900 milioni di euro l’anno.

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Un business da circa 900 milioni l’anno

Il contratto domestico attuale vale circa 900 milioni di euro a stagione, con una componente fissa riconducibile soprattutto a DAZN e Sky e una parte variabile legata ai ricavi della piattaforma streaming. È il principale flusso ricorrente per molte società di Serie A e resta una delle voci più pesanti nei bilanci dei club. Proprio per questo la prossima asta sarà una delle partite finanziarie più rilevanti per il calcio italiano.

Dazn domina, Sky resta nel pacchetto

Nel ciclo attuale DAZN trasmette tutte le 380 partite, mentre Sky dispone di tre gare per giornata, per un totale di 114 incontri a stagione, oltre agli highlights completi. È uno schema che ha dato continuità al prodotto ma che, dal punto di vista economico, non ha portato la Serie A ai livelli auspicati al momento della gara precedente. La Lega aveva infatti puntato a valori superiori, nell’ordine di 1,2 miliardi l’anno, senza riuscire a raggiungerli.

Il prossimo bando sarà una partita sui margini

[Inferenzal] Per i club, il punto non è soltanto confermare i circa 900 milioni attuali, ma capire se il mercato televisivo domestico possa tornare a crescere. Un incremento anche limitato del valore complessivo avrebbe un effetto diretto sulla redditività operativa delle società, soprattutto per quelle con una struttura di ricavi meno diversificata. Il tema sarà quindi capire quanto DAZN, Sky o eventuali nuovi operatori siano disposti a investire per il ciclo successivo al 2029 e con quale struttura di pacchetti.

Anticipare la gara per non arrivare senza leva

La scelta di partire con largo anticipo risponde soprattutto a una logica negoziale. Negli anni passati la Serie A si è trovata più volte a gestire aste lunghe e complesse, con il rischio di arrivare vicino alla scadenza senza un accordo. Muoversi prima significa avere più tempo per testare il mercato, rivedere i pacchetti e aumentare il potere contrattuale della Lega.