Sconfinare è semplice se sai come farlo

Intercettare i bisogni di mercati globali in continuo divenire e molto spesso instabili non è sempre facile, anche per aziende che hanno nell’internazionalizzazione una parte importante del proprio business. Ecco perché spesso può essere utile affidarsi a esperti di finanza d’impresa e professionisti super specializzati che conoscono nello specifico, e molto bene, i Paesi in cui si è già presenti o in cui si vuole penetrare, la loro cultura, le loro leggi, le dinamiche dei rispettivi mercati interni, elementi da cui può dipendere il successo di ogni strategia e azione.

Management Capital Partner (Mcp) è una società di advisoring composta da un team di professionisti multidisciplinare (finanza, legale, tecnica, investimenti) che affianca le imprese clienti in progetti che sovente presuppongono il rafforzamento della propria struttura patrimoniale e finanziaria;  in questo caso, Mcp favorisce l’ingresso di venture capitalist e l’accesso al mercato dei capitali, affiancando dove necessario, temporary manager di comprovata esperienza.

Economy ha incontrato Lucio Insinga (nella foto), amministratore delegato e fondatore, nel 2016, della società, per capire anche come si sta muovendo il mercato e come affrontare il cambiamento anche a livello finanziario alla luce della transizione digitale e ambientale in atto.

Quali sono gli errori da evitare per un’azienda che punta all’internazionalizzazione?

Storicamente, soprattutto i Paesi dell’Est ma anche i Paesi africani, asiatici e dell’America Latina ci vedono come predatori. Chi dal nostro Paese si è internazionalizzato lo ha fatto per sfruttare l’assenza di burocrazia, il minor costo del lavoro, i minori diritti di quei lavoratori. Quindi abbiamo sempre preso di più di quello che abbiamo dato loro, e contestualmente abbiamo danneggiato le nostre stesse maestranze, licenziando i nostri operai per produrre anche qualitativamente peggio, ma fuori. Un concetto sano di internazionalizzazione, che poi è quello che abbiamo abbracciato con la nostra organizzazione, è differente, non passa per la mera delocalizzazione. Noi chiediamo ai nostri clienti di “comprendere gli usi e i costumi locali” e di porsi verso le autorità di quei Paesi in un’ottica tesa a dimostrare nei fatti che le nostre società lasciano sul territorio know-how e danno perfino la possibilità ai soggetti locali di poter partecipare alla gestione del business.

Alla luce del difficile periodo che abbiamo vissuto a livello globale e della conseguente prevista ripresa, cosa dobbiamo aspettarci?

Tre a nostro avviso restano le direttrici di sviluppo: la prima legata alla digitalizzazione dei processi, la seconda legata all’ottimizzazione della supply chain: il nostro Paese, a presidio del Mediterraneo, dovrebbe avere una logistica di prim’ordine, invece è inefficace, inefficiente ed antieconomico per gli operatori e per l’ambiente; la terza, è la somma combinata dei settori alimentare, moda, artigianato e turismo, in sintesi il vero “Italian lifestyle”.

Quali i trend più promettenti?

Siamo membri del Comitato di valutazione delle startup innovative costituito in seno all’Iban (International business angel network) di Milano e nel complesso abbiamo valutato non meno di duecento startup, quindi, la nostra è una visione privilegiata sulle tendenze del domani. 

Lusso (turismo, ospitalità, abbigliamento e accessori), cosmesi e prodotti per la persona, meglio se di alta gamma, guideranno la crescita, insieme a digitalizzazione e servizi legati all’e-commerce.

Il credito è una delle aree fondamentali del vostro business, tramite cui create sinergie fra i vostri clienti in cerca di nuove risorse e gli investitori ad essi più adatti. Un tema quantomai strategico in questa fase post-crisi…

Abbiamo messo a punto due portali. Da un unico ingresso www.mcpadvisory.it si può accedere a finanziami.mcpadvisory.it, dedicato alle operazioni di debito: l’azienda che cerca un finanziamento si registra e, in base a determinate caratteristiche e alla valutazione che viene fatta, può ottenere risorse.

Il secondo è cresciamo.advisory.it, dedicato alla finanza etica: su di esso vengono proposti progetti di rilevanza sociale e chi decide di aderire lo fa in veste di donatore.

L’etica ricopre un ruolo molto importante nel vostro approccio al business…

Sì, adottiamo il sistema delle 4 E. Siamo efficaci, perchè siamo a fianco dell’imprenditore, ma senza rallentarne l’attività; efficienti, perché i nostri traguardi sono misurabili; economici, perché la maggior parte dei nostri compensi ci viene corrisposta solo a risultato ottenuto; e, infine, siamo etici, perché seguiamo un rigoroso approccio in tutte le operazioni che facciamo e siamo una delle poche società di consulenza direzionale ad aver adottato volontariamente un codice etico che non consente ai nostri soci e al nostro consiglio d’amministrazione di compiere operazioni anche solo potenzialmente in conflitto con gli interessi dei nostri clienti.

Con tutti i nostri stakeholder cerchiamo di instaurare sempre un rapporto fiduciario, fin dal primo incontro, senza ansia da prestazione. Non siamo degli “yes man”, per cui esprimiamo chiaramente i punti di debolezza del progetto e capita in molti casi, dopo comuni riflessioni, che il progetto presentato assuma connotazioni ed approcci completamente differenti rispetto alla modalità con cui ci è stato inizialmente proposto.

Assumiamo solo gli incarichi che siamo in grado ragionevolmente di portare a termine e vogliamo essere misurati sui risultati raggiunti. A volte coinvestiamo anche nel progetto. In questi ultimi casi non fungiamo da navigatore, ma da vero co-pilota dell’operazione e la storia di tutte le operazioni da noi condotte ci insegna che questo modus operandi è molto apprezzato ed è in grado di sviluppare la relazione oltre la durata stessa del progetto.

Cosa bolle in pentola per voi nel breve e medio termine?

Prevediamo a breve il lancio del portale dedicato al lending crowdfunding, dopo aver sistemato la compliance, prodromica al rilascio delle autorizzazioni di rito. Abbiamo poi diversi progetti in corso: con Mcp controlliamo al 98% una società di consulenza che si occupa principalmente di implementazioni di sistemi di controllo anti frode (www.231facile.it) e possediamo il 5% di un tour operator che opera nel segmento lusso specializzato in incoming da Stati Uniti e Russia (www.divitatours.com).

Del founder (Niccolò Mazzi) ne abbiamo apprezzato il coraggio, avendo avviato l’attività in piena pandemia e il forte e appassionato desiderio di portare il nostro Bel Paese oltre oceano, in un momento congiunturale negativo che non ci ha vietato  la soddisfazione di non aver fatto ricorso neppure ad  un’ora di cassa integrazione; e i contratti conclusi gli hanno dato ragione. Cosa accomuna le due acquisizioni? Sono entrambi specializzati nella loro attività e offrono soluzioni sartoriali di alta gamma.

Abbiamo poi già nel mirino l’acquisizione di altre tre partecipazioni in startup innovative, di cui una a vocazione sociale, che saranno in portafoglio entro il 31 marzo. Quindi entro il 31 dicembre prevediamo di rafforzare i nostri mezzi propri, con un ulteriore aumento di capitale.

www.mcpadvisory.it