di Anna Gervasoni

Dopo cinque anni di crescita costante, talvolta anche a doppia cifra, nel 2022 il Private Banking Index dell’Osservatorio di Liuc – Università Cattaneo e Banca Generali (quest’anno con il sostegno di Alliance Bernstein e di Robeco) ha segnato una prima leggera flessione. Il contesto socioeconomico e l’andamento dei mercati hanno influenzato l’attività del settore.

Il Barometro dell’Osservatorio, strumento che vuole fornire indicazioni sul sentiment per il prossimo semestre, ci dice che c’è una tendenza di sostanziale stabilità nel settore e questo viene di fatto confermato anche per il prossimo semestre dall’outlook degli esperti che compongono il panel di studio. La situazione geopolitica mondiale complessa determina, infatti, una situazione quasi di stallo, con una grande attenzione ai rischi e la scelta di investimenti sul breve termine, anche perché le curve dei tassi sono ancora invertite. Inoltre, l’economia non è del tutto in salute, dunque, il contesto prevede traiettorie di crescita decisamente più contenute. Non manca, a conferma di ciò, tra gli esperti dell’Osservatorio, una corrente più pessimista che prefigura una seconda parte dell’anno parzialmente negativa: i dati economici iniziano a mettere in evidenza un seppur lieve declino a livello americano. Pertanto, l’attesa è nei prossimi otto/nove mesi per una contrazione dell’economia, che potrebbe sfociare in una recessione anche se non si sa di quali dimensioni.

Più nel dettaglio, è prevista in crescita, seppur in maniera contenuta, la clientela amministrata, mentre si prevede stabilità nell’ammontare delle masse gestite. Lo scenario maggiormente condiviso è per una crescita del numero dei clienti che si attesterà tra il 7 ed il 10%. Le ipotesi di sostanziale stabilità, o di crescita marginale sull’ammontare gestito, vengono giustificate essenzialmente con la presenza di numerosi fattori quali un aumento dei tassi, anche se forse siamo già al picco, e il prezzo del petrolio che potrebbe salire a causa della guerra in Israele.

Tra le principali motivazioni a sostegno di tale sentiment di mercato, che comunque prefigura un semestre di equilibrio e di crescita seppur contenuta, vengono citati alcuni driver principali, sia a livello macroeconomico sia microeconomico quali: il modello di business intrinseco al private banking, nel quale la centralità della relazione di fiducia tra banker e cliente diviene fattore critico di successo in un contesto quale quello attuale, che risulta caratterizzato da notevole incertezza; la situazione attuale dei tassi, che accresce l’importanza di avere un gestore capace, quale punto di riferimento; l’opportunità di invertire il trend più recente, che ha visto un mix di raccolta non qualificato, con la crescita dell’amministrato e non del gestito; nell’ultimo semestre, da ultimo, un valore aggiunto essenziale è stato generato dalla consulenza evoluta a pagamento, elemento sul quale si costruiranno i vantaggi competitivi nei business model del prossimo futuro.

Da ultimo, la necessità di scardinare la convinzione che mantenere la liquidità sui conti correnti sia una forma di investimento protettiva resta uno degli obiettivi principali; una strategia che prevede un’elevata liquidità sul conto corrente erode la ricchezza reale del risparmiatore e ne riduce il potere di acquisto. Gli intervistati sul tema sostengono che il successo di tale strategia sarebbe maggiore in un contesto socio-economico e politico stabile, sia a livello internazionale sia interno (stabilità è sinonimo di fiducia per i mercati e i risparmiatori). Infine, la consulenza evoluta a pagamento avrà un ruolo centrale e sarà l’elemento fondante del vantaggio competitivo e della strategia di fidelizzazione verso la clientela nel business model del prossimo futuro.