Se l’innovazione è donna perfino gli stereotipi giovano

E’ tempo di sfide per l’imprenditoria, alle prese con l’industria 4.0 e quadri normativi che cambiano incessantemente, tra privacy e trasparenza, tra fatturazione elettronica e nuovi servizi. Eppure c’è un’imprenditoria che, paradossalmente, fa “meno fatica” ad adattarsi. È quella femminile, che si distingue per modelli di business innovativi. Quelli che hanno valso a sei imprenditrici la candidatura al Premio GammaDonna 2018, il riconoscimento che, dal 2004, porta alla ribalta le realtà più rappresentative della vitalità imprenditoriale del Paese, davanti a una platea di grandi nomi dello sviluppo economico e imprenditoriale italiano ed europeo. L’evento, organizzato in collaborazione con la Commissione Europea e sotto l’Alto Patronato del Parlamento Europeo, quest’anno aveva nel titolo scommessa e chiave di lettura: “FuturAzioni. È tempo di sfide”, portando in scena proprio le donne come protagoniste della trasformazione. Ma come innovano le donne? «Con soluzioni innovative a problemi quotidiani»,  evidenzia Valentina Parenti, Cofondatrice dell’Associazione GammaDonna: «La tecnologia non è  un problema per le donne, lo dicono le casistiche mondiali. Il gap che si riscontra, va piuttosto ricercato nel numero esiguo di donne che operano nel settore e nelle motivazioni che stanno alla base della scarsa propensione a scegliere indirizzi tecnico-scientifici. Vi è concordanza sul fatto che si tratti di un problema essenzialmente culturale, alimentato da  stereotipi e che ha origini radicate nella società e nelle stesse famiglie che finiscono per scoraggiare le bambine nelle loro scelte in questa direzione. L’innovazione per le donne si orienta  verso il sociale, per  soluzioni che possano migliorare la qualità della vita e dare una risposta concreta agli effettivi bisogni delle persone. Cosa che potrebbe contribuire a colmare quel divario che lo Stato non riesce a soddisfare. Con un doppio vantaggio: l’imprenditrice si trova ad operare in settori in crescita, e al tempo stesso diventa fruitrice di prodotti e servizi di sua produzione».

La tecnologia non è un problema, eppure il sistema scoraggia le ragazze a scegliere indirizzi di studio tecnico-scientifici

Il problema nel “fare impresa”

Sono ancora troppe le difficoltà che le conne si trovano ad affrontare nell’imprenditoria e nel mondo del lavoro in generale. «In primis sono dovute a motivi di carattere culturale». continua Valentina Parenti: «Sono stereotipi che si traducono in conseguenze reali, ad esempio una maggiore difficoltà nell’accesso al credito e una scarsa presenza femminile nell’industria manifatturiera e nei settori high-tech, in cui la spinta alla crescita è maggiore. E poi c’è il solito problema: un welfare molto carente che non consente alla donna di giocare la partita ad armi pari». La carenza di servizi alla persona è una delle cause del calo del tasso di natalità e dell’abbandono del mondo del lavoro da parte delle donne: una su quattro lascia dopo il primo figlio. Nelle nazioni più avanzate il problema della conciliazione dei tempi coinvolge l’intera famiglia, non solo la donna. «Dimostrare, dati alla mano, che le donne sanno fare impresa tanto quanto gli uomini era il nostro obiettivo quando è nata GammaDonna», spiega il Presidente dell’’associazione, Mario Parenti: «una sfida stravinta, che ci consente di guardare con ottimismo a un futuro dove donne e giovani possano avere sempre più un ruolo di primo piano nelle scelte economiche e politiche del Paese, apportando un contributo significativo».

I numeri parlano chiaro

Oggi a raccogliere la sfida è un esercito di oltre 1 milione e 331mila attività produttive a conduzione femminile, che rappresenta il 21,86% del totale delle imprese in Italia (Fonte Unioncamere). A fine 2017 erano quasi 10mila in più le imprese femminili iscritte al Registro Camere di commercio rispetto al 2016, quasi 30mila in più rispetto al 2014. Le società di capitali condotte da donne sono aumentate di quasi il 17% nel 2017 rispetto a 3 anni prima. E il 29% delle attività di under35 è guidata da una donna. Complessivamente, sono 154mila le giovani donne a capo di una impresa in Italia, 1 ogni 12 aziende femminili.

Un premio per le migliori

Su sfide e opportunità dell’impresa del futuro si incentra il dibattito focalizzato sul concetto di impresa “coesiva”, ovvero legata alla comunità di appartenenza e al territorio in cui opera, ma aperta al mondo, che investe nelle competenze e nel benessere economico e sociale, migliorando  la propria performance economica. Nel biennio 2017/2018, le imprese coesive oltre a sviluppare valore umano, si sono anche caratterizzate per un aumento del fatturato del +53% rispetto al 36% di quelle non coesive (Fondazione Symbola e Unioncamere). I modelli? Quelli delle imprenditrici in lizza per il premio GammaDonna 2018. Ovvero Marianna Benetti (Veil Energy), con il progetto per  la produzione di  energia buona dai fumi di scarto e dai rifiuti termici delle centrali a biogas;  Silvia Bolzoni (Zeta Service), con la sua società di servizi di amministrazione personale e l’approccio incentrato sul benessere delle persone; Valentina Garonzi (Diamante) con rivoluzionari strumenti di diagnosi che impiegano le piante per la produzione ecosostenibile di nano-particelle da virus vegetali modificati; Chiara Rota  (My Cooking Box) e il kit per preparare un piatto gourmet con ingredienti Made in Italy;  Roberta Ventura  (Sep Jordan) con l’impresa sociale di capi moda  nata in un campo profughi in Giordania. Ma, sopra a tutte, Silvia Wang, con il progetto ProntoPro. È lei la vincitrice del Premio GammaDonna 2018: il suo portale online raccoglie oltre 300mila professionisti e fa incontrare richieste dei clienti e offerte, coprendo 500 categorie di servizi e gestendo 3 milioni di visite mensili. Consegnati anche i due Award: il Qvc Next Award per il prodotto più innovativo a Chiara Rota, fondatrice di My Cooking Box, come eccellenza creativa Made in Italy, e il premio Giuliana Bertin Communication Award 2018, riconoscimento in ricordo della fondatrice di Valentina Communication, conferito invece a Mariangela Pepe, Ceo di Graffiti for Smart City.

Giovani, ma non troppo. E molto istruite

Ben 61 candidature da tutta Italia (41 dal Nord e 16 dal Centro e Sud) e anche 4 dall’estero (UK, Francia, Giordania), quest’anno, per il Premio GammaDonna. L’età media è di 39 anni, con un livello di istruzione medio-alto e un ampio spettro di settori produttivi. Si tratta di imprese giovani (il 70% ha meno di 10 anni), ma anche aziende nate prima del 2000. Il fatturato del 24% delle imprese è superiore a 1,5 milioni di euro, quello medio del restante 76% è sotto i 200mila euro. Per l’80% dei casi si tratta di società di capitali che si finanziano principalmente con mezzi propri, ma anche – in minima parte – facendo ricorso a business angel, venture capital e crowdfunding. La digitalizzazione è tra queste imprese ampiamente diffusa. Quasi tutte hanno sviluppato nuovi prodotti, ma solo il 30% ha depositato brevetti e marchi. Le sfide da affrontare sono affermarsi sul mercato nazionale, l’internazionalizzazione e il rafforzamento del brand. E la squadra è il principale fattore di successo aziendale (90%), seguito dalla capacità dell’imprenditrice (77%).