Milano – Le sanzioni USA decise attraverso le liste anti-terrorismo possono escludere dai servizi bancari europei persone e organizzazioni mai giudicate da un tribunale. È quanto denuncia nella lettera inviata da quindici organizzazioni alla Commissione europea e al Governo italiano, e indirizzata tra gli altri anche a Ursula von der Leyen, ai commissari Maria Luís Albuquerque e Maroš Šefčovič, a Roberta Metsola, Giorgia Meloni e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
I firmatari del documento sono: Acli, Aoi, Arci, Banca Etica, CNCA, Consorzio CGM, Coopfond, CTM Altromercato, Febea, Gruppo Abele, Legacoop, Libera, MAG 2 Finance, Mediterranea Saving Humans e Oxfam Italia. Oggetto della denuncia sono le liste come la SDN dell’Office of Foreign Assets Control del Tesoro USA che consentono di sanzionare senza processo né preavviso: vi sono finiti anche i giudici della Corte penale internazionale e la relatrice Onu Francesca Albanese.
Sanzioni USA e banche europee: il caso A/I
Per gli istituti di credito il nodo sono le sanzioni secondarie: una banca che presta denaro o offre servizi a soggetti in lista può essere esclusa dal sistema finanziario statunitense, compresi i circuiti Visa e Mastercard, con il blocco di tutti i clienti. Per questo Banca Etica è stata costretta a sospendere il conto del collettivo Autistici/Inventati (A/I), inserito dal governo statunitense tra le organizzazioni terroristiche. “In assenza di strumenti europei di tutela per le banche, abbiamo dovuto agire per evitare il rischio di subire sanzioni secondarie che possono pregiudicare l’operatività di tutti i nostri clienti”, spiega Aldo Soldi, presidente di Banca Etica. L’istituto cerca una soluzione per smobilizzare le risorse del conto e punta a costruire “una rete ampia di organizzazioni” per chiedere atti concreti a Roma e Bruxelles.
Pagamenti, una dipendenza strutturale
La lettera inquadra il caso in una vulnerabilità già segnalata dalle autorità europee. La Banca centrale europea ha rilevato che quasi due terzi dei pagamenti con carta nell’area euro sono gestiti da operatori non europei e che in tredici Paesi i pagamenti nei punti vendita dipendono interamente da circuiti internazionali. Le tre Autorità europee di vigilanza, nel rapporto del 23 settembre 2026, indicano come motivo di preoccupazione la dipendenza da fornitori tecnologici extraeuropei.
Le cinque proposte, fino all’euro digitale
I firmatari chiedono una risposta diplomatica e la valutazione formale dello Strumento anti-coercizione (Regolamento Ue 2023/2675), che consente di qualificare queste misure come coercizione economica indiretta e di adottare contromisure proporzionate. Va poi ampliato il Regolamento di blocco (CE 2271/96), il cui allegato copre oggi solo alcune misure statunitensi su Cuba e Iran.
Si chiedono inoltre: tutele per gli intermediari, perché non debbano interrompere i rapporti con soggetti colpiti ingiustamente, nel rispetto delle norme antiriciclaggio; un interlocutore istituzionale e organismi indipendenti di assistenza e riesame; un’infrastruttura digitale e finanziaria europea indipendente, a partire dall’euro digitale.
L’iniziativa affianca interrogazioni al Parlamento europeo, cui la Commissione dovrà rispondere entro tre settimane, al Senato e alla Camera, mentre nei Paesi Bassi 30 associazioni hanno avanzato istanze analoghe. L’appello resta aperto a nuove adesioni: per i promotori è in gioco l’autonomia strategica europea.
















