Se dal personal branding nasce un franchising

Personal branding… e poi? Se dovessimo fare una classifica dei pensieri che affastellano la mente di chi ha intenzione di valorizzare il proprio brand personale, le prospettive per il futuro di sicuro occuperebbero le prime posizioni. Quando un professionista o imprenditore diventa un punto di riferimento per una nicchia di mercato, infatti, non è più costretto a giocare al ribasso sui prezzi per rincorrere nuovi clienti. Anzi, nella migliore delle ipotesi sono loro ad andare a cercarlo. Tra i nuovi orizzonti ci può essere il consolidamento della propria attività, l’ingresso di nuovi soci, la crescita del business. E sulla competenza fondante del personal brand si può costruire anche un impero. Magari creando e sviluppando un franchising di successo.

È stata l’intuizione di Alessandro Taddia, esperto nel settore assicurativo che nel 1990 ha aperto la prima agenzia che portava il suo nome. Attenzione, però, non un’agenzia qualunque. La sua promessa infatti era molto chiara: essere il migliore nel risarcimento del danno. A trent’anni di distanza il gruppo Taddia conta oltre un centinaio di filiali, disseminate in tutto il territorio nazionale, a cui migliaia di clienti si rivolgono per le controversie legate a incidenti stradali, infortuni sul lavoro, casi di malasanità, sinistri di ogni genere (a cui di recente si è aggiunto anche il coronavirus).

La sua storia ci dimostra che il franchising è uno sviluppo molto interessante, ma a due condizioni. La prima: partire da una base di competenze estremamente solida, da tradurre in un protocollo e trasferire ad altri professionisti, creando un know how unico. La seconda: colpire una reale necessità espressa dal mercato. Da queste due precisazioni appare chiaro che il personal branding non è una semplice operazione di maquillage. Al contrario, è una strategia volta a valorizzare i propri punti di forza in modo funzionale alla crescita del business. In questo senso, quella di Alessandro Taddia è una case history che ha molto da insegnarci. Bolognese doc, è riuscito a trasformare, in pochi anni, la gestione delle pratiche di risarcimento danni in una scienza al servizio del cliente.  Ma lasciamo che sia direttamente lui a dare qualche suggerimento a chi vuole seguire le sue orme.

Ora che Taddia Group è una realtà così radicata in tutt’Italia, quanto conta ancora il suo brand personale?

È fondamentale, oggi forse ancor più di prima. Sono il volto e l’identità del Gruppo Taddia. Non solo colui che l’ha creato e fatto crescere, ma anche il detentore principale dell’esperienza e della cultura aziendale. Oggi il mio brand personale qualifica ancora di più la nostra realtà, che si è espansa tanto. È la garanzia di chi ci mette la faccia perché “sa quello che dice e lo fa” e mi identifica come responsabile delle attività e del mantenimento delle promesse del gruppo.

Il know how è sempre stato il suo patrimonio più importante. Come fa a mantenere il controllo e assicurare un livello di eccellenza?

Il know how è il fattore principale su cui si basa qualsiasi franchising che si rispetti. E non mi riferisco solo alla trasmissione di quello necessario nella fase iniziale per permettere a un affiliato di partire, ma a una formazione continua che dia valore aggiunto costantemente a ogni franchisee e sia da stimolo verso l’eccellenza.

Cosa consiglierebbe a chi desidera aprire un franchising?

Di partire da una competenza solida, che può nascere solo da un’esperienza diretta e prolungata. Troppo spesso vengono aperti sistemi di affiliazione, da franchisor che non hanno ancora raggiunto il loro successo e compreso in profondità le dinamiche necessarie da trasferire ai franchisee. Bisogna investire sul brand e sugli affiliati, anche nelle politiche stesse del franchising, perché si sentano parte di un gruppo. Mai mettersi su un piedistallo, ma rimanere invece autocritici e ascoltare le loro esigenze, per crescere sempre insieme.