In Italia i giornalisti sono arrivati ad essere quasi a 110.000, cui si sommano gli oltre 21.000, tra comunicatori e addetti stampa in imprese, associazioni, enti pubblici.

I social media manager si stanno ora associando per il riconoscimento di questa nuova professione, così come gli influencer che chiedono di essere tutelati e riconosciuti come comunicatori digitali. Il mestiere è profondamente cambiato soprattutto dopo la pandemia, eppure il numero dei “comunicatori” è in continuo e costante aumento. Allora, è bene chiedersi cosa distingue i “comunicatori” tra di loro: se è vero che lo siamo un po’ tutti oppure se esiste ancora il discrimine tra chi fa comunicazione e chi fa, invece, informazione? Se lo sono chiesti i giornalisti Silvia Grassi e Roberto Iadicicco, autori del libro “Comunicatore a chi?” (Guida editori).

Due nomi pesanti nella community mediatica non solo romana che hanno esperienza da vendere. Silvia Grassi, bella, elegante e sempre disponibile guida il settore Stampa del Csm ed è consulente per la Comunicazione istituzionale del Consiglio di Stato e dei Tar. Laureata in Giurisprudenza e in Lettere, cultore della materia in Strategie e Organizzazione della Comunicazione, presso l’Università Lumsa, Silvia è milanese di nascita, ma napoletana d’adozione. A Roma è arrivata per lavoro e poi si è innamorata della città tanto da non poterne piu fare a meno. In TV l’abbiamo vista su Rai2 come inviata per “Annozero” di Michele Santoro.

Sulla carta stampata ha collaborato con “Il Mattino” e “L’Espresso”. Al Ministero dei Beni Culturali ha curato le grandi campagne di comunicazione come “Una notte al museo”. «Mi potete leggere su riviste di settore che affrontano i temi della comunicazione e della privacy e naturalmente su Formiche.net!» spiega lei, intercettata da Economy un sabato mattina all’ora dell’aperitivo da Euclide, nel cuore dei Parioli, il quartiere dove abita e orbita. L’idea del libro è nata insieme ad un grande direttore Roberto Iadicicco, medico e indicato timoniere dell’Agenzia giornalistica Italia in un’epoca davvero gloriosa. Silvia e Roberto si sono messi a lavorare d’impeto assecondando il loro fisiologico entusiasmo ed ecco che il libro è arrivato, puntuale e prezioso. Gli autori sostengono che si comunica attraverso le note, le parole, i gesti, le iniziative e le suggestioni che insieme servono a creare un’emozione unica, intera, totale. Pensiamo, dicono, che l’artista sia una specie di antenna sensoriale che capta quello che c’è intorno e lo diffonde e irradia a tutti, una specie di ricetrasmittente.

“Questo è comunicare!”, concorda Claudio Baglioni, uno dei contributors del libro. Un volume che vuole promuovere – come scrive Gianrico Carofiglio in copertina – una riflessione non convenzionale sull’importanza di comunicare in modo etico ed efficace e sulla professione di giornalista, oggi”.

Nel saggio sulla comunicazione curato da Grassi e Iadicicco, con la prefazione di Giovanni Grasso, consigliere per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica, ci si interroga anche sul ruolo del giornalista e lo si fa con un taglio agile e pragmatico. Quindici storie, per quindici protagonisti e la domanda è solo una: chi sono?

Claudio Baglioni a Piero Chiambretti, Andrea Delogu, Andrea Purgatori, Gianni Canova a Novella Calligaris, il giudice costituzionale Filippo Patroni Griffi e il @dio.gram dei Social, fino al magistrato antimafia Nino Di Matteo. E ancora, dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, alla presidente della Fondazione Guido Carli Romana Liuzzo, dalla manager della comunicazione Lorenza Pigozzialla consigliera Rai Simona Agnes e al virologo Fabrizio Pregliasco. C’è anche chi scrive, ma questo è un dettaglio.