Economy magazine

È una parola quasi impronunciabile, Cagr, eppure è un parametro estremamente importante per valutare le prospettive future di un’azienda o di un intero settore. Questo vocabolo – acronimo di “Compound annual growth rate”, che sta per tasso di crescita annuale composto – consente di comprendere come si sia sviluppato negli anni un determinato comparto e capire quanto sia futuribile. Prendiamo l’intelligenza artificiale: secondo una ricerca di International Data Corporation, “Guida alla spesa mondiale per l’intelligenza artificiale”, la spesa per i sistemi d’intelligenza artificiale passerà da 85,3 miliardi di dollari nel 2021 a oltre 204 miliardi nel 2025. Con, appunto, un Cagr nel quinquennio in crescita del 24,5%. Per intenderci, è una delle tecnologie maggiormente in crescita nei prossimi anni: il riconoscimento facciale, su cui stiamo puntando forte anche se le mascherine hanno ovviamente ridotto gli impieghi attuali, crescerà del 15,92% annuo e l’impiego di videocamere per lo smart traffic crescerà del 14,6%. Eppure, l’intelligenza artificiale non è certo una novità. La disciplina che la norma è datata 1956 e da allora decine di studiosi e ricercatori vi si sono dedicati.

Nonostante le mascherine il riconoscimento facciale crescerà del 15,92% l’anno da qui al 2025

Ma quanto è pervasiva l’AI (o IA che dir si voglia) nelle nostre vite? In realtà, molto più di quanto ci si possa immaginare. Gli assistenti vocali? Sono algoritmi base di intelligenza artificiale. Il credito bancario “standard” viene valutato in prima battuta da una serie di parametri preimpostati. L’annuncio che il macchinario sta per guastarsi e che è necessario procurarsi in fretta il pezzo di ricambio è costituito anch’esso dall’intelligenza artificiale. E il suggerimento di acquisto che compare sui siti di e-commerce? Esatto: anche quello è frutto dell’algoritmo. Secondo un report di Airi, l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, il concetto stesso di AI è pervasivo in ben 115 tecnologie prioritarie. Ogni comparto, dall’agricoltura all’aerospazio, dall’energia ai servizi è dunque profondamente modificato dalla presenza dell’intelligenza artificiale.

Un esempio di utilizzo è quello del dispositivo iCam 3D, della startup iMoì parte del gruppo Innovery. Questo strumento, dotato di una telecamera ad alta risoluzione, è in grado di acquisire in formato tridimensionale la scena di un incidente, ed è stato sviluppato proprio per questo: effettuare in pochi minuti le misurazioni e i rilevamenti che gli operatori delle forze dell’ordine di solito impiegano ore per completare, spesso bloccando il traffico e rischiando la propria incolumità. «Come criminologa ed esperta di criminalistica – racconta a Economy Monica Di Sante, cofondatrice di iMoì -, attingendo alle tecniche del sopralluogo giudiziario, ho mosso la ricerca e sviluppo nella direzione di un sistema capace  di risolvere alcune criticità foriere di errori nella ricostruzione, in modo da abbattere  il più possibile il soggettivismo dell’operatore nell’acquisizione di ciò che lui decide siano elementi di prova. Con questo sistema la scelta su ciò che si debba acquisire è ristretta ad un’area o a oggetti per cui nulla viene omesso anzi viene restituito integralmente con la massima precisione». Grazie a questo dispositivo i tempi di rilevamento necessari a chiarire la dinamica dei sinistri di piccole e medie dimensioni passano da circa 90 minuti ad appena cinque. Inoltre il dispositivo può essere utilizzato anche per rivelare altre scene del crimine, come ad esempio infrazioni, furti o addirittura omicidi. Qualunque scena insomma che richieda il congelamento completo della scena del crimine.

Il credito bancario viene valutato in prima istanza da una serie di parametri impostati e gestiti dall’a.i.

«iCam 3D – spiega a Economy Silvio Foschi, ingegnere informatico e cofondatore della startup – vede l’integrazione delle più moderne tecnologie laser e 3D che fanno uso di intelligenza artificiale, permettendo l’acquisizione punto per punto della realtà. Il risultato è una garanzia in termini di obiettività assoluta e precisione di qualsiasi rilievo tecnico operativo, giudiziario. Il costo del singolo dispositivo si aggira sui 15mila euro e prevede la formazione del personale ed un estensione di garanzia per 3 anni comprensivo di sostituzione dell’apparato in caso di guasto».

