di Mario Abis

Le città sono e saranno le protagoniste degli assetti sociali ed economici. Più le città si allargano e si articolano più aumenta il loro valore competitivo: molto più di quello degli stati-nazione che le contengono.

Le forme dell’allargamento sono molteplici: città metropolitane, città regione, megacity… morfologie che dipendono dalla “storia” della città, dalla sua vocazione, dalla governance con cui gestisce il passaggio da centinaia di migliaia  a milioni e decine di milioni di abitanti.

Le forme, però, si orientano sempre in sistemi complessi per connessioni e relazioni: è il sistema, sempre, della città, non più come entità assoluta ma come rete, in cui raccordi e rapporti divengono fondamentali per la “ tenuta” e lo sviluppo della città.

Sempre più nella rete diventano importanti i “nodi” cioè le relazioni dinamiche della città che, nella prospettiva degli allagamenti sostituiscono i vecchi centri che sopravvivono come strumenti, spesso vuoti e semplicemente storico turistici, di conservazione. Il nodo è il punto sia di autocontrollo che di trasformazione della città. Un punto urbanistico e insieme sociale ed economico della città.

La fisionomia fisica del nodo è la piazza, ma, a sua volta, il luogo si riempie di oggetti e funzioni: è un’infrastruttura ma è anche uno spazio nuovo della città. Diviene innanzitutto il baricentro, per disegno e contenuto di “verde animato“, della sostenibilità della città; la rappresentazione delle estetiche che la distinguono come forma di welfare per le diverse comunità di cittadini ed utenti.

E diviene luogo che ospita servizi e funzioni sociali, a cominciare da quelli culturali fino a quelli sportivi, che a loro volta moltiplicano e differenziano, in ragione delle comunità con cui interagisco, le proprie funzioni.

Un esempio per tutti: le piscine e i centri balneari. Finito il periodo delle piscine brutte e commodity relegate ai margini (per quelle poche che le avevano) delle città, ore le piscine diventano un centro dei nodi, riempiendosi di funzioni che vanno oltre l’attività natatoria: servizi per gli anziani, centri creativi per i bambini, spazi per l’arte e gli eventi culturali, centri di ricerca e formazione etc. Intorno al valore dell’acqua si aprono nuove espansioni, tutte con un implicito significato welfare dettato dalla centralità fisica e simbolica dell’acqua…

E le forme dell’architettura e del design intorno all’acqua si arricchiranno: la piscina diviene un perno infrastrutturale della città, un punto evolutivo del progettare, un luogo di  accoglienza di comunità e motivazioni sociali molteplici. Un esempio di come “riempire“ e progettare i “nodi” sia una parte centrale del fare le città. Che vedono crearsi negli stessi nuovi luoghi nuove economie. Non è un caso che intorno alla piscina, nuova infrastruttura metropolitana, nasca l’interesse di imprese come la nuova Blue Factory, che riunisce grandi gruppi multinazionali delle piscine, dell’acqua e di una gamma ampia  di tecnologie e servizi, che affiancano  la propria attenzione dai business “verticali“ a questo futuro dei sistemi infrastrutturali orizzontali.