Ci sono luoghi in Sardegna dove il silenzio ha la voce della pietra e dove ci si interroga da migliaia di anni su una domanda senza risposta: chi erano davvero gli uomini che hanno costruito tutto questo, e perché lo hanno fatto rivolti al cielo, alla terra, all’acqua? Oggi quella domanda, insieme al fascino e al mistero che porta con sé, si muove verso Parigi.
La candidatura della Sardegna protostorica al Patrimonio Mondiale UNESCO è entrata in una nuova fase: gli organismi consultivi del Comitato del Patrimonio Mondiale hanno avviato la valutazione preliminare del dossier “Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica”, voluto dal Ministero della Cultura dopo la scelta della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO di designarla in rappresentanza dell’Italia.
Non è un punto d’arrivo, ma la tappa più recente di un cammino lungo e paziente, cominciato nel 2020 grazie all’impegno dell’Associazione “Sardegna Terra di Nuraghi” e a un movimento popolare – tutti i 377 Comuni sardi hanno sottoscritto la candidatura – che ha attraversato l’Isola come una corrente sotterranea, tenace quanto silenziosa, proprio come i nuraghi che intende celebrare.
Tra il 1800 e l’800 avanti Cristo, per oltre mille anni, un popolo ha abitato la Sardegna lasciando dietro di sé un paesaggio che sembra uscito da un sogno collettivo: più di 20.000 monumenti su 24.000 chilometri quadrati, una densità che non trova eguali in nessun altro angolo del pianeta.
Le torri, alcune alte fino a 30 metri, sono solo la superficie visibile di un pensiero molto più profondo. Sotto terra e dentro la roccia si aprono i Pozzi Sacri, architetture d’acqua costruite con una precisione quasi astronomica, e le Tombe dei Giganti, sepolture collettive che sembrano invitare i vivi a inginocchiarsi davanti alla memoria dei morti. Sono, come racconta chi da anni studia questi luoghi, spazi nati per la spiritualità prima ancora che per la difesa o l’abitare: una sacralità che ancora oggi sfugge a una spiegazione definitiva, e che proprio per questo continua ad attrarre studiosi e visitatori da ogni parte del mondo.
Dietro il fascino arcaico, però, si muove anche un progetto molto concreto. Il presidente dell’Associazione Sardegna Terra di Nuraghi, Pierpaolo Vargiu, ha parlato di un momento di orgoglio non solo isolano ma nazionale, capace di trasformarsi, se raccontato con cura, in un volano di sviluppo per l’intera regione. “Per la Sardegna è un momento estremamente importante e di grande orgoglio” spiega. “Credo sia motivo di orgoglio per l’Italia intera perché il riconoscimento di questa civiltà che ha lasciato un patrimonio straordinario e unico al mondo nella nostra terra, può diventare se adeguatamente narrata un volano culturale e di sviluppo straordinario per la Sardegna e per l’Italia”.
Un valore culturale che, nelle parole della presidente della Regione Alessandra Todde, va oltre la dimensione archeologica: “La candidatura che presentiamo racconta la profonda spiritualità dell’architettura sacra della civiltà sarda. I pozzi sacri e le tombe dei Giganti rappresentano una ricchezza che va oltre la dimensione archeologica. Raccontano una civiltà che, tra il 1800 e l’800 avanti Cristo, ha lasciato nell’Isola un paesaggio monumentale straordinario e ha avuto un ruolo nelle relazioni del Mediterraneo”. Per Todde, la candidatura rappresenta anche “il modo in cui la Sardegna sceglie di raccontare se stessa e di collocare la propria storia dentro una dimensione mediterranea”.
Il processo è già in atto: la Regione Sardegna ha stanziato risorse consistenti per tutelare, rendere accessibili e valorizzare i siti nuragici, costruendo al tempo stesso una rete che li unisca in un unico grande racconto territoriale. La presidente ha sottolineato che la candidatura UNESCO deve essere accompagnata da “azioni precise e strutturate” sulla tutela, la conservazione, l’accessibilità e la valorizzazione dei siti. Un eventuale riconoscimento UNESCO potrebbe portare questo racconto oltre i confini dell’Isola, con ricadute su turismo, occupazione e prestigio culturale.
La valutazione preliminare avviata a Parigi è il primo gradino del nuovo percorso previsto dall’UNESCO per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale: un confronto tecnico che restituirà indicazioni su punti di forza e criticità del dossier, con il Ministero degli Affari Esteri incaricato di curare i rapporti con l’organizzazione internazionale. Poche righe di burocrazia, in apparenza. Ma dietro ogni passaggio procedurale resistono ancora le stesse domande che accompagna chi visita i monumenti protostorici sardi: chi erano davvero quegli uomini e quelle donne capaci di costruire così tanto e in un tempo così lontano? E quanto ancora abbiamo da scoprire e da imparare della civiltà nuragica? Domande a cui la crescente attenzione nazionale e internazionale e lo sviluppo delle moderne tecnologie, Intelligenza Artificiale in primis, potranno aiutare a dare risposta.
















