Mark Zuckerberg punta sul Metaverso, forse per sfuggire ai guai reputazionali di Facebook?

Il presente non vi soddisfa? Niente paura. Un altro mondo è dietro l’angolo. Di fronte alla prospettiva di una frenata generale dei rendimenti delle azioni, legata alla necessità di frenare l’inflazione, i Big di Wall Street hanno liberato la fantasia alla ricerca della nuova Big Thing, quella in grado di far ripartire la corsa dei mercati, come ai tempi gloriosi di Internet o dei ritrovati biotech più miracolosi.

Nella Meta (verso) cui va Zuck per evitare i guai  

La caccia dei private banker al Santo Graal è coincisa, più o meno, con l’annuncio del 14 ottobre scorso di Mark Zuckerberg: basta Facebook, d’ora in poi la capogruppo della regina dei social network si chiamerà Meta, in omaggio al Metaverso, l’universo virtuale in cui il colosso Usa intende investire, tanto per cominciare, dieci miliardi di dollari che, tra l’altro, serviranno ad assumere 10 mila ragazzi europei. L’annuncio, per la verità, ha suscitato più di un’ilarità. Facebook, bersaglio delle critiche dell’ex dipendente Frances Haugen, vive un momento assai difficile sul piano della reputazione: è ormai provato che il social network ha privilegiato il profitto alle attività di controllo dei contenuti, a danno di adolescenti e di adulti. Specie nelle lingue dei Paesi emergenti, una sorta di prateria selvaggia ove i vari Linkedin e WhatsApp non hanno fatto in pratica nulla per evitare le incursioni dei sovranisti Usa o dei partigiani della Brexit. Insomma, Zuckerberg ha più di una ragione per spostare l’attenzione da Facebook alla nascente “Meta” di cui, tra l’altro, non sono molti ad aver capito il senso.   

Dove Nike fa scarpe virtuali che producono moneta sonante 

L’atteggiamento, però, è cambiato quando si è saputo che Nike, il gigante delle scarpe sportive che veste i piedi di buona parte degli adolescenti, ha deciso di acquistare il marchio di moda digitale Rtfkt (pronuncia “artéfact”), una startup nata nel marzo dl 2020 per creare abbigliamento e scarpe da destinare all’universo virtuale. Meno di un anno dopo le scarpe da basket con tanto di Nft (il gettone che garantisce l’autenticità del prodotto virtuale) create dalla griffe hanno raccolto 3,1 milioni di dollari (veri) in soli sei minuti, il tempo necessario per vendere 608 paia di scarpe disegnato da un’artista di strada. E a novembre, alla vigilia della vendita a Nike, la società ha raggiunto i 100 milioni di fatturato grazie alla vendita di 20 mila costumi destinati ad altrettanti “avatar”, i sosia virtuali destinati a popolare il metaverso, il mondo parallelo in 3D uscito dalle pagine della fantascienza.

E si può andare al Louvre saltando la fila… 

Sembra una follia, ma forse non lo è perché, ammonisce il broker Jefferies, perché «non è affatto chiaro quali siano i limiti del meta-mondo». Può servire, come è già successo al Financial Times, per un cronista a fare un’intervista dal vivo ad un protagonista che, nel frattempo, sta da tutt’altra parte. Oppure servirà ad invitare in discoteca ad Ibiza una partner che nel frattempo sverna sotto la Madonnina. O, più austera, la Bmw utilizzerà il metaverso per ispezionare gli impianti ed eliminare i presunti difetti della fabbrica. Altri visiteranno il Louvre, evitando code chilometriche o il rischio contagio.

…e comprare un bilocale che vale più di un loft (vero) a Manhattan 

E così via: l’espansione del 5G, che rende possibile l’universo a tre dimensioni, combinato con i capitali a disposizione del mercato dopo anni di espansione ed alla creatività di tecnologi, artisti e creativi del fashion (compresi Moncler, Gucci e Givenchy per citare qualche nome) è la premessa di un boom annunciato: nel solo 2021 gli investimenti in infrastrutture e prodotti finali ha toccato i 130 miliardi di dollari. Facile prevedere che quest’anno la cifra sarà largamente superata. Anche perché, ormai, un bilocale “virtuale” su Decentraland, un’isola virtuale in vendita sulla Rete, è destinato a valere più di un loft a Manhattan. Non ci credete? Forse avete ragione. Oppure forse così andrà il mondo nel 2022, anno terzo della pandemia.