Sciopero
L'ex ministro del lavoro Cesare Damiano

Uno sciopero del trasporto locale al quale partecipano quasi tutte le sigle sindacali: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl autoferro. Si tratta di quello del 16 settembre contro le recenti e continue aggressioni che il personale del comparto subisce. La richiesta da parte dei lavoratori del trasporto è quella di avere maggiore sicurezza. “Quello che colpisce è la quantità di sigle che dichiarano lo sciopero. – spiega Cesare Damiano, ex ministro del lavoro e oggi presidente dell’associazione Lavoro&Welfare – Non sempre è scontato che le sigle confederali, quelle storiche, vadano a braccetto con i sindacati autonomi. C’è indubbiamente un’attenzione al problema della sicurezza del personale viaggiante del trasporto locale e del trasporto in generale, che oggi è sceso in sciopero. Abbiamo visto che ci sono stati numerosi episodi di aggressione.”

Come è possibile intervenire sulla sicurezza, tema per il quale c’è lo sciopero?

Stiamo vivendo una situazione fuori controllo. È molto facile dare delle risposte, ma è difficile vederle realizzate. La prima risposta potrebbe essere quella di avere dei presidi di polizia nelle stazioni; lungo i tragitti del trasporto locale e sui mezzi di trasporto ma si tratta di soluzioni molto onerose: si possono graduare. In caso contrario il personale rimane in balia dei violenti. Secondo me andrebbe ripristinato un vecchio modello, quello del bigliettaio su ogni mezzo che, a seguito delle nuove logiche di gestione manageriale, che hanno comportato forti tagli al personale, è stato cancellato.

Ragionando in termini di costi non verrebbe a pesare sul bilancio pubblico?

È evidente che è un costo, ma andrebbe fatto un bilancio e una comparazione con la situazione attuale. Con questa scelta si avrebbe più occupazione, si diminuirebbe il numero dei furbetti e si abituerebbero le persone ad avere un controllo sistemico. Può darsi che il bilancio finanziario non torni ma, con l’elusione che c’è, non torna nemmeno ora. In compenso c’è chi viene aggredito perché richiede l’esibizione del biglietto.

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Non ritiene che sarebbe un cambiamento radicale del servizio?

Andrebbero studiati nuovi tipi di mezzo che consentano la verifica del possesso del biglietto già alla salita. In metropolitana questo funziona, ma è un tipo di trasporto che ha una conformazione logistica particolare: è un tubo sotto terra con percorsi obbligati. L’importante è riuscire a effettuare il controllo all’ingresso, non durante il tragitto. Rimane fondamentale abbinare al controllo ferroviario il presidio di polizia e carabinieri.

Le aggressioni di chi non paga il biglietto ai lavoratori non ha il sapore di una guerra tra poveri?

Qualche decennio fa prevaleva una lettura più sociologica del disagio, che giustificava gli atti di intemperanza, ma erano episodi spesso isolati. Oggi assistiamo a dei comportamenti, come non pagare il biglietto, che sono molto estesi. Non possiamo mantenere un modello basato sulla vecchia logica. Siamo obbligati a ripristinare dei controlli, anche se costano. Stiamo parlando di un servizio pubblico. Ci sono settori che non devono per forza guadagnare o andare in pareggio nei servizi e che devono essere ragionevolmente sovvenzionati; perché accanto al bilancio economico bisogna adottare il bilancio sociale, cioè la tutela dei lavoratori del settore.