Una sorta di “occhio aumentato” in grado di captare le differenze e le modificazioni delle scene su cui è chiamato a indagare. I clienti possono essere sia appartenenti alla P.A. che al privato.  Il sistema si presta a molteplici impieghi, tutti quelli in cui sia necessario fissare ed analizzare una situazione. Si pensi alle frodi assicurative, parlando del settore delle assicurazioni, ai periti di ogni ambito in quanto incaricati ad accertare situazioni quantificabili, per passare poi  ai settori della manutenzione dove è necessario avere delle evidenze immediate ed analizzabili nel tempo, a quelle delle infrastrutture, insomma in tutti quei punti altrimenti non raggiungibili con altri sistemi di misurazione. «Ultimamente – aggiunge Foschi – stiamo estendendo l’utilizzo del dispositivo anche all’industria navale, in cui le verifiche e i rilievi vengono effettuati a mano, con fettucce e bindelle. Con iCam le misurazioni manuali possono essere eliminate e in questo modo non è necessario interrompere le normali operazioni di bordo». La soluzione sarà dunque ricollocata nel settore del shipbuilding, per la manutenzione di progetti navali. In sintesi: all’interno del dispositivo saranno caricati i progetti e i disegni di una nave (ma può essere ampliato anche ad altri mezzi di trasporto o addirittura ad altri cantieri) e, grazie alla capacità di iCam3D di acquisire con precisione tutti gli spazi che costituiscono l’imbarcazione, sarà possibile effettuare controlli precisi sulla sua realizzazione, andando a evidenziare, e successivamente ad intervenire, su eventuali problematiche.

La trasformazione delle immagini in dati e informazioni utili è la frontiera più importante dell’intelligenza artificiale. Ed è questo l’obiettivo, di Kellify, una “science-company” specializzata in deep learning. Si tratta di algoritmi in grado di catturare ed estrarre le caratteristiche critiche di immagini e fotogrammi ricavandone informazioni cruciali per le app specialiste nate dalla scale-up, dal real-estate al marketing, dalla diversity&inclusion all’art investing. Nata a Genova nel 2018, Kellify è stata inserita tra le 28 migliori start-up italiane secondo il Financial Times. La scale-up (perché sta ormai diventando grande) opera direttamente con il proprio marchio nel marketing, con app in grado di orchestrare le immagini degli e-commerce e campagne pubblicitarie per massimizzare le interazioni; nel settore del real estate, con app in grado di automatizzare la valutazione degli asset attraverso le immagini degli immobili o analisi satellitari; attraverso il brand Gradient nel settore diversity, per rilevare il livello di diversità e inclusione trasmesso dalle immagini dei brand; con Naiada, che ha l’obiettivo di rivelare quali capolavori tra le aste di tutto il mondo avranno un futuro trend positivo, rivoluzionando il settore del wealth management. I tool di Kellify sono presenti a livello globale, spinti da uffici fisici a Genova, Madrid, New York e Seoul. Kellify ha oltre 4 brevetti globali e un team di ricerca che darà vita a oltre 15 nuovi brevetti per il 2022. Anche qui la crescita sarà esponenziale. Kellify ha un round di investimento in corso con investitori internazionali, con l’obiettivo di alimentare l’esportazione di modelli di intelligenza artificiale di successo in settori ad alto potenziale di sviluppo e, per il 2022, creare una nuova verticale green, tra immagini provenienti da microsatelliti e in linea con la grande diffusione degli Esg. «Ci sono mercati multimiliardari in ballo e dopo il round Series A in chiusura per fine 2021, apriremo il capitale anche delle nostre controllate a investitori industriali internazionali per accelerare la crescita basata sul mix di scoperta scientifica ed execution business», conclude Francesco Magagnini, ceo di Kellify.

VIS POLEMICA

Chiarito che l’intelligenza artificiale è ormai la tecnologia più importante – e quella più utilizzata – in qualsiasi comparto, stupisce che nel Pnrr né la robotica né, appunto, l’AI, vengano citate tra le dieci “Key Enabling Technologies”. Una scelta che ha lasciato basiti due mostri sacri della tecnologia come il professor Antonio Bicchi dell’Università di Pisa e membro dell’IIT di Genova; e Bruno Siciliano, anch’egli professore e pioniera della chirurgia robotica. Possibile che su 40 miliardi di euro destinati alla digitalizzazione del Paese non si sia trovato il modo di inserire in maniera significativa anche l’intelligenza artificiale?              (m. s.)