JEAN-LUC MELENCHON POLITICO FRANCESE

Anche un bambino si accorge che l’ordine macroniano ristabilito a Parigi non è macroniano. Il “malminorismo” che ha prevalso al secondo turno, respingendo bruschissimamente l’avanzata della destra lepeniana – affardellata anche dall’improbabile bamboccio Bardella – non ha espresso alcuna governabilità, e l’incertezza sul mercato obbligazionario francese che ha visto salire gli Oat (titoli di Stato) a breve termine ne è una prima conferma.

La vera vittoria è di Jean-Luc Melenchon e della sua forza di sinistra, una sinistra dura, sociale, fortemente tradizionalista, che traina senza alcun dubbio il fronte del no ai postfascisti lepeniani. E che paradossalmente si trova ora a dover convididere se non addirittura dividere il potere con i massoni dello schieramento di centro, massoni che sostengono l’alta finanza francese, a sua volta interconnessa con quella internazionale.

La comune ostilità alla Le Pen ha portato a questo incrocio mostruoso tra rappresentanti dei carnefici e rappresentanti delle vittime. Il mondo globalizzato del potere finanziario che ha premiato negli venticinque anni il profitto punendo i salari, che ha depresso in tutti i Paesi cosiddetti ricchi il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti ed ha comprato il consenso della sinistra post-comunista tradizionale – compreso il Pd italiano – ha avuto bisogno di coalizzarsi con i nuovi post-comunisti per debellare la destra. Appunto un incrocio mostruoso che in francia non potrà che generare disastri.

Ma il messaggio è chiaro: le elite guidate dal capitalismo finanziario anglosferico vogliono perpetuare questo centrismo politicamente corretto, con una nauseante gnagnera politicamente corretta ed una totale, cinica indifferenza per i diritti civili. Ai due estremi, una destra post-fascita e una sinistra non più centrista che vogliono ridare priorità a chi lavora.

Che questi due estremi si tocchino, è escluso: almeno per oggi. Che il centro macroniano in Francia continui a governare come se nulla fosse, pure. Che la nuova maggioranza Ursula in Europa funzioni, altrettanto escluso.

La risultante è il caos, ma lo sapevamo. Il movimento politico di fondo emerso dal secondo turno francese è però interessante, per l’Europa ed anche per l’Italia. A patto di trovare qualcuno che anche da noi lo interpreti bene, come ha fatto Melenchon in Francia. Senza riciclare il guitto di Genova, che ha già ampiamente dimostrato la sua inadeguatezza.