Se non valutiamo l’eccellenza nella conoscenza, non avremo un futuro digitale

Mi auguro che presto si esaurisca questa ondata d’informazione basata su cronache ipotetiche, scritte da astrologi e cartomanti specializzati nell’ anticipare le difficoltà dell’ attuale governo, insinuando che Draghi non è poi questo padreterno e che forse si poteva lasciare lavorare il Governo Conte. Gli astrologi generalmente scordano che il governo Conte è caduto semplicemente perché, quali che siano le ragioni, non aveva più la maggioranza. Si comprende che per chi è abituato alla politica italiana, sia difficile capire perché, per la prima volta, tutti i partiti siano stati chiamati a votare per un Governo Repubblicano, cioè un Governo con un programma che da loro non era stato né discusso né proposto o negoziato. La principale differenza tra Draghi e Conte, pur riconoscendo a Conte i suoi indubbi meriti, è una differenza di visione. Conte proponeva programmi frutto di faticose mediazioni tra partiti stanchi e divisi in fazio di una parte della loro identità e di approvare un programma di intervento di emergenza: il resto è fatto di chiacchere. Nel suo discorso al Senato, il Presidente del Consiglio ha dedicato particolare attenzione al problema della disuguaglianza, espresso in modo riassuntivo dal peggioramento e quattro punti dell’indice di Gini, un indice basato sul Pil e quindi sulla ricchezza. 

E’ sulla formazione che si esprime il peggio della disuguaglianza possibile tra persone

Un’altra forma di disuguaglianza è il divario educativo tra il Nord e il sud Italia. Di qua l’esigenza di riformare profondamente il sistema scolastico traendo profitto dall’esperienza di istruzione a distanza fatta durante la pandemia. Ma è proprio nel livello di conoscenza delle persone che si esprime il massimo della disuguaglianza. Tutti sappiamo che nella società digitale che si prospetta, la più importante differenza tra le persone non sarà quella di pelle o di genere di ricchezza o povertà, ma la differenza tra chi sa e chinon sa. Sappiamo anche che il nostro  Paese, in termini di conoscenze diffuse, risulta perdente rispetto alla maggioranza dei paesi industriali e necessita quindi di un intervento estremamente energico per conquistare qualche posizione. Non sarà semplice: ricordo che dopo avere messo in rete la Enciclopedia Italiana, con il portale Treccani.it a consultazione gratuita, avevamo pensato di sviluppare in video una serie di lezioni eccellenti secondo i programmi ministeriali,  mettendole a disposizione di insegnanti e allievi. Questo avrebbe sicuramente contribuito a colmare la differenza tra il livello educativo impartito al Nord e quello del sud. Pertanto mi recai al Ministero della pubblica istruzione, dove fui ricevuto da un direttore generale, per proporre che le lezioni fossero tenute da professori incaricati dal ministero, garantendo così qualità e congruenza dei contenuti. Venni congedato con sufficienza perché un tale programma violava l’autonomia dell’insegnante. In altre parole in nome dell’autonomia si potevano insegnare bestialità. 

Di qua bisogna partire, da strutture amministrative arcaiche, conservatrici e incapaci di innovazione per cominciare a parlare di educazione digitale: si sente il desiderio di un ritorno di Giovanni gentile. È indubbio che il Presidente del Consiglio si è impegnato personalmente per un cambio di passo del sistema educativo italiano dalle elementari all’Università. Un vero cambiamento, un cambio di passo del sistema educativo sarà un contributo essenziale alla diminuzione delle disuguaglianze. Questi progressi, se ci saranno, dovranno essere misurati. Esistono innumerevoli classifiche e graduatorie per indicare il livello di conoscenza degli allievi, e il livello di eccellenza delle Università, ma manca una misurazione obiettiva della conoscenza distribuita in tutte le aree del  Paese e del  Paese stesso in confronto agli altri.

Dovremmo adottare l’indice del sapere sviluppato dall’italiano Umberto Sulpasso

Pochi sanno che un importante economista italiano, Umberto Sulpasso, per anni professore all’Università di California, della quale ora è senior felllow, ha sviluppato con l’aiuto del governo indiano il Pil del sapere: GDKP, Gross domestic knowledge product. La Confindustria locale ha collaborato mettendo a disposizione un supercomputer per i calcoli necessari all’elaborazione dell’indice. Qualche anno fa il governo indiano ha nominato il professor Sulpasso Secretary perché seguisse gli sviluppi dell’indice per l’India. Ora l’Università di California ha lanciato il GDKPglobal, con 80 persone di alto livello on line, per svilupparlo al di fuori dell’India. Ora è stata fatta una presentazione del modello al West Federal Reserve system e presto il progetto verrà presentato al Board. In Italia sembra che a nessuno importi di un sistema di misurazione che indichi quanto lontano o vicino siamo all’eccellenza della conoscenza: un fattore essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo futuro della società digitale. Ma questo è un Paese che mal sopporta la concorrenza, i confronti, le valutazioni. Gli insegnanti scioperano per non essere valutati. Un segno terribile è una società che dovrebbe essere guidata dei migliori e quindi capace di valutare e selezionare. L’impostazione e la conduzione della lotta alla pandemia sarà il primo test di questo governo, la prima occasione di mostrare un approccio innovativo nella gestione di una situazione complessa.