di Mario Abis

Una società senza giovani. A leggere i titoli dei giornali sembra più un enigma kafkiano che il commento ai trend demografici: sono spariti 5 milioni di giovani! “Spariti” come fantasmi e, quindi, dove sono? ci si chiede. Stiamo parlando del rapporto annuale Istat appena pubblicato. E ovviamente nessuno è sparito… basta leggere semplicemente la fascia d’età convenzionalmente chiamata dei giovani, individui tra i 18 e i 34 anni, che ha subito un ulteriore declino in un trend che ormai dura da trent’anni.

E il punto rilevante è: proprio l’accelerazione degli ultimi anni – 5 milioni in un periodo lungo (mentre anche il resto della popolazione decresce: abbiamo perso contestualmente oltre un milione e mezzo di cittadini italiani e siamo ampiamente sotto i 60 milioni) ma centinaia di migliaia in meno nei soli anni 20/24…

Che ci sia la ricerca di una notizia “sorpresa“ in una dinamica socio-demografica conosciuta da tempo ci diverte e non ci sorprende. Ma non aiuta certo a capire l’effetto sociale ed economico finale di questa dinamica. Che non riguarda tanto i milioni di giovani in meno (“spariti”) ma riguarda il “buco” e la deformazione che si sta determinando nella struttura della popolazione, cioè del quanto “pesano“ nel tutto i giovani. Nelle fasi storiche dello sviluppo economico italiano (in particolare negli anni 60) i giovani rappresentavano oltre il 35% della popolazione… oggi stiamo andando sotto il 20 %. Ed è quello che succede anche nei nuovi Paesi nella cosiddetta via di sviluppo (Africa ad esempio o Far East… dove i giovani arrivano ad essere oltre il 50% della popolazione): a volerlo vedere come un flash nel pianeta che al 2060 va verso gli 11 miliardi di individui, questo piccolissimo pezzo del tutto che è l’Italia rappresenta una forma significativa di squilibrio sociale. Perché il valore di deformazione che questo numero in percentuale (18-20%) comporta è infinitamente più rilevante delle “sparizioni”. E questo squilibrio comporta: problemi sulla formazione dei lavori e mestieri alti della società della conoscenza, cedimento delle strutture di regolazione e integrazione sociale …a cominciare dalla famiglia, indebolimento del circuito produzione-consumi, annullamento di stili di vita che corrispondono a economie specifiche. è dell’altro giorno la notizia che in Italia in una decina d’anni hanno chiuso 2.100 discoteche che costituivano storicamente il baricentro dell’intrattenimento giovanile, mentre decrescono per numerosità della spinta ad “andarsene“. Un effetto multiplo espansivo (tutto in negativo) che è esponenziale con l’accelerazione del declino. L’analisi/previsione sui sistemi economico sociali in squilibrio potrebbe andare avanti …ma c’è una questione più importante, tutta qualitativa, che riguarda la società senza giovani. Vengono sancite due assenze: la mancanza di energia (emotiva, intellettuale, fisica) e la mancanza di un ricambio nel serbatoio di pensiero. La mancanza di questo ricambio, come in qualsiasi altro sistema termodinamico, crea un’entropia negativa e alla fine il collassamento del sistema stesso.