In una fase di crisi le aziende cercano più che mai non solo competenze hard, cioè tecniche e specifiche, ma anche soft, quelle abilità relazionali e comportamentali che preparano al lavoro e più in generale alla vita. Da oltre 15 anni Liuc dedica un percorso proprio alle competenze trasversali, che nell’anno accademico 2022/23 ha una formula rinnovata e aggiornata rispetto al passato, e prende il nome di Pro – Professional and personal skills development. «Il punto di partenza è per la Liuc, come sempre, il rapporto con le aziende» spiega Luigi Rondanini, responsabile del Career service della Liuc e coordinatore dei moduli facoltativi del percorso Pro, «un contatto quotidiano, per offrire tante opportunità di stage e occupazione ai nostri studenti, ma anche incontri periodici fra i vertici della Liuc, i docenti e i recruiters delle aziende, che ci consentono di adeguare la nostra offerta formativa al mercato del lavoro». «Cambia anche la struttura del percorso stesso, con una serie di moduli destinati a tutti gli studenti e altre attività elettive rivolte a chi desidera approfondire» gli fa eco Davide Tarlazzi, coordinatore dei moduli obbligatori del percorso Pro.

Le imprese sottolineano da anni l’importanza delle competenze trasversali, anche a seguito dei cambiamenti imposti dalla pandemia prima e dalla crisi energetica e bellica poi. «Quello che emerge è una richiesta di autonomia da parte del candidato» rimarca Rondanini, «che dev’essere capace di interagire con l’ambiente in cui opera, sapersi integrare nel gruppo di lavoro, avere quindi doti relazionali; la capacità di pensare in maniera critica, quella di gestire lo stress, così come di parlare e argomentare in pubblico con efficacia». «Abbiamo inserito nel percorso moduli ad hoc sulla tolleranza allo stress» mette in evidenza Tarlazzi, «un aspetto la cui importanza emerge con evidenza tanto dall’analisi della letteratura quanto dal dialogo con il mondo del lavoro: le continue crisi in cui ci imbattiamo e la complessità di una società sempre più globale innalzano le sfide. I nostri studenti debbono sviluppare alcune abilità ulteriori, la capacità di essere non solo flessibili di fronte alle complessità ma anche reattivi».

Proprio le sfide di uno scenario complesso richiedono da parte dei giovani candidati un equilibrio che dalla sfera professionale tende a estendersi anche a quella privata, e quindi alla vita intera. «Abbiamo voluto anche un altro modulo, quello del self awareness, che mira ad aumentare la consapevolezza di se stessi da parte dei ragazzi» spiega Rondanini, «che è importante perché conoscersi meglio significa anche indirizzarsi verso opportunità lavorative e di carriera più in linea con le proprie caratteristiche, e quindi avere un output migliore in termini di performance».

La stessa scelta di definire queste abilità non più “soft” ma “professionali e personali” indica una traiettoria di più largo spettro. «Le competenze hard restano fondamentali, possederle è la conditio sine qua non per lo sviluppo del proprio percorso professionale» precisa Tarlazzi, «ma ormai tanto l’esperienza quanto la letteratura concordano sul fatto che anche le abilità comportamentali legate alla personalità sono un fattore di successo sul lavoro. Chiamarle professionali e personali fa compiere questo ulteriore passaggio: quando si possiedono, esse vengono espresse tanto nel contesto lavorativo che nella sfera privata».

Un’altra qualità richiesta in maniera crescente dalle aziende ai candidati è quella di essere portatori di un pensiero creativo. «Proprio per sviluppare questo tipo di pensiero sviluppiamo un’attività che si chiama Innovation Olympics» aggiunge Rondanini, «che prevede una sfida di 10 settimane tra studenti sulla base di una richiesta di innovazione che proviene da un’azienda reale. Un modello americano che abbiamo importato da qualche anno a questa parte in collaborazione con una società di consulenza, che permette alle aziende di portare a casa idee valide e magari qualche candidato emerso durante la sfida».