Marco Bertola, ceo del gruppo Fosber

Spesso si pensa che il sogno americano del “self made man” in Italia sia solo un miraggio. Ma (per fortuna) non è sempre così e donne e uomini che, partendo da zero, hanno scalato la vetta, ce ne sono e danno speranza a chi coltiva dentro di sé l’obiettivo e il sogno di agguantare il successo senza spintarelle o sponsorizzazioni varie, ma basando tutto sulle proprie forze e qualità. Proprio come ha fatto Marco Bertola, 45enne toscano attuale Ad del Gruppo Fosber, fondato nel 1978 a Monsagrati, nel Lucchese, e specializzato nella  produzione, installazione e manutenzione dei macchinari per l’industria del cartone ondulato, fondamentale per il settore del packaging. Un mercato che solo in Italia vale oltre 4 miliardi di euro. Una realtà, quella di Fosber, dal 2014 parte del Gruppo Dongfang Precision, ma che conserva management e strategie di crescita italiani, che produce un fatturato di oltre 350 milioni di euro e che ha saputo esportare il proprio modello anche in Cina e Stati Uniti, con filiali strategiche a livello globale. Una storia, quella di Marco Bertola, che come altre di successo, Economy trova interessante raccontare, perché anche questo è un modo per generare quella cultura della meritocrazia, di cui spesso il Belpaese è carente.

Dopo il diploma di perito industriale, nel 1998 a 19 anni entra in Fosber come assemblatore meccanico, ma subito si fa notare mettendo a punto di sua iniziativa manuali di montaggio dei macchinari, assunti poi dall’intera azienda. Passa quindi al dipartimento R&S, dove consolida le sue competenze contribuendo allo sviluppo e all’implementazione di soluzioni innovative per i macchinari Fosber, fino a diventare capo commessa di produzione. Un crescendo che lo porta a ricoprire via via ruoli di responsabilità e a seguire progetti cruciali in outsourcing in Italia, fino al trasferimento in Cina, dove si occupa della creazione della filiale cinese di Fosber, di cui assume la guida, superando gli obiettivi prefissati nel mercato del Paese del dragone. Un successo che gli apre le porte, nel 2022, a una nuova sfida professionale: l’incarico di Ceo del Gruppo. «L’esperienza in Cina si è rivelata cruciale per me», racconta Bertola. «Durante il primo anno ho vissuto da pendolare, prendendo più di cento voli, e guidando un team locale e italiano per la strutturazione della startup. È lì che si sono materializzati i miei gap formativi, soprattutto in ambito finanziario e amministrativo. Cosi mi sono rimesso a studiare, iscrivendomi a Ingegneria gestionale e seguendo diversi seminari e corsi di specializzazione». Un’esperienza durata otto anni, insieme con la famiglia che lo segue in Cina in quel frangente. «All’inizio», racconta, «lo scoglio più grande pensavo fosse quello della lingua e invece poi ho capito che era la differenza culturale la problematica maggiore. I cinesi sono molto accoglienti – in modo particolare con gli italiani, di cui ammirano il design e i processi qualitativi – per cui se ci si pone in maniera umile e aperta al confronto, ti vengono spalancate tutte le porte». Apertura mentale, visione, innovazione, formazione e miglioramento continuo, collaborazione e dedizione al team e alla crescita professionale sono elementi del Dna di Bertola, che con molta naturalezza ha portato in Fosber. Sotto la sua guida, infatti, l’azienda sta registrando numeri record, distinguendosi per innovazione, eccellenza operativa e sostenibilità. «I nostri punti di forza sono le persone – ogni manager dovrebbe sempre favorire e incentivare il team a dare il meglio – e l’attenzione al cliente, oltre all’innovazione. Investiamo molto in R&S e tecnologie all’avanguardia per elevate prestazioni, riduzione dei costi, minore complessità, maggiore affidabilità e un migliore servizio al cliente (più del 90% delle richieste di intervento viene risolto da remoto grazie a visori e mixed reality, IA, machine learning e diagnostica predittiva). Che si traduce in maggiore sostenibilità, tema su cui investiamo molto per avere macchine più semplici ed efficienti, che consumano meno, peraltro oil free, quindi meno impattanti e più facili da gestire. Anche la nostra nuova sede, che verrà completata entro il 2026, sarà ecosostenibile: grazie a pannelli fotovoltaici saremo autosufficienti, utilizzando solo il 30% dell’energia autoprodotta, mentre la restante parte verrà convogliata in una comunità energetica